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	<title>Dott. Rocco Chiriacò</title>
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	<description>Dottore in psicologia, interprete di Tarocchi e ritualista</description>
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		<title>La Tartaruga</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 14:04:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dott. Rocco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Considerazione sulla vanità e la meschinità dell&#8217;apparire e sul prodigio dell&#8217;Essere. &#160; Molte volte mi è stato chiesto come mai, nonostante le mie conoscenze nel campo della Magia e le mie doti di affabulatore e conversatore, non avessi chiesto di partecipare a dei talk shows televisivi. Una volta fui addirittura invitato espressamente da un noto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="text-decoration: underline;">Considerazione sulla vanità e la meschinità dell&#8217;apparire e sul prodigio dell&#8217;Essere.</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.dottrocco.it/wp-content/uploads/2012/03/tartaruga.png"><img src="http://www.dottrocco.it/wp-content/uploads/2012/03/tartaruga-e1330599397824-150x65.png" alt="" title="tartaruga" width="150" height="65" class="alignnone size-thumbnail wp-image-351" /></a></p>
<p>Molte volte mi è stato chiesto come mai, nonostante le mie conoscenze nel campo della Magia e le mie doti di affabulatore e conversatore, non avessi chiesto di partecipare a dei talk shows televisivi. Una volta fui addirittura invitato espressamente da un noto programma della Rai e, sebbene avessi accettato a malincuore, all&#8217;ultimo minuto, gli autori cambiarono il palinsesto e sostituirono l&#8217;argomento di quella trasmissione con un altro. Ne fui molto lieto perchè anche solo l&#8217;idea di dovermi spostare con treni e auto per presenziare a delle trasmissioni televisive mi risultava e mi risulta oltremodo gravoso e penoso. Tutto ciò per varie ragioni: anzitutto perchè in Magia, dopo 26 anni di attività ininterrotta di ritualista (rif. Anno 2012), si è radicata in me un assenza pressoché totale di “parlare” di Magia. Se vado a ritroso negli anni, mi accorgo che parlavo più facilmente di Magia quando la praticavo poco o proprio per niente.<br />Questo è un po&#8217; la tendenza generale di tutti coloro che parlano di Magia&#8230;.ne possono “parlare”, “dibattere” e godere nel titillarsi la lingua assolvendo alla sempre più diffusa mania coatta di dover parlare e dibattere e  soprattutto controdibattere su qualsiasi cosa. Le nostre tv vomitano di continuo talk show, a tutte le ore del giorno e della notte, dove le più svariate persone esprimono opinioni, anzi  <strong>urlano</strong> opinioni, meglio se condite con qualche insulto o sceneggiata in diretta che alzi il livello dell&#8217;auditel. Fortunatamente esiste un comodo telecomando che ci permette di zittire questi tsunami di deliri.<br />Penso che negli ultimi decenni il protagonismo che si ricerca, tramite l&#8217;apparizione del mezzo televisivo, dia, per così dire, una “<span style="text-decoration: underline;">giustificazione d&#8217;identità</span>”; se appari in tv esisti, altrimenti no o non ancora. Casualmente mi è capitato di visionare di sfuggita la biografia di qualche mago in internet che, a riprova delle proprie capacità citava le sue apparizioni in tv con tanto di inserti filmati; non importa se poi nel corso delle trasmissioni veniva denigrato e preso in giro da tutti offrendosi involontariamente (o forse anche volontariamente) a ricoprire il ruolo di <strong>“macchietta”</strong>, l&#8217;importante per lui era ”esserci”.</p>
<p> <br />Ciò è perfettamente in linea con i tempi che stiamo vivendo e soprattutto sulla falsa idea che ci facciamo di maghi e magia.</p>
