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Una castroneria new age tra tante: la BIODANZA

PREMESSA
Quando questo articolo fu scritto, nell’anno 2005, avevo usato volutamente un tono dissacratore e polemico e, un volta pubblicato on line, com’era prevedibile, qualcuno si è sentito punto sul vivo e mi ha scritto con tono esageratamente risentito e aggressivo nei miei confronti. Molte lettere ho ricevuto invece da persone che avevano subito, a causa del proprio compagno/a, convivente, marito/moglie che praticava biodanza, uno sconquasso della propria vita affettiva e, in certi casi, anche famigliare. Premetto quindi che non è stata mia intenzione criminalizzare biodanza e né tantomeno il movimento controculturale “new age”, ma semmai indicarne i rischi e le conseguenze negative non del tutto controllabili. Come descritto nell’articolo, personalmente ho praticato biodanza e ne ho ricavato un gran bene, ma rimanevo molto perplesso davanti a certi “sbandamenti” che con la biodanza avevano poco a che fare, ma che riguardano semmai l’incognita della natura umana che trova, da millenni, in certi casi, sempre il modo di cercare sicurezze e sbocchi immediati all’umana sofferenza nel divenire membro di una chiesa o comunque di un gruppo a cui si aderisce acriticamente e fanaticamente. Questo articolo è dedicato a queste persone accecate e che hanno dimenticato le loro responsabilità, non tanto in quanto individui (perché in questo senso non devono rendere conto a nessuno),  ma in quanto punti di riferimento importanti per altre persone a cui sono o erano legate affettivamente. Il mio intento era quindi quello di risvegliarli alla consapevolezza e all’umiltà. Fortunatamente ho ricevuto molte più lettere di direttori e facilitatori di gruppi di biodanza che hanno dimostrato la loro armonia e centratura, rispondendo pacatamente al mio articolo e spiegandomi come essi fossero rimasti del tutto immuni dai rischi da me segnalati.

Ogni serio ed appassionato studioso di esoterismo e ogni autentico praticante della magia, ma anche della meditazione dello yoga e di discipline affini, sa molto bene che il movimento new age può essere considerato positivo solo come una moda del momento e non altro di più. Con questo termine, infatti, possiamo intendere simbolicamente un vero e proprio “calderone” in cui viene riversato tutto e il contrario di tutto spargendone però quella che possiamo definire l’esclusiva stessa della new age: l’aspirazione a migliorare se stessi e gli altri nello spirito di fratellanza con l’intento, quasi messianico, di formare una sorta di nuova umanità. Negli anni Settanta, gli hippies e i freakkettoni di tutto il mondo, che cantavano all’unisono la canzone “Age of Acquarius”, erano sicuramente meno patetici degli attuali “alternativi” poiché all’epoca era comunque necessaria una rottura, una contestazione e una presa di posizione contro il potere del sistema che condizionava tutto e tutti a un modello di uomo standardizzato. Ma poi il tempo passa e dopo le “contestazioni” si deve essere capaci di “proposizioni”…il pianeta Urano infatti è responsabile di tali stravolgimenti, ma questo pianeta, preso in sé steso, non ha nessun valore poiché potremmo paragonarlo a un acido corrosivo che, una volta utilizzato, va messo da parte. Coloro invece che all’epoca erano giovani e volevano per così dire “eternizzare” lo stato di giovinezza sono approdati agli anni novanta divenendo degli imbalsamati che imbalsamano a loro volta ingenui e giovani individui. Tali soggetti sono rimasti sempre gli stessi e l’unico cambiamento, che sembra intervenuto a distanza di tempo, negli uomini, è stato tagliarsi la zazzera dei lunghi capelli o perderla per intervenuta calvizie. Le donne invece hanno appeso le lunghe gonne fiorate da femministe e sono entrate in una menopausa anticipata divenendo un tantino più acide di quanto già lo fossero in gioventù. Uomini e donne di questa fatta si sono andati col tempo allontanando dai movimenti politici (che si polverizzavano l’uno dopo l’altro sotto una montagna di illusioni) e si sono orientati verso una “ricerca di spiritualità” consistente in (chi più ne ha più ne metta): buddismo, macrobiotica e ritiri di digiuno, filosofie orientali, musica indiana, sufi e vegetarianesimo, astrologia karmica e amore di gruppo, meditazione e coppie libere, il dr. Hamer e la Nuova Medicina, droghe psichedeliche e comuni sempre più piccole, Osho e Krishnamurti, tutto, tutto e un po’ del contrario di questo tutto.

