// stai leggendo...

Archivio Articoli

Vita da ritualista

Come si diventa ritualisti? Che cosa occorre per diventarlo?

E’ una domanda che mi sento spesso fare sia in maniera indiretta che diretta con un quesito del tipo “Ma lei com’è stato che ha deciso di fare questo lavoro?”. Come sempre accade, posso rispondere solo basandomi sulla mia esperienza personale per il semplice motivo che in nessun’altro ambito professionale l’esperienza è così straordinariamente importante come in questo caso. Per quanto mi riguarda, credo, senza vantarmi, di considerarmi un caso “emblematico”, dal momento che questa “professione” (virgoletto perchè mi riesce difficile definirla così, ma anche in altro modo) non è esattamente scelta come accade a chi decida per esempio di fare il dentista, o l’idraulico, o l’avvocato o l’attore. Potrei anzi affermare che accade esattamente il contrario: si viene scelti e non si sceglie di fare il ritualista. Cito,come esempio, il mio stesso caso.

Quando appena diciassettenne mi iscrissi, con selvaggio entusiasmo, all’università al corso di laurea in psicologia, ebbi chiarissimo dentro di me che “da grande” avrei voluto fare lo psicologo, o comunque utilizzare un approccio ritenuto scientifico per aiutare le persone che si erano perse per troppo soffrire. Naturalmente ero già allora ben conscio che “le persone” che avrei voluto aiutare rappresentavano simbolicamente “me stesso” perchè ingenuamente credevo (come lo credevano la stragrande maggioranza delle matricole iscritte a psicologia) che un corso di laurea in psicologia mi avrebbe aiutato non solo a conoscere me stesso, ma aiutato anche a trasformarmi, divenendo migliore di quello che nemmeno sapevo di essere. L’università, da subito, si rivelò una delusione immensa… studiare migliaia di pagine per sapere come si comportavano i topolini nei labirinti, memorizzare centinaia di esperimenti di Piaget sui bambini, studiare nei dettagli la fisiologia degli organi di senso, o imparare a memoria formule su formule matematiche per poter essere capaci un giorno di fare dei tests, tutto questo non sarebbe stato di nessuna utilità per aiutare gli altri e meno che mai per conoscere me stesso. Scrivo questo non per squalificare l’università di Padova dove mi ero iscritto, ma perchè non esisterà MAI nessuna università di questo tipo. Avevo però la fortuna di avere un temperamento inquieto e molto vitale, leggevo molto e soprattutto Sigmund Freud e con lui tutti gli altri Jung, Adler, Reich, ecc., ma soprattutto ero incredibilmente curioso di quello che vedevo succedere agli altri oltre che a me, dal punto di vista esistenziale. La cosa bizzarra è che con tutti i libri di psicologia che leggevo, mi ero fatto chiaro dentro di me che tutti i cosiddetti fenomeni occulti (dalla lettura del pensiero allle sedute spiritiche, dalla lettura delle carte ai fenomeni magici) erano il diretto prodotto dell’inconscio e che quindi, potendo essere spiegati con costrutti teorici, finivano coll’essere tranquillamente negati dal punto di vista oggettivo e ricondotti all’espressione di qualcosa diinterno, come i sogni o le allucinazioni e via dicendo. Insomma io ero all’epoca il più scettico degli scettici e una conversazione con un individuo “new age” che mi parlava di mantra e di contatti con gli extraterrestri o di chi professava credi esoterici ricevuti da maestri conosciuti in trasferta in Nepal, mi annoiavano mortalmente.Devo dire che questa mia natura di scettico è rimasta, col trascorrere degli anni, comunque invariata. Continuo, infatti, a non credere a ciò che non posso io stesso sperimentare. Questo mi ha permesso di salvarmi dal finire nelle grinfie di qualcuno che poteva manipolarmi o abbindolarmi pretendendo di spiegarmi chissà quale verità esoterica. Se dovessi insomma dire che cosa di colpo ha fatto cambiare la mia vocazione finendo, solo apparentemente, con l’abbracciare il polo opposto cioè il mondo dell’occulto e dell’irrazionale (che pretendevo spiegare con gli studi psicologici), questo qualcosa lo ricercherei nella VITA STESSA, nello svolgimento di circostanze e fattori, in verità alquanto drammatici, che hanno indicato in modo inequivocabile quale sarebbe stata la mia vocazione. Avevo certamente cambiato tipo di letture, grazie alle ricche bibliografie che trovavo nei libri di C. G. Jung, ma in questo caso anche i libri possono dimostrarsi insufficienti o comunque non completamente determinanti. Avevo, infatti, conosciuto molti teorici dell’esoterismo e dell’occulto, più preparati di un computer o di un “data-base” nelle citazioni, ma assolutamente distanti dalla pratica, cioè dalla diretta sperimentazione. Io volevo, infatti, provare, non continuare a parlare e sentir parlare di qualcosa che tutti teorizzavano o ripetevano perchè lo avevano lette nei libri. Se mi ero allontanato da ragazzo dalla Chiesa era perchè non ne potevo più di sentir parlare preti e credenti in Dio di un Dio che nemmeno conoscevano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fu così che entrò in gioco la  predestinazione…incontrai un uomo, un editore di una casa editrice di libri dell’occulto che in Italia fu senz’altro il primo (successivamente imitato fino alla nausea, ma senza successo) a proporre sia i testi che i rituali esoterici. Tralascio il nome di questa persona, per me straordinaria, perchè sono convinto che il Destino vada oltre i nomi e le apparenze legate alle nostre personalità. Fu importante quello che successe dentro di meuna volta che venni in contatto con quest’uomo. All’epoca io avevo venticinque anni e lui trentadue, quindi entrambi molto giovani. Fui colpito dalla sua assoluta umiltà e dalla sua indubbia preparazione teorica che però non sfoggiava, anzi trovava sempre il modo di minimizzare se non di celare. Mi colpivano i suoi silenzi e soprattutto una sua capacità dipotere di ascolto che non avevo mai riscontrato fino allora in nessuno. Siamo infatti tutti più portati a parlare che ad ascoltare, soprattutto in questo settore dove crediamo tutti di essere dei luminari. Quest’uomo, ai miei occhi, si rivelava potente proprio per  come ascoltava. Sorvolo sui prodigi divinatori legati alle sue capacità veggenziali che erano (e sono tuttoggi) straordinarie, non fui conquistato da quelle, ma dalla sua umanità, dalla sua consapevolezza, dalla sua totale assenza di direttività e di giudizio su tutto quanto sottoponevo alla sua attenzione.