<p>So che qualcuno che mi conosce sorriderà sarcastico nel leggere queste righe perchè citerà, a mia smentita, il fatto che per ben due anni anch&#8217;io sia apparso in televisione e per di più su una grossa tv commerciale. Ho descritto diffusamente questa mia esperienza nell&#8217;articolo (presente in questo sito) “I Forzàti dell&#8217;Etere” e si trattò per me niente di più che di una scommessa vinta, dal momento che molti credevano che non andassi in diretta tv per motivi di timidezza e di snobismo. Fu un&#8217;esperienza indubbiamente importante e ne venni premiato da un notevole successo di pubblico che non aveva mai visto parlare qualcuno di Magia in tv così come lo faccio io.<br />Nell&#8217;ultima puntata decisi di andare in onda senza proferire alcuna parola mentre scorrevano sullo schermo delle citazioni di Maestri della Tradizione Esoterica e in sottofondo si udiva lo struggente “Adagio” tratto dal quartetto n. 1 di Samuel Barber. Decisi di fare una trasmissione in totale silenzio sia per purificare un po&#8217; l&#8217;etere dal pattume  che è onnipresente a tutti i livelli e sia per trasmettere il vero significato del termine “occulto”.<br />Una piccola molecola di puro silenzio e di luce, nell&#8217;immenso fango del rumore e del vano protagonismo.<br />Fu QUELLA anche l&#8217;occasione più importante in cui spiegai che cos&#8217;ero realmente capace di fare con la Magia&#8230;..<span style="text-decoration: underline;">scendere nella profondità dell&#8217;Essere dove regna un totale Silenzio&#8230;.</span></p>
<p>Concludo questo breve articolo con una storia che riguarda il mistico taoista Chang Tzu e io ve la riporto così com&#8217;è stata tramandata e scritta:<br /><strong></strong></p>
<p><strong>Chuang Tzu stava pescando con la sua canna di bambù nel fiume Pu.</strong></p>
<p><strong>Il principe di Chu inviò due ufficiali con un documento formale: “Con  la presente, noi ti dichiariamo Primo Ministro”.</strong></p>
<p><strong>Chuang Tzu continuò a tenere la canna di bambù e a fissare il fiume Pu. Disse: “Mi hanno raccontato che sull&#8217;altare del tempio in uno scrigno prezioso, da tremila anni, c&#8217;è una tartaruga sacra venerata dal principe e avvolta nella seta. Qual&#8217;è la vostra opinione: è meglio rinunciare alla propria vita e lasciare un guscio sacro che per tremila anni viene venerato dentro una nuvola di incenso, oppure vivere come una qualsiasi tartaruga che trascina la coda nel fango?”.</strong></p>
<p><strong>“Per la tartaruga” disse l&#8217;ufficiale “è meglio vivere e trascinare la coda nel fango!”</strong></p>
<p><strong>“Andatevene a casa!” disse Chuang Tzu. “Lasciatemi qui a trascinare la mia coda nel fango.”</strong></p>
<p>Come Chuang Tzu condivido le gioie e le estasi di essere nascosto e occulto all&#8217;apparire agli altri.</p>
<p>Come Chuang Tzu mi assale un&#8217;apatia e una demotivazione totali nel convincere qualcuno dell&#8217;efficacia della Magia.<br />C&#8217;è solo appena questo sito, che riflette il mio essere, ed è destinato ad attirare i pochi disposti al risveglio e alla consapevolezza e ad allontanare tutti gli altri che sono troppo narcotizzati da false idee e da preconcetti (soprattutto in Magia).<br />Solo la Pura Realtà compie prodigi, mentre, immersi con la coda del fango come una vivente tartaruga, le nuvole sopra le nostre teste si dissolvono per consegnarci un cielo limpido e infinito verso il quale i nostri occhi sono attratti e si lasciano così invadere dalla beatitudine del Presente.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>IL DIAVOLO parte 2</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 14:11:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dott. Rocco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Analizzerò ora l&#8217;aspetto legato al danaro. Questa carta rivela una caratteristica molto precisa: o il soggetto dell&#8217;arcano XV (il Diavolo) domina e possiede o altrimenti vale il contrario, sembrano purtroppo non esserci vie di mezzo. E&#8217; una figura alquanto potente che elabora l&#8217;energia “a tutta forza”, senza mai fermarsi ed è quindi alquanto difficile, se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;">Analizzerò ora l&#8217;aspetto legato al danaro.</span></h2>