Nel calderone ho scelto di analizzare, con questo articolo, la biodanza.
Mi interessa particolarmente questo elemento poiché, come spiegherò, la biodanza parte come una sorta di palestra per liberare e liberarsi da tutto ciò che ci opprime e ci blocca per diventare alla fine una vera e propria religione new age i cui adepti sono, come è tipico in questi casi, alla continua ricerca di proseliti ripetendo la fatidica domanda “Hai mai fatto biodanza? Dovresti provare almeno una volta, è un’esperienza meravigliosa”.

Quello che scriverò si basa in parte su testimonianze di persone che hanno fatto biodanza, ma soprattutto sulla mia diretta esperienza personale nel senso che io stesso ho partecipato a sette sessioni di biodanza con tre gruppi diversi di tre città diverse del Nord-Est italiano. Sono arrivato a fare personalmente questo tipo di esperienza spinto da elementi di vita personale che esulano dal contenuto di questo articolo, ma soprattutto perché non è mai stata mia abitudine parlare di qualsiasi argomento senza prima averne fatto una conoscenza diretta, cioè un esperienza pratica. Naturalmente la mia motivazione non è stata quella di “infiltrarmi” in gruppi di biodanza per analizzarne successivamente i contenuti in questo articolo. Ho accettato di vivere l’esperienza di biodanza come tante altre esperienze e, per inciso, dal punto di vista personale ne ho tratto anche qualche vantaggio. Questo credo però, lo dico senza presunzione, derivi dalle mie spiccate capacità di attenzione e di consapevolezza che metto in tutte le cose che faccio. Nella prima sessione di biodanza cui partecipai, l’istruttrice N. Costa non riusciva a credere che io non avessi mai fatto biodanza poiché era rimasta particolarmente colpita dalla “mia forte presenza” (parole sue) all’interno del gruppo. Indubbiamente ammetto di aver vissuto ogni sessione di biodanza abbandonandomi completamente all’esperienza e alle istruzioni operative del direttore, in questo senso ho tratto i vantaggi che chiunque può trarre, da qualsiasi cosa, nel momento in cui vive la danza, la meditazione, la consapevolezza, il massaggio, ecc. Quello che scriverò quindi non vuole ovviamente criminalizzare la biodanza in quanto biodanza, ma scorgerne i rischi e i pericoli insiti in una pratica che può dare risultati esattamente opposti a quelli pretesi. Ciò si spiega indubbiamente con la complessità dell’essere umano e con la grande preponderanza che svolge l’inconscio di ognuno di noi quando deve affrontare sé stesso. La seguente analisi quindi è rivolta ai faciloni e agli ingenui, ai furbi e agli ambigui che riescono con qualsiasi sistema terapeutico a creare dogmi, tirannia psicologica, profitto personale e schiavitù nelle persone; il tutto condito, com’è ovvio, con finte buone maniere suadenti e gentili, “new age” appunto.

