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Testimonianza dell’intervento soprannaturale di Sant’Espedito

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Ci sono due modi di vivere la vita: uno è pensare che niente è un miracolo, l’altro è pensare che ogni cosa è un miracolo”

 ALBERT EINSTEIN

TESTIMONIANZA DELL’INTERVENTO SOPRANNATURALE DI SANT’ESPEDITO.

Ciò che descriverò non ha nessuna pretesa di accertare la presenza o meno di un intervento soprannaturale da parte di una presenza luminosa che va sotto il nome di santo e in particolare di Sant’Espedito. Narrerò semplicemente eventi, accadimenti e soprattutto coincidenze significative che possono portare un credente (che prega tutti i giorni un santo affinché gli conceda, suo tramite, una grazia) a pensare che effettivamente un contatto esista, un corridoio di comunicazione tra lui e il santo si sia creato e che attraverso questo corridoio avvengano successivamente avvenimenti della vita che sono naturalmente e quasi logicamente collegati a queste comunicazioni e a queste preghiere. Preciso inoltre che, al di là di speculazioni di tipo teologico che non mi competono, per me pregare un santo vuol dire vivere un’esperienza così caratterizzata: entrare -tramite la recita di preghiere e in particolare di litanie che sono state tramandate da una tradizione o da una devozione popolare- nel circuito energetico attivato dalle centinaia di migliaia di devoti ferventi che, in altri tempi e in altri luoghi, hanno recitato le stesse preghiere e si sono affidate al Santo con identica fiducia (e con molta probabilità hanno finito col credere che i miglioramenti della propria vita fossero causati dalle preghiere e dall’intercessione del santo). In questo senso il Santo sarebbe il catalizzatore di una serie di azioni mistiche che non si interrompono mai poiché verrebbero riattivate nel momento stesso in cui una qualunque persona in una qualsiasi parte del pianeta inizierebbe a recitare con fede una preghiera, trasmessa dalla tradizione, per ottenere un favore da un santo. Alcuni santi (come S.Antonio da Padova e S.Rita) godono di una devozione ininterrotta che dura dal giorno in cui compirono in terra prodigi e miracoli, altri invece (come S. Cristoforo, S. Giuda Taddeo e lo stesso S. Espedito) sono stati molto popolari in una determinata epoca storica e successivamente sono caduti nell’oblìo. Questi ultimi hanno destato in modo particolare la mia attenzione causata da una personale inclinazione a cercare ciò che non è molto popolare e palese, ma segreto e occulto.

Conobbi S: Espedito grazie all’acquisto di un testo delle edizioni Rebis (Viareggio) dell’Abate Julio “Segreti Meravigliosi”. Questo libro è considerato un vero e proprio manuale per risolvere problematiche esistenziali grazie alla recita di preghiere, litanie, esorcismi e benedizioni tratte dai messali cattolici, ma soprattutto dalla devozione popolare. Rimasi particolarmente colpito dalla litania di S. Espedito volta a risolvere “affari imbarazzanti” (sic!), inoltre mi sembrava inverosimile che un Santo avesse la specializzazione nel concedere le grazie in modo rapido e immediato. Ancora più stupito rimasi quando, alcuni giorni dopo, per via del tutto casuale, girando per le bancarelle di una fiera, mi imbattei nell’immaginetta del santo venduta dal solito rigattiere di cartoline e di riviste d’altri tempi. Acquistai senza indugio l’immaginetta che, a detta del rivenditore, aveva un certo valore dal momento che recava come data di stampa il 13 febbraio 1897. Non badai affatto a questo particolare (ma la magra consistenza del mio portafoglio di studente universitario d’allora ci badò…) e rimasi affascinato dal contemplare attentamente il “santino”. Mi colpiva enormemente quel corvo nero schiacciato dal piede del Santo e che in bocca portava il cartiglio con scritto “Cràs” (in latino, “domani”) e quella mano che ostentava una croce sul cui legno a caratteri luminosi campeggiava la parola “Hodie” (“oggi”). E poi quella divisa da tribuno militare dell’Impero Romano, quel volto fanciullesco, quell’elmo col cimiero rovesciato per terra in senso di sdegnosa trascuratezza. Ma soprattutto la breve preghiera scritta nel retro recava la seguente dicitura:

“…noi Vi preghiamo di ottenerci OGGI la grazia………che noi sollecitiamo sempre però sottomessi al volere del Signore”.