<p><span style="font-size: medium;">Questa carta rivela una caratteristica molto precisa: o il soggetto dell&#8217;arcano XV (il Diavolo) domina e possiede o altrimenti vale il contrario, sembrano purtroppo non esserci vie di mezzo. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E&#8217; una figura alquanto potente che elabora l&#8217;energia “a tutta forza”, senza mai fermarsi ed è quindi alquanto difficile, se non impossibile scendere sul terreno dello scontro sperando di spuntarla; inoltre risulterebbe, nell&#8217;eventualità di una vittoria di rovescio di dominio sul diavolo, uno spreco imperdonabile di un&#8217;energia comunque preziosa e utilissima per il sostentamento materiale.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Cerchiamo di tradurre quanto detto riferendoci all&#8217;aspetto della nostra vita quotidiana. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Generalmente rispetto al danaro si possono avere atteggiamenti di adorazione e di totale possessione (persone che credono che il danaro sia tutto, sia che ce l&#8217;abbiano sia che non ce l&#8217;abbiano) oppure di distacco e di rinuncia totale. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Nell&#8217;uno e nell&#8217;altro caso, se si acuisce l&#8217;analisi, si vede che non c&#8217;è molta differenza. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il Diavolo, infatti, esercita tutto il suo diabolico potere su coloro che possiede attraverso l&#8217;attaccamento ossessivo alle cose materiali, su coloro che sognano la felicità sempre e solo attraverso i soldi (non godendo del miracolo stesso di essere in vita) e su coloro che terrorizzati al solo venire a contatto col danaro, se ne stanno alla larga atteggiandosi a (finti) virtuosi. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">In definitiva, questo potente arcano è attivo sia quando possiede in maniera chiara ed inequivocabile, nella sua <span style="text-decoration: underline;">presenza</span> (l&#8217;arrivista che pensa che “la vita è danaro” e dedica ogni ora della sua preziosa vita ad accumulare ricchezze che un giorno dovrà lasciare), sia in colui che lo rifugge per paura, quindi nella sua <span style="text-decoration: underline;">assenza</span> (la persona che trema alla vista di una banconota temendo di “sporcare” la sua presunta trasparenza di intenti e di onestà).</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">L&#8217;unico modo per far sì che questo Arcano misterioso dei Tarocchi svolga la sua azione in modo positivo e stimolante consiste nel dargli il <strong>GIUSTO riconoscimento</strong> che gli spetta. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Considerare il danaro come un prezioso mezzo di sostentamento e che ci permette di realizzare concretamente i nostri obiettivi conducendo una vita dignitosa e prospera. Riconoscergli quindi il potere che gli è proprio senza consegnargli l&#8217;anima (di cui non necessita essendo egli il Signore della Materia e quindi dei nostri corpi, come abbiamo visto nell&#8217;aspetto sessuale della prima parte) e nemmeno offendendolo con inutili esorcismi di Rinuncia e di Povertà che nella maggior parte dei casi rivelano una “possessione al negativo”, cioè un pensiero ossessivo del danaro nel bramarlo rimuoverlo, sognarlo e negarlo.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>I TAROCCHI COME ESPRESSIONE DELLA VITA QUOTIDIANA il diavolo parte prima -</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 09:49:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dott. Rocco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[A partire da questo articolo inizierò una serie di riflessioni sul significato degli Arcani Maggiori in riferimento alle vicende della vita quotidiana. Non si tratta esattamente di significati divinatori, che sarebbero innumerevoli per essere contenute in un breve articolo, ma di ciò che ha attinenza col comune sentire del vivere.  IL DIAVOLO &#160; Questa carta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;">A partire da questo articolo inizierò una serie di riflessioni sul significato degli Arcani Maggiori in riferimento alle vicende della vita quotidiana. Non si tratta esattamente di significati divinatori, che sarebbero innumerevoli per essere contenute in un breve articolo, ma di ciò che ha attinenza col comune sentire del vivere.</span> </p>