Capii insomma che con la Magia e l’Occulto si può realmente trasformare sè stessi e migliorarsi.

Quest’uomo era senz’altro un ottimo editore di una prestigiosa casa editrice, ma era anzittutto un ritualista…non l’avevo mai visto “in azione”, ma il solo parlare con lui in una stanza, mi permetteva la percezione dei suoi poteri dovuti ad anni e anni di continua e ininterrotta pratica ritualistica. Insomma si potrebbe pensare ingenuamente che io avessi voluto imitare questo signore, ma non è esattamente così, anche se in un venticinquenne questo mi sembra assolutamente naturale. Io e quell’uomo eravamo, per indole natura ed estrazione, molto diversi, ma ciò che stimolava in me la visione che avevo di lui era che con la ritualistica avrei realmente potuto ottenere dei cambiamenti intorno a me e fuori di me.

Fu così che iniziai e potrei dire fu così che iniziai mettendomi subito al lavoro.

All’epoca ero uno studente universitario incredibilmente squattrinato dal punto di vista economico e i materiali da acquistare per l’utilizzo dei rituali erano assolutamente al di là delle mie più che scarse possibilità economiche. Ebbene, quando si è predestinati e ci si arrende al Destino ecco che accadono eventi che concretizzano quel tipo di esperienza. Ci furono persone che mi consultavano per i miei consulti con i Tarocchi che si offrirono di aiutarmi, senza che io chiedessi il loro aiuto. Naturalmente vale sempre il detto “non si dà niente per senza niente”, perchè queste persone volevano che io utilizzassi il materiale ritualistico per aiutarli, cosa che puntualmente feci.

Iniziò così la mia “carriera” di ritualista.

Ho lavorato duro per anni, le persone mi pagavano il materiale e il poco di più andava in extra. Ho iniziato in condizioni estreme di disagio, in assoluta povertà e appena guadagnavo qualcosa, ero così entusiasta che anzichè acquistarmi qualcosa per migliorare la mia vita materiale, investivo subito quel danaro per l’acquisto di altro materiale ritualistico.

Imparai a pregare…
Si potrebbe rimanere stupiti nel leggere quest’affermazione eppure le cose stanno esattamente così.
Il Rituale è una forma allargata e articolata di PREGHIERA.

Tutti pregano, o comunque molti ci provano, ma non tutti ottengono quello che chiedono con le loro preghiere e poi infantilmente finiscono col prendersela con Dio e con i Santi.

E’ molto facile passare dalla preghiera all’imprecazione negativa, se non peggio alla bestemmia.