Trovavo affascinante e assolutamente singolare che si chiedesse a un Santo QUANDO ricevere la grazia, come recita il verso conclusivo di una Sua litania: “Sant’Espedito, te ne supplico, non rimandare a domani quello che puoi fare OGGI, vieni in mio soccorso!…”.

Agiograficamente di lui si hanno notizie molto scarse; si pensa che fosse di Melitene (attuale Turchia), che prestasse servizio in una legione romana e che pagasse col martirio il suo professarsi cristiano. Qualcuno suggerisce che sia stato chiamato “Expeditus” per via del fatto che un santo sconosciuto fosse pervenuto a Roma e che l’avessero così chiamato leggendovi solo l’intestazione del pacco stesso: “Expeditus”, spedito, appunto. Alcuni lo ritengono addirittura un’”invenzione”, come ebbe a scrivermi, anni dopo, il noto agiografo Alfredo Cattabiani.

Tornando al mio racconto, iniziai così a pregare il santo per piccoli favori occasionali. Va premesso che all’epoca, poco più che ventenne studente universitario del corso di laurea di psicologia, chiedevo grazie molto semplici: che mi andasse “in giornata” bene un esame, oppure che trovassi un po’ di respiro per le notevoli ristrettezze economiche in cui riversavo e che la mia ambizione di studente-studioso non mi faceva risolvere cercandomi semplicemente un lavoro come tanti studenti-lavoratori. In particolare, però, io volevo realizzare la libera professione con studio professionale indipendente e soprattutto non volevo chiedere alcun aiuto a nessuno per attuare tale ambizioso progetto, né ai miei genitori, né all’università e meno che mai allo Stato. Non avevo il benché minimo appoggio da parte di nessuno e così, un paio di anni prima di laurearmi, si fece strada in me la volontà di pregare tutti i giorni S. Espedito affinché al più presto e urgentemente mi facesse realizzare il mio ideale di lavoro individuale con tanto di studio autonomo. Pregavo il Santo tutti i giorni, anche più volte in uno stesso giorno, e si era impadronita di me un’indelicata idea nei riguardi del Santo così formulabile: “Caro Sant’Espedito, visto che risolvi gli affari imbarazzanti e in modo rapido io non mi fermerò mai di pregarti finchè non vedrò concretizzato quanto ti chiedo, perciò o ti stanchi tu, ma io certo non mi stancherò!…”.

Dopo la laurea, per non rimanere inattivo, adattai una stanza del mio piccolo appartamento per ricevere amici e amici degli amici che mi consultavano per le loro problematiche esistenziali. Un giorno una mia amica dà il mio numero di telefono a un uomo d’affari di Rovigo (all’epoca io abitavo a Ferrara. Ferrara e Rovigo sono due città divise dal fiume Po e seppure distino l’una dall’altra appena 30 km. appartengono a culture, oltre che a regioni, completamente diverse, emiliana l’una, veneta l’altra. Mi dilungo in questi dettagli perché si capiranno meglio con lo svolgimento dei fatti che avverrà in seguito.). Questo signore prende un appuntamento con me per un giorno preciso della settimana, ma curiosamente sbaglia giorno e si presenta a casa mia con largo anticipo, due o tre giorni prima, perché così tanta era l’urgenza che avvertiva nel parlarmi della propria problematica, da fargli credere un giorno per un altro.

Il signore in questione mi colpisce per l’incredibile senso di famigliarità che avverto mentre lo ascolto parlarmi dei fatti della sua vita. Mi sembra di conoscerlo da sempre, quasi fosse mio padre (indubbiamente era un uomo di mezza età) e nonostante cerchi di rimanere, com’è d’obbligo, distaccato e impersonale, mi propone di darci del tu e al secondo nostro incontro mi invita addirittura a pranzo. Dopo poco tempo diventiamo amici, mi manda molte persone di sua conoscenza per dei consulti e un bel giorno mi invita nella sua bellissima casa di Rovigo. Appena entro sono colpito dall’ottimo gusto dell’arredamento, dal momento che questo signore può permettersi di acquistare oggetti e mobili d’antiquariato (sua grande passione).