<p><span style="font-size: medium;">IL DIAVOLO</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.dottrocco.it/wp-content/uploads/2011/11/diavolo1.jpg"><img class="alignnone" title="diavolo" src="http://www.dottrocco.it/wp-content/uploads/2011/11/diavolo1.jpg" alt="" width="150" height="252" /></a></p>
<p><span style="font-size: medium;">Questa carta ha attinenza con due campi molto diversi tra loro seppure legati da un filo sottile: l&#8217;amore e i soldi.</span> </p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;">Amore</span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Nel significato più deteriore l&#8217;amore equiparato al sesso diviene una merce e una merce di scambio o comunque, come tutte le merci, vendibile. In un significato più elevato invece indica l&#8217;intensità di un sentimento percepita anzittutto dai sensi, infatti, anche nel linguaggio parlato, noi diciamo di “avere il diavolo in corpo” o di “sentirci as-satan-ati” verso qualcuno. Un sentimento che non fosse caratterizzato da uno slancio passionale e che comprenda la sessualità andrebbe visto con sospetto poiché gli “amori platonici” il più delle volte risultano essere la conseguenza di blocchi, inibizioni profonde o di riserve personali. Raramente c&#8217;è qualcuno che raggiunge uno stato così elevato di consapevolezza da trascendere completamente il sesso, ma, se così fosse, questa stessa fortunata persona avrebbe anche trasceso la relazione e il bisogno dell&#8217;altro, sentendosi completamente appagata di sé stessa e della propria interiorità.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Quando invece il sesso è completamente slegato da qualsiasi implicazione (o complicazione) sentimentale esso diviene simile a una merce e quindi suscettibile di essere alquanto “<span style="text-decoration: underline;">oggett</span>”-ivata. Il mestiere più antico del mondo non a caso è il più antico proprio per questa ragione, l&#8217;esigenza sessuale è tutt&#8217;uno con la natura umana.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La carta del “Diavolo” rimarca molto la possibilità che questa potente energia che noi chiamiamo “sesso” possa essere slegata da qualsiasi contesto e quindi utilizzata con finalità apparentemente diverse. La psicologia maschile risulta essere alquanto sensibile alla fruizione del sesso fine a sé stesso, diversamente dalla donna che vede sempre e comunque il sesso come collegato e veicolato al sentimento. I migliori conflitti di coppia si basano su questo: l&#8217;uomo interessato al rapporto sessuale e impreparato a donarsi “dopo” (l&#8217;amplesso), la donna interessata a soggiogare completamente l&#8217;uomo “dopo” aver sedotto. Se il diavolo da parte maschile si riduce alla seduzione femminile sottoforma di erotismo e/o pornografia, la donna vive l&#8217;eccitazione nel proprio immaginario affascinata dall&#8217;uomo che ha potere, prestigio o comunque partner tramite il quale coronare i propri progetti personali (essere madre, acquistare una casa, mettere su famiglia, ecc.). </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Volutamente quanto detto riguarda un aspetto particolarmente cinico o comunque egoistico dell&#8217;esperienza dell&#8217;amore, perchè il Diavolo rappresenta la quintessenza stessa dell&#8217;EGO. Tutto ciò che riguarda l&#8217;Io è Reame di questo Arcano e se tale carta non è sostenuta da altre che elevino il significato potentemente utilitaristico che ha (esiste infatti un comportamento che non sia finalizzato sempre e comunque a qualcosa quando è proviene dall&#8217;Io?&#8230;.), l&#8217;esperienza dell&#8217;amore è destinata a portare frustrazione, sofferenza e infelicità.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>I testi consigliati dal dott. Rocco</title>