La biodanza è creatura di uno psicologo cileno (ah, cosa fanno questi psicologi quando diventano irrequieti….) di nome Rolando Toro. Costui, forte anche delle sue conoscenze antropologiche e musicali, decide di formare dei gruppi da addestrare col fine di raggiungere l’esperienza della “vivencia”. Qui entriamo subito nel “misteriosofico”, poiché nonostante si possono dare tante definizioni concettuali di “vivencia” (e in questo la biodanza rientra appieno nelle filosofie new age dove ognuno intende quello che gli pare di qualsiasi cosa), tale “vivencia” può essere capita solo vivendola e scoprendola nella pratica. Per non lasciare delusi coloro i quali non hanno mai sentito parlare di biodanza, dirò che si tratta della ‘scoperta dell’acqua calda’ e cioè una volta che si individua il proprio centro e si è connessi con le forze vibrazionali di questo pianeta si vive l’esperienza della “vivencia”. Il dr. Toro crede che a questo si possa arrivare anzittutto con la danza e queste danze sono guidate in modo che i partecipanti possano scoprire, ballando tutti insieme, la giocosità e la liberazione totali. Una sessione di biodanza è strutturata quasi sempre nello stesso modo anche se di volta in volta si fanno cose diverse. I partecipanti, al suono di una musica “new age”, si prendono tutti per mano e fanno una “ronda” cioè un bel “girogirotondo” (qui il regista Nanni Moretti deve aver copiato qualcosa…) in cui si guardano tutti amorevolmente, poi ogni tanto si avvicinano e si scambiano baci molto molto affettuosi dove è possibile “liberarsi” al punto da liberare la propria lingua saettante nella bocca dell’altro. Una volta compiuta la ronda, ci si abbraccia a coppie o in gruppo e d’estate, con i caldi torridi, si fa l’esperienza di annullare il proprio ego sopportando gli odori sgradevoli di chi non è uso a lavaggi frequenti o di chi ha acidità di pelle. A quel punto il direttore della sessione spiega un esercizio da fare che poi viene puntualmente eseguito da tutti. Gli esercizi non sono difficili dal momento che prevedono, come unica indubbia difficoltà, quella di ballare con uno sconosciuto guardandolo negli occhi, sorridendogli e accarezzandolo dappertutto dopo averlo abbondantemente abbracciato e baciato. E’ chiaro che, a prescindere dalla naturale timidezza che esiste in ognuno di noi, le resistenze in questo senso affiorano in tutti e proprio qui arriva il bello: l’ingenuo frequentatore delle sessioni di biodanza crede in quel momento di trovarsi davanti a un difficile compito di autoconoscenza e di cambiamento della propria natura, in quel momento cioè si confondono i naturali imbarazzi, dovuti ai brutali avvicinamenti fisici con sconosciuti, per il Male…..si crede così di potersi liberare una volta per tutte dalle ansie, dalle fobie, dalle depressioni e dalle disperazioni che hanno portato a sentire la vita come grigia e insopportabile. Ecco allora che la biodanza di colpo ti fa sentire libero e liberato, accettando l’altro come vero fratello da amare, coccolare, baciare e abbracciare e se poi, a furia di tutti questi abbracci e toccamenti, capita pure che ci si ecciti, ben venga!, perché è segno che si sta arrivando a uno degli elementi cardini della Grande Liberazione: la Liberazione Sessuale……..questo articolo è troppo breve per fare a questo punto delle importanti considerazioni sul sesso e sull’utilizzo del sesso (nelle varie forme camuffate o esplicite) nei movimenti new age; basti dire che quando si fanno delle sessioni di biodanza si pretende di essere diventati particolarmente “liberati” principalmente sotto questo aspetto e cioè l’aspetto sessuale. Gli adepti della biodanza dopo anni di ronde e di balli di gruppo in cui hanno imparato ad abbracciare, baciare ed accarezzare corpi di sconosciuti, pretendono di aver superato ogni morbosità in materia di sesso se non addirittura di aver superato addirittura la stessa sessualità approdando a una sorta di completezza emozionale.
Naturalmente non ci può essere dichiarazione più ingenua e più falsa di questa.
Nella migliore delle ipotesi, le sessioni di biodanza assomigliano  alle sessioni di aerobica che si fanno nelle comuni palestre; è ovvio che, a forza di esercizi ripetuti nel tempo, si arriva ad avere una certa dimestichezza e famigliarità con l’oggetto dei propri esercizi. Si arriva insomma ad abbracciare e a palpare (anche nelle parti intime, anzi in certi casi, soprattutto in quelle…per “liberare l’energia….”) il corpo di uno sconosciuto tante e tante di quelle volte che la cosa perde col tempo di qualsiasi “timore e tremore” naturale, un po’ come una pornostar che disinvoltamente si produce in orgasmi multipli passando da un partner all’altro e da gruppi di partner, indifferentemente se del sesso opposto o dello stesso sesso.