La mia attenzione è colpita dalla imponente statua di un santo posta in un angolo buio della casa, mi avvicino e appena accese le luci, rimango senza parole…: davanti a me, alto quanto me, c’è una statua di S. Espedito in legno policromo, in ottime condizioni. Il suo sguardo di fanciullo perso nel vuoto mi dà la certezza assoluta che sia Lui, poi osservo il corvo sotto il piede e l’elmo rovesciato. Ma c’è un particolare che non torna: nella mano destra alzata non impugna una croce (come dovrebbe), ma un coltellino, o meglio, nel foro dove doveva esserci la croce è stato invece inserito un coltellino. Mi rivolgo, colmo di stupore, al mio amico e gli dico:

“Ma, Gianni, dove hai trovato una statua di Sant’Espedito!…”

“Alla fiera dell’antiquariato di ^^^^; ma guarda che quello è San Lorenzo!…”

Io, con un senso di certezza che rasenta il fanatismo, gli obietto che è impossibile, che quello è proprio S. Espedito e che inoltre manca un particolare importante, la croce con la scritta “Hodie”. Lui insiste che mi sbaglio io, che gliel’hanno venduto come S. Lorenzo e che il coltellino ostentato è la prova del martirio del santo finito sulla graticola.

“Ma non è possibile che sia nemmeno S. Lorenzo, semmai S. Bartolomeo che è stato scuoiato e ostenta lo strumento del martirio, appunto un coltello. Ma, credimi, ne ho la certezza assoluta: QUESTO E’ SANT’ESPEDITO….! Il mio amico gira la statua del santo alla ricerca di una scritta che comproverebbe che si tratta di S. Lorenzo, ma alla fine, quando successivamente gli avrò mostrato l’immaginetta, si convincerà dell’evidenza.

Da quel giorno una serie di avvenimenti, troppo numerosi per poter essere descritti in questo articolo, mi ha portato alla situazione in cui mi trovo oggi. L’amico Gianni mi mandava molte persone di sua conoscenza e che abitavano a Rovigo, io stesso mi trovavo nella condizione di spostarmi da Ferrara a Rovigo per svolgere a domicilio i miei consulti. A quel punto chiesi a Gianni se poteva interessarsi per trovarmi uno studio a Rovigo. Rapidamente, in capo a pochi giorni, nell’occasione di presentarmi un’altra persona venuta a consultarmi, mi dice “Ho trovato il tuo studio a Rovigo!..” Da quel momento le circostanze legate alla possibilità di avere uno studio si susseguono con incredibile velocità. Per esempio, nell’istante stesso che Gianni mi informa entusiasta di avermi trovato lo studio, telefona subito da casa mia ai suoi amici dell’agenzia immobiliare per chiedere informazioni. In quello stesso momento, per via del tutto fortuita, il proprietario è in agenzia e mi viene automaticamente passato al telefono per accordarci per un incontro. Da lì a due giorni sono a Rovigo a vedere questo posto eccellente, molto grande per le mie esigenze, in pieno centro e che mi viene affittato due giorni dopo. Insisto sulla velocità con cui si susseguono rapidamente i fatti perché avvertivo la risposta sconfinata da parte di S. Espedito che con celerità e prontezza ovviava ad ogni impedimento.

A conclusione di tutto aggiungo che accettai l’avventura di prendere in affitto quello studio per un anno. Non avevo possibilità finanziarie per far fronte a qualsiasi imprevisto, avrei dovuto affidarmi solo ai nuovi clienti che sarebbero venuti (o non sarebbero venuti) a consultarmi. Il proprietario era un anziano misantropo che viveva tutto solo in una casa a fianco allo studio e mi concesse l’affitto “per prova” per solo un anno perché non vedeva di buon occhio temi come la psicologia e la filosofia e mi disse, dopo pochi giorni che mi ero stabilito lì, che si era pentito di avermi affittato lo studio e potevo considerare la fine della scadenza dell’anno come termine ultimo della mia permanenza nella sua proprietà.

Rovigo rappresentò la rampa di lancio della mia professione.

Rimasi in quello studio per ben 11 anni diventando amico del vecchio misantropo che si affezionò a me in modo totale. Rinunciai per sempre a Ferrara, nonostante avessi determinato essere la mia città dove avrei voluto vivere e lavorare. Ho sposato una donna ferrarese in una chiesa di una frazione di Rovigo (Concadirame) e oggi sono definitivamente stabilito in terra veneta in uno splendido posto immerso nel verde dove vivo con la mia famiglia e lavoro ricevendo clienti provenienti da tutta Italia.