		<link>http://www.dottrocco.it/207/207/</link>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2011 13:03:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dott. Rocco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; I libri infatti sono molto più che oggetti, ma presenze vive nonchè importanti compagni di viaggio. Se nella lista troverete libri già da voi letti, mi sentirò meno solo. Se diversamente alcuni vi sono sconosciuti, mi auguro che vi apportino l&#8217;incanto e i prodigi che hanno portato a me. Buona lettura! &#160; Sui Tarocchi: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.dottrocco.it/wp-content/uploads/2011/05/rocco1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-170" title="rocco1" src="http://www.dottrocco.it/wp-content/uploads/2011/05/rocco1.jpg" alt="" width="256" height="192" /></a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>I libri infatti sono molto più che oggetti, ma presenze vive nonchè importanti compagni di viaggio.</strong></p>
<p>Se nella lista troverete libri già da voi letti, mi sentirò meno solo. Se diversamente alcuni vi sono sconosciuti, mi auguro che vi apportino l&#8217;incanto e i prodigi che hanno portato a me.<br />
Buona lettura!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong>Sui Tarocchi:</strong></p>
<ul>
<li>OSWALD WIRTH &#8211; I Tarocchi &#8211; ed. Mediterranee</li>
</ul>
<p>In assoluto il miglior testo sull&#8217;argomento.<br />
Nonostante vanti oltre un secolo di vita, la sua trattazione è sempre attuale e non risente di interpretazioni a carattere religioso. Per chi si cimenta nella lettura di questo importante libro, sappia che occorrono pazienza, costanza e meticolosità nello studio. Questo infatti non è un &#8220;manuale per l&#8217;uso dei Tarocchi&#8221;, ma un vero e proprio trattato di esoterismo. Importante libro che necessita di continue riletture nel tempo, ma ne vale la pena poiché la posta in gioco è ottima: si diventa padroni del vero e autentico simbolismo esoterico degli Arcani dei Tarocchi e si sorriderà della ciarlataneria e del pressappochismo di tanti odierni cartomanti &#8220;professionisti&#8221;.</p>
<ul>
<li>ALEISTER CROWLEY &#8211; Il Libro di Thoth &#8211; edizioni Sarva</li>
</ul>
<p>Prima di accingersi alla lettura di questo libro bisognerebbe aver letto qualcosa di questo importante autore (vedi, più sotto, &#8220;Magick&#8221;). Sconsiglio vivamente di leggere libri su Crowley, perché nella maggior parte di casi (a parte sporadici esempi recenti) si tratta di persone che raccontano pettegolezzi che scaturiscono dalle loro menti morbose e ammalate; si tratta infatti di autori che non hanno mai letto una riga di Crowley eppure passano per cultori e conoscitori del pensiero e delle opere di Crowley (vedasi Colin Wilson). Ma bisogna evitare con cura anche i fanatici di &#8220;droga, sesso e rock&#8217;n'roll&#8221; che vedono in questo autore qualcosa che andrebbe bene per una rockstar conformista-trasgressivo e non per un Maestro di Magia.<br />
La prosa di questo prolifico scrittore è avvolgente e rapisce.<br />
Si potrà discutere su alcuni &#8220;esperimenti&#8221; eccessivi di Crowley, ma quello che ha lasciato all&#8217;umanità in termini di riscoperta della Magia è fuori discussione. Il suo patrimonio in termini di Conoscenza è immenso e se qualcuno decidesse di leggere e studiare diligentemente l&#8217;enorme mole dell&#8217;opera da lui lasciata (non solo trattati sulla magia, ma poesie, teatro, racconti, romanzi, commenti a opere sacre, recensioni, ecc. per non parlare del notevole materiale tuttora inedito), vanterebbe una delle esperienze più intense e più ricche che gli sia dato vivere.<br />