La sessualità, dalla notte dei tempi, non a caso è sempre stata associata a un “demone”: simbolicamente il Diavolo è sempre stato il Grande Tentatore e Seduttore. Tutto questo ha sempre fatto e sempre farà paura, poiché le energie dell’inconscio si canalizzano, a seconda della costituzione psichica dell’individuo, e invadono la coscienza che quasi sempre si trova nell’impossibilità di soddisfare immediatamente questi impulsi. In ogni caso, il naturale imbarazzo che interviene nel momento di un contatto molto ravvicinato con un individuo sconosciuto è quanto di più bello la Natura possa averci regalato. E’ per questo che quando ci si innamora le energie si amplificano a causa di questo naturale imbarazzo e si ha paura, ma è anche vero che in quel momento le forze così potenti dell’inconscio fuoriescono e possono o arricchire la nostra anima oppure annientarci, come capita spesso, effettuando rimozioni e blocchi.
Come trattano i fautori della biodanza questo meccanismo della natura? Esorcizzandolo, normalizzandolo e successivamente  eliminandolo con l’illusione di “averlo superato”. Ecco allora che non c’è sessione di biodanza in cui, oltre agli onnipresenti abbracci e baci, si insista particolarmente con le “manipolazioni” nelle parti intime del corpo col chiaro scopo di eccitare e di eccitarsi al fine di liberarsi. Se poi si vuole dare una patina “culturale” a tutto questo è sufficiente tirare in ballo il “Tantra” e un po’ di “Osho” e il gioco è fatto. Naturalmente questi signori non sanno nemmeno lontanamente che cosa sia il Tantra e fraintendono volutamente Osho (che a un certo punto della sua vita, stufo di essere frainteso pensò bene di stare zitto per 1315 giorni…) arrivano a fare delle incredibili macedonie di banalità e di scontatezza per portare gli iscritti alle sessioni di biodanza all’illusione di poter migliorare sé stessi grazie alla liberazione dei blocchi energetici a livello sessuale. L’obiettivo è quello di provare piacere e godimento delle proprie “vibrazioni sessuali” e si capisce chiaramente con questo termine vago che si sta normalizzando e banalizzando il sesso togliendo ad esso tutto quel potere e quelle caratteristiche numinose che hanno permesso la più grande delle magie su questo pianeta: la creazione e la perpetuazione della Vita. La sessualità è sempre stata la croce di ogni individuo in passato per la grande repressione che si subiva in nome delle moralità e delle religioni sessuofobiche e oggi a causa dell’epidemia di sconfitti a livelli di coppia e di matrimonio.
Non a caso chi approda a biodanza nel 90 per cento dei casi è single. 
Questo non vuol dire che non esistano accoppiati o sposati, ma quasi sempre costoro sono fautori della “coppia aperta”, termine col quale si riassume la seguente dinamica: “abbiamo provato a lasciarci innumerevoli volte senza riuscirci, a questo punto rassegniamoci a stare insieme però tu lascia vivere me che io lascio vivere te”. Non parlerei insomma di persone che hanno intrapreso il pericoloso percorso del mettersi radicalmente in gioco grazie al continuo confronto con l’altro nell’ambito di una vera e autentica palestra di vita come la convivenza, ma di esserucoli sconfitti che quasi sempre portano, come tutti gli sconfitti, grande acredine e rancore verso l’amore di coppia e soprattutto verso il matrimonio.