Come si potrà capire dal racconto, esiste un evento-cardine rappresentato dall’incontro con quel cliente di Rovigo diventato quasi subito “l’amico Gianni”. Trovare statue di S.Espedito a grandezza naturale non è, almeno da queste parti, una cosa tanto frequente. Aggiungo che il mio amico amava oggetti d’antiquariato, ma non è certo un collezionista di statue di santi, quella di S. Espedito era, direi, l’unica figura plastica a carattere sacro presente nella sua abitazione. Colpisce inoltre la rapidità con cui Gianni mi coinvolge in persone che hanno a che vedere col Veneto al punto da dover trovare addirittura lo studio in cui lavorerò per oltre 10 anni proprio a Rovigo. Forse si potrà sorridere nel vedere come avvenimenti tutto sommato casuali, vengano collegati per avvertire la presenza numinosa del Santo, ma le preghiere quotidiane (a volte recitate più volte al giorno, quasi fossero un mantra) durate qualche anno sono una realtà, una commovente realtà di un giovane studente senza mezzi che aveva riposto tutta la fiducia in un Santo delle cause celeri e aveva osato addirittura fare una sfida con Lui pregando fino a quando non si sarebbe raggiunto l’obbiettivo. Per un paio d’anni non era capitato nulla, ma ecco che la comparsa di Gianni da Rovigo porta in maniera rapida e radicale una sequenza di cambiamenti culminanti nell’esaudimento della mia richiesta.

In conclusione volevo aggiungere un’ultima considerazione molto importante. Normalmente la devozione a un Santo viene per così dire trasmessa o insegnata: in famiglia, nella propria parrocchia, nel paese in cui è in uso la festa del santo patrono, ecc. Nel mio caso tutto è cominciato con l’acquisto di un libro che riportava la litania, da quel momento inizia per me una sorta di fascinazione, di innamoramento che portano alla scoperta di S. Espedito.

Ed eccomi alla descrizione dell’ultima coincidenza significativa: sono nato a San Severo in provincia di Foggia; poco più che quattordicenne la mia famiglia si trasferì al Nord, a Ferrara. Per più di vent’anni non rividi più il mio paese natìo. Nel 1998, deciso a sposarmi, dovetti per necessità del relativo documento di battesimo recarmi a San Severo per farmi avere copia del certificato. Ebbi così modo di rivedere il mio paese dopo ben 24 anni da che l’avevo lasciato. Recandomi nella parrocchia di San Nicola in San Severo per parlare col parroco che doveva consegnarmi il mio certificato di battesimo vengo dallo stesso invitato ad accomodarmi in sacrestia. Entro in un grande salone abbastanza spoglio e la mia attenzione è subito catturata da una grande statua di un santo posta in una nicchia in alto. I miei occhi stentano a crederci: è Sant’Espedito!… il parroco nota il mio stupore e mi chiede:

“Conosce quel santo?…”

E io : “Certo è Sant’Espedito!… non avrei mai pensato di trovare una sua statua proprio nella chiesa in cui sono stato battezzato!….”

 

 

Nel 2005 una lettrice di questo articolo residente a Lugano nella Svizzera italiana mi invia una mail dove mi segnala che nella chiesa di San Carlo in via Nassa esiste una statua di sant’Espedito. Raccolgo questa segnalazione ringraziando la persona in questione.

Nel dicembre 2012, per via del tutto “casuale” e per una serie di eventi sincronistici che sarebbe troppo lungo da spiegare in questo articolo, mi sono trasferito con tutta la famiglia in Svizzera e precisamente a Manno, a meno di una decina di km di distanza da Lugano. Nell’agosto del 2013 mi sono recato in visita alla chiesa di San Carlo a Lugano e con mia commozione e sorpresa ho salutato la bella statua che si trova appena all’ingresso posto alla destra della chiesa….sant’Espedito mi aspettava in Svizzera dove ho iniziato una nuova vita confermando la mia ricerca del miracoloso e dello straordinario della Vita.

Grazie sant’Espedito, mio inseparabile compagno di Avventura Esistenziale!….

 

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