Questo testo sui Tarocchi non è del tutto facile se non si sono apprese i concetti tradizionali del simbolismo degli Arcani Maggiori e se non si è letto &#8220;Magick&#8221;.</p>
<p><strong>Sulla Magia:</strong></p>
<ul>
<li>ELIPHAS LEVI &#8211; Il Dogma dell&#8217;Alta Magia &#8211; edizioni Atanor</li>
</ul>
<ul>
<li>ELIPHAS LEVI &#8211; Il Rituale dell&#8217;Alta Magia &#8211; edizioni Atanor</li>
</ul>
<p>Sono i primi libri che ho letto sull&#8217;argomento. Devo a questo importante autore se, allora giovanissimo, non mi sono perso in esperienze inutili oltre che pericolose nel campo dell&#8217;occulto. Sebbene scritte con uno stile a tratti ridondante e tipicamente ottocentesco e nonostante l&#8217;influsso giudaico-cristiano di cui E. Levi era imbevuto, la lettura di questi due volumi è molto utile, anche in riferimento ai Tarocchi.</p>
<ul>
<li>ALEISTER CROWLEY &#8211; Magick &#8211; edizioni Mediterranee</li>
</ul>
<p>Non so se leggere questo libro voglia poi dire diventare &#8220;seguaci&#8221; di Crowley. Lo escluderei poiché la cosa è una contraddizione in termini: il fine ultimo di questa opera è quello di ricercare la nostra Vera volontà e da quel momento mettere in pratica ciò che Vogliamo (&#8220;Fa ciò che vuoi sarà tutta la Legge&#8221;). Appare dunque difficile diventare seguaci della Volontà di un altro, fosse pure lo stesso Crowley il quale, a questo proposito, in vita era sempre severo e ferocemente ironico verso quei discepoli che, per così dire, &#8220;gli si attaccavano&#8221; (a tale proposito parlava di un &#8220;demone Crowley&#8221; che avrebbe avuto a che fare con l&#8217;aspetto superficiale e quindi illusorio della sua personalità, già di per sé eccentrica). Nell&#8217;introduzione al volume di Soror Virakam (al secolo Mary d&#8217;Este Sturges, grande amica di Isadora Duncan) c&#8217;è una frase che ben sintetizza lo scopo di questa poderosa opera: &#8220;Tutta l&#8217;esistenza di Frater Perdurabo (Crowley) è dedita a far sì che voi raggiungiate quest&#8217;esperienza viva della Verità per voi stessi, da voi stessi e in voi stessi!&#8221; Se si può essere contagiati dall&#8217;irresistibile trattazione della Magia fatta in questo volume (dove si comprende in maniera chiarissima che cos&#8217;è una Volontà e come sia difficile capire quale è la nostra Vera Volontà) l&#8217;effetto sarebbe quello di leggere meno libri e sperimentare attivamente quello che vi è scritto. Crowley tratta di tutto, ma proprio di tutto sull&#8217;argomento insistendo molto sull&#8217;importanza del cambiamento della propria natura imperfetta grazie all&#8217;impiego e alla costanza di tecniche che vanno dai semplici &#8220;asana&#8221; (posizioni tratte dallo yoga e che prevedono lunghi momenti di immobilità del corpo) alla costruzione di un vero e proprio tempio magico. L&#8217;insistenza viene fatta sugli sforzi prolungati e sulla violenza che si utilizza per poter operare i grandi processi di trasformazione della propria natura. Per i &#8220;tiepidi&#8221; o per coloro che si accontentano di leggere molto di magia, parlare molto di magia, ma non fare nulla, questo libro non è adatto.</p>
<p>La lettura non è sempre agevole, bisognerebbe conoscere rudimenti di Cabala, di Tarocchi, di gerarchie angeliche, di corrispondenze planetarie, ecc. ecc., ma leggendo si è motivati ad approfondire gli argomenti in tutte le direzioni.<br />
In ogni caso, al di là della magia, la migliore trattazione sul fenomeno della Volontà (&#8220;Thelema&#8221;) e delle conseguenze di chi la Volontà non la conosce ed è in balìa degli impulsi più contrastanti. (vittime predestinate del demone Choronzòn, l&#8217;Abitatore dell&#8217;Abisso).</p>
<ul>
<li>GIULIANO KREMMERZ &#8211; Il mondo secreto &#8211; edizioni Rebis (2 volumi)</li>
</ul>
<p>Altro grande Maestro a cui devo molto. Indispensabile per capire il filone italiano di ricerca e sperimentazione della Magia.</p>
<ul>
<li>PIERLUCA PIERINI R. &#8211; La magia degli incensi &#8211; edizioni il Gatto Nero</li>