Gli adepti della biodanza sono particolarmente abili, una volta che si sono “liberati” dopo anni di sessioni, a proporsi come maestri di vita e normalmente indottrinano il povero ingenuo tormentato da un matrimonio in crisi invitandolo a buttare tutto all’aria e a liberare-liberarsi attraverso l’esperienza della condivisione con tutti delle proprie vibrazioni sessuali. Questo l’ho visto personalmente io stesso, durante le consuete assemblee in cui tutti gli iscritti alle sessioni, si siedono in cerchio e iniziano a parlare delle proprie difficoltà esistenziali. La stragrande maggioranza (come è ovvio che sia visto i tempi storici che viviamo) ha problemi di frustrazione affettiva e sessuale: non si sente amato come vorrebbe ed è stufo di continuare a soffrire e ad aspettare elemosinando amore. Ho assistito quasi sempre alla stessa recita da parte di individui che così si esprimono: “Prima di iniziare biodanza ero pieno di paure e di blocchi, poi grazie a voi tutti ho imparato a ballare e a gioire delle forze che sono in me e oggi finalmente so che cos’è l’amore e cioè il superamento di tutti gli egoismi e di tutte le repressioni. Da oggi in poi ‘viva biodanza!’ e guai a chi si permette di dire il contrario perché io amo il mio gruppo di biodanza e andassero a  quel paese tutti coloro che non la capiscono”. Soprattutto le donne mi sembravano particolarmente rancorose quando affrontavano i problemi avuti (ma che in realtà avevano ancora, eccome!) nell’ambito della coppia e del matrimonio. Gli stessi tratti del viso si irrigidivano rivelando una grande stanchezza e amarezza, ma poi, dovendo concludere l’intervento, ecco ricomparire il sorriso affettato prendendo atto dell’avvenuta sostituzione amorosa del proprio partner col gruppo di biodanza.
Altra caratteristica che i fautori di questo orientamento vantano a sostegno dell’avvenuta liberazione delle forze che bloccano spontaneità e vitalità consiste nel fatto che quando si inizia a fare biodanza, dopo qualche tempo (da una a tre settimane circa), avviene un avvenimento o una serie di avvenimenti “di rottura” nella propria vita. In pratica, si tratterebbe della “prova” che l’energia liberata sta cominciando a fluire e a circolare abbattendo anche all’esterno di noi stessi, e quindi non soltanto all’interno del corpo e della mente, quelle barriere e quei blocchi che non ci permettevano di essere felici. L’elenco potrebbe essere lungo, ma ancora una volta a farne le spese si tratta della relazione di coppia o quasi sempre del matrimonio del soggetto. Durante queste assemblee viene non a caso fatta, prima o poi, ritualmente la seguente domanda “Che cosa ne pensano i vostri compagni/e  o  i vostri mariti/mogli del fatto che fate biodanza?”. Eh, già perché l’ignaro marito o moglie pensa che la bio-danza sia una sorta di “corso di ballo” dove non succede nulla di male… quando invece si accorge che, con la scusa di liberarsi e di liberare, viene messo in crisi il delicato meccanismo di fiducia e il senso di possessività (che purtroppo nella maggior parte delle coppie sonnecchia all’interno delle pieghe dell’indifferenza e dell’inconsapevolezza) allora, apriti cielo!, la coppia comincia a scoppiare e quasi sempre gli equilibri saltano completamente fino a che i due si lasciano, si separano, divorziano, ecc. Se è vero che le statistiche del 2006 parlano che in Italia avviene una separazione legale “ogni trenta secondi” potete stare certi che l’accellerazione la stanno dando gli adepti della biodanza. Questo perché, fraintendendo per esempio un guru come Osho, essi sono convinti che il matrimonio sia un’istituzione storica CONTRO la natura stessa dell’amore. Personalmente potrei anche condividere questa posizione, ma non riuscirei MAI  ad assurgerla a dogma e, quel che è peggio, fare di tutto per convincere gli sposati a mettere in crisi il proprio matrimonio fino ad adeguarlo alle proprie esigenze egoistiche di autoliberazione. Che questa possa essere la convinzione radicata di scapoli d’oro e dongiovanni navigati quali un Alberto Sordi o un Franco Califano (che nel 2006 ha scritto un divertente libretto dal titolo “Kalisutra” che consiglio agli “ex-maschi” che fanno biodanza…), , questo non può che fare onore alla consapevolezza e alla coerenza di questi due uomini di spettacolo citati. Ma che, per un proprio fallimento personale nell’ambito della coppia e del matrimonio, ci si convinca che coppia e matrimonio sono il Diavolo, il Male e che vadano esorcizzati e annientati come si faceva al tempo delle Sante Inquisizioni, mi sembra esagerato e soprattutto iniquo.