Nel bel romanzo di Gustav Meyrink “L’Angelo delle finestra d’Occidente” (segnalato nei “Testi Consigliati” di questo sito) il protagonista, a un certo punto, si imbatte con un vecchio rabbino che gli insegna la difficile arte della preghiera e gli spiega che la difficoltà consiste nel “far sì che la preghiera colpisca l’orecchio di Dio….” Quando lessi quel romanzo per la prima volta, quell’espressione mi si stampò nel cuore in maniera indelebile “Colpire l’orecchio di Dio….”. Si faceva strada la possibilità che la Divinità non fosse sorda alle preghiere, ma che l’orante non disponesse di efficacia nel farsi sentire.

Ecco, io credo che il Rituale sia una preghiera che colpisca l’orecchio di Dio.

Per far questo non occorre solo il materiale correttamente consacrato secondo i dettami della Tradizione, ma occorre la capacità del ritualista che investe tutto sè stesso nella pratica. Il ritualista letteralmente brucia il suo essere nel momento in cui compie il rituale, la sua persona diventa una fiamma come le fiamme delle candele che gli sono davanti e che cambiano nel numero, nel colore e nelle disposizioni di momento in momento, a seconda del tipo di rituale che utilizza. Un ritualista annulla totalmente il proprio Ego quando opera, vive al di là del tempo perchè è immerso totalmente nell’attimo presente in cui pronuncia le sue invocazioni e i suoi scongiuri, in quell’unico presente che è ETERNITA’. Un ritualista potrebbe trascorrere l’intera giornata facendo un rituale dopo l’altro, a me succede puntualmente, e devo dire che la maggior parte del tempo di una giornata è comunque dedicata alla ritualistica. Credo che per non poter sentire la stanchezza, o la noia, derivante dalla ripetizione del rituale (d’altra parte un rito è esattamente questo: “la ripetizione di uno schema di azione che influenza altri schemi di azione”, come ha visto giustamente l’antropologo Mircea Eliade) bisogna necessariamente trasformarsi e sentirsi trasformati dalla pratica ritualista.

Nella mia vita ho conosciuto molte persone che mi hanno chiesto di volersi cimentare nella pratica di qualche rituale. A tutti chiedevo, a mia volta, se avessero dimestichezza con la preghiera e tutti rispondevano seccati che loro di preghiere e di chiese ne avevano le scatole piene e che volevano usare la Magia per arrivare ad ottenere quello che volevano. Li assecondavo procurando loro il materiale e dando loro anche istruzioni riservate. Sbagliavo nel far questo, perchè il tacere in certi casi è obbligatorio e bisognerebbe meditare a lungo sulla parola “occulto”. Ma lo facevo ingenuamente, forse perchè mi vedevo in loro quando brancolavo nel buio della mia ricerca e volevo che anch’essi potessero ricevere i grandi doni che avevo ricevuto io. Ebbene, nessuno di questi si è avventurato per più di uno o tre mesi; dopo pochi giorni, o qualche settimana, smettevano annoiati e più frustrati di prima; e si trattava di una pratica unica che li occupava per non più di quindici minuti al giorno! Un giorno conobbi addirittura un tale che aveva girato tutta Italia per sapere come diventare ritualista e io, sempre sull’onda dell’entusiasmo, lo presentai al mio Maestro, di cui ho parlato sopra, e diedi a lui tutto l’aiuto possibile in base alla mia esperienza. Questo signore individuò subito il lato puramente commerciale della cosa e rimasi basito quando mi disse che aveva pensato di evitare la fatica materiale nel compiere i rituali arrivando a visualizzarli… senza farli….il problema infatti rimane sempre questo: è pesante, snervante e noioso compiere qualcosa che si ripete sempre identico a sè stesso come appunto un rituale.

Aggiungo inoltre che è ancora più frustrante fare i conti con la propria mente finalista e motivata sempre e comunque al raggiungimento del risultato.

Il risultato è certamente importante, ma ciò che di straordinario accade al ritualista avvieneprima, molto prima del risultato.

La sua natura viene infiammata dalla Luce che il rituale evoca, e in quel momento non si potrebbe chiedere altro perchè, in certi momenti, ci si sente inondare dalla Grazia.

Il risultato è importante per l’ego del ritualista che riceve il plauso del suo cliente, ma l’autentico ritualista si sofferma poco su quel successo che accetta e rispetta con infinita gratitudine verso le Divinità con cui è entrato in contatto per lungo tempo. L’autentico ritualista ha annullato il proprio ego negli anni di pratica ritualistica, egli è appagato con tutto sè stesso per essersi sentito ascoltato, per aver efficacemente colpito l’orecchio di Dio e proprio per questo ha imparato a TACERE dei risultati raggiunti con la sua Arte.

 

Galleria fotografica

mg_3494 mg_3501 mg_3504 mg_3505 mg_3512 mg_3514 mg_3518 mg_3526