A titolo di esempio, ricordo una coppia di maturi coniugi che facevano entrambi biodanza da anni pur rimanendo “ancora” sposati. Erano indubbiamente una mosca bianca. Ebbene costoro, nelle assemblee, affermavano di aver destinato un giorno dell’anno in cui dovevano decidere entrambi se volevano stare ancora insieme. Se questo può sembrare un impegno che alza la consapevolezza di una coppia ben venga, ma il fatto è che la confidenza avvenuta in quell’ambiente ha tutte le caratteristiche di un lasciapassare, di un invito a non condannare, come dire “Tranquilli, ragazzi, non ci sparate addosso! Al momento siamo sposati da decine di anni, ma ogni anno dobbiamo decidere se lo saremo ancora quindi non c’è niente di certo che lo saremo anche in futuro…”

Credo che  proprio in questo la biodanza rispecchi in tutto e per tutto la filosofia new age: arrivare, magari senza accorgersene, a una finta liberazione, seguire una moda che, con la forza della pressione di gruppo, ti dà l’impressione di essere cambiato, ma in realtà sei rimasto esattamente lo stesso di prima. Forse non è poi nemmeno così, e cioè che si rimanga esattamente gli stessi di prima, perché io credo che addirittura si peggiori.
I danni che l’Anima, (essenza vera di noi stessi e che nessuno potrà mai prendere in giro) riceve da queste sperimentazioni sono incalcolabili.
La Mente si può ingannare in milioni di modi diversi, non l’Anima.
La Mente anzi, direi, che è l’artefice di tutti gli inganni, di tutte le illusioni e di tutte le mode. La Mente si serve dell’angoscia della solitudine e della grande forza rasserenante del gruppo per poter compiere i più grossi scempi sull’Anima. Succede così che una “notte dell’Anima” che duri per troppo tempo porti il proprio possessore a dare forfait e a credere che non esista luce o alba. Ma ecco che qualcuno si avvicina con una bella lampada al neon, economica e a basso costo: ecco la liberazione, ecco l’uscita dal dolore e da tutti i mali. Gli adepti new age vivono, pallidi e tristi alla luce del neon, convinti di essere approdati alla luce dell’illuminazione, ma invece hanno peggiorato la propria situazione perché per chi sa di essere al buio questo è perlomeno una Realtà con cui fare i conti. Ma quando ti accorgi che tutti gli sforzi per liberarti e liberare hanno prodotto solo inizialmente una grande euforia, e che dopo qualche tempo non è avvenuto nessun cambiamento, nessun prodigio dell’Anima allora non puoi far altro che vivere nella lattiginosa luce al neon cercando di far proseliti e soprattutto di scaricare il senso di sconfitta su coloro i quali vivono la stessa situazione in cui ti trovavi prima.
Questo aspetto mi colpiva molto durante le assemblee in cui gli iscritti alle sessioni si confessavano in gruppo. Ho visto persone con i tratti del viso stravolti dal dolore, dalle prove e dalle sconfitte esistenziali lamentarsi di attendere invano gli effetti di una liberazione totale e di non capire esattamente in che cosa consistesse la “vivencia”. In quel caso l’individuo abbattuto di turno veniva soccorso dal direttore della sessione che, a seconda del livello di consapevolezza raggiunto, poteva o porgli domande per capire in che cosa risiedeva la ragione di quel malessere oppure indottrinarlo ancora di più elencandogli i numerosi incredibili vantaggi della biodanza e di come invece fosse migliorato da quando praticava biodanza. Ecco allora che il gruppo era pronto, non appena partivano danze ed esercizi a prodigarsi con coccole, carezze, baci e abbracci in incrementata dose verso l’individuo che lamentava l’assenza degli effetti benefici della biodanza.
Tutto ciò mi ricordava molto le assemblee dei gruppi a carattere religioso di tipo cattolico (esempio “Rinnovamento dello Spirito”, gruppi di Medijugorie, “amici del Papa” ecc.) in cui l’individuo abbattuto di turno lamentava di non avvertire tutti i benefici della Fede e della Grazia, lo rivelava il suo volto stanco e segnato dal dolore. In quel caso, il sacerdote direttore del gruppo ribadiva che Cristo sarebbe comunque ritornato sulla terra, che ci saremmo trovati, dopo morti, tutti in Paradiso e che bisognava pregare di più. Il gruppo si stringeva con più forza intorno al fratello depresso e avanti così nella costruzione e nell’allargamento di una chiesetta destinata a diventare  ancora più grande.

Le considerazioni di questo articolo si avviano ormai alla conclusione e spero di aver dato un contributo per mettere in guardia i mille problemi che insorgono durante un cammino di autoindividuazione. C.G. Jung ha spiegato in centinaia di scritti quanto sia arduo cimentarsi nell’opera della “conoscenza di sé stessi” e cito una sua frase molto illuminante a proposito: “La cosa più terrificante è accettare sé stessi senza riserve”. L’incontro con l’inconscio, con quella parte sommersa della nostre psiche in cui sono attivi sentimenti, emozioni e archetipi può diventare un’esperienza molto dolorosa e sconvolgente. E’ naturale che sia così. Ogni cambiamento richiede un prezzo e un sacrificio, la stessa Natura non fa salti senza traumi. Ma in quest’epoca empia del consumismo, nessuno è disposto a sopportare altro dolore a quello già prodotto da una vita scialba e piena di sconfitte e disillusioni. Ecco in che cosa risiede il successo della new age e della biodanza in particolare: non occorre fare alcuno sforzo!… l’unica pena sta nell’esorcizzare le tensioni e le ansie violentandosi quel tanto che basta per vincere i naturali pudori e le naturali ritrosie che esistono in ognuno di noi, dopodichè il gioco della liberazione è fatto.
Questo fenomeno non è solo tipico di biodanza, ma esiste in ogni campo e in ogni disciplina che ha a che fare con la terapeutica. Ho sempre visto per esempio una certa somiglianza e correlazione tra l’autentico ricercatore della Verità e il facilone terapeuta new age a caccia di  facili avventure come succede tra chi pratica seriamente la Magia Iniziatica e chi fa il burlone e il saltimbanco ciarlando (da cui il termine “ciarlatano”) poteri magici che non ha.

Concludo questo lungo articolo citando il noto e bravo comico Corrado Guzzanti che interpretava con molta efficacia, qualche anno fa, un guru new age facendo proseliti per il culto di “Quello!”. Il personaggio si atteggiava a maestro illuminato e dava risposte a tutte le domande che gli ponevano con discorsi alquanto superficiali e banali e arrivando sempre e comunque alla conclusione che bisognava apprezzare il nuovo culto di  un nuovo dio chiamato dal maestro “Quello!” e che aveva le fattezze di un’immagine di legno su cui erano stati apposti due chiodi per gli occhi e una rudimentale bocca. Nel corso di una puntata di un programma televisivo in cui Guzzanti recitava la parte del maestro di “Quello!” era ospite anche Franco Battiato che a un certo punto sottopose al maestro di commentare una frase molto complessa, citata in latino, di un filosofo della Scuola di Salerno. Il personaggio ascoltava la domanda di Battiato con aria sufficiente e convinto di sapere già tutto, ma rispose con un ottimo escamotage dicendo:
“La domanda è malposta. Penso che tu volessi invece chiedermi ‘Maestro, che ore sono?’”
E Battiato, stando al gioco: “Sì, è vero…Maestro che ore sono?”
E il guru Guzzanti: “Le dieci e trenta!…avanti con un’altra domanda!…”
Tutto questo suscitò l’ilarità del pubblico che applaudì a lungo.
Mi colpì molto Franco Battiato salutare il suddetto guru-comico in questo modo: “Ti saluto….MAESTRO NEW AGE!…….”

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