</ul>
<ul>
<li>PIERLUCA PIERINI R. &#8211; La magia delle candele &#8211; edizioni il Gatto Nero</li>
</ul>
<p>Entrambi questi volumi sono molto utili per quanto riguarda l&#8217;importanza dell&#8217;uso sia degli incensi che delle candele. L&#8217;Autore tratta un argomento sul quale sono state scritte parecchie inesattezze e alla fine della lettura si hanno idee chiare su come intendere le corrispondenze planetarie per ogni componente sia degli incensi che del colore delle candele e su molti altri aspetti.</p>
<p>Preziosi entrambi per i consigli tecnici su come muovere i primi passi nella ritualistica magica.</p>
<ul>
<li>OSHO &#8211; Il Libro dei Segreti &#8211; ed. Bompiani</li>
</ul>
<ul>
<li>OSHO &#8211; I segreti della trasformazione &#8211; ed. Bompiani</li>
</ul>
<p>Questi due testi sono una (parziale) raccolta dei discorsi di Osho Rajneesh che commentano l&#8217;antichissimo testo sul Tantra: il &#8220;Vigyana Bhairava Tantra&#8221;. A prescindere dall&#8217;interesse effettivo che si può avere verso il Tantra sono insegnamenti utilissimi per chiunque voglia trovare il proprio centro e smettere di essere passivo nonchè oggetto in balia degli eventi e delle persone. Sono spiegati e commentati ben 112 tecniche di meditazione che vale la pena mettere in pratica continuativamente (ne bastano anche un paio) per verificare, dopo qualche giorno, gli effetti trasformativi sulla propria natura. Non ha infatti alcun senso dal mio punto di vista leggere Osho e convincersi di una propria autoilluminazione solo perché si leggono qualche dozzina di libri della sterminata produzione di questo autore. All&#8217;opposto c&#8217;è l&#8217;atteggiamento fanatico che ha portato molte persone a seguire Osho, quando era in vita, annullando la propria personalità e aderendo superficialmente a un&#8217;ottica indiana estranea alla nostra cultura occidentale. Ho avuto modo di conoscere diversi sannyasin negli anni &#8217;80: in alcuni di loro ho riscontrato apertura e amore, ma in moltissimi altri rigidità e superficialismo, tipico di qualsiasi proselita fanatico.</p>
<p>Per questa ragione pur non essendo io stesso seguace di Osho (ma nemmeno di altri guru) ritengo gli insegnamenti di Osho incredibilmente preziosi ed utili. Il personaggio è irresistibile anzitutto per il senso di ironia e di autoironia di cui era capace: leggere un suo libro vuol dire essere compenetrati dalla forza di una personalità che ha trasceso da vivo molte dimensioni dell&#8217;incarnazione e quindi anche quelle del piacere e della sofferenza, quindi ogni libro di Osho va più che bene.</p>
<ul>
<li>OSHO &#8211; La mente che mente &#8211; ed. Urra</li>
</ul>
<p>Raccolta dei commenti sul &#8220;Dhammapada&#8221; di Gautama il Buddha. Ogni professionista che si interessa della vita psichica dovrebbe obbligatoriamente leggere questo libro senza pregiudizi e interrogarsi.</p>
<ul>
<li>TOLLY BURKAN &#8211; Spiritualità estrema &#8211; ed. Il Punto d&#8217;incontro</li>
</ul>
<p>Libretto interessante dove l&#8217;autore racconta i suoi tentativi audaci di mettersi alla prova con tecniche alquanto estreme. L&#8217;autore cita non a caso dei versi di Nikos Kazantzakis (&#8220;Grazie, Signore, per avermi portato dove non volevo andare&#8230;&#8221;) per farci capire che egli non è un acrobata circense, ma un&#8217;anima alla ricerca di Dio. L&#8217;autore riporta dettagliatamente le azioni in cui si è cimentato: è riuscito a camminare sul fuoco, a condizionare col pensiero una slot machine e a realizzare grosse vincite, a buttarsi dall&#8217;aereo aprendo il paracadute all&#8217;ultimo minuto prima di sfracellarsi al suolo, ha spezzato una freccia con la punta rivolta verso il collo, ha trafitto la sua mano con uno spillone lungo 30 cm., ha annusato feci di cane senza provare il voltastomaco ecc. ecc. MA non è riuscito in un&#8217;operazione anch&#8217;essa, a mio avviso oggi come oggi, di spiritualità estrema:salvare il proprio matrimonio e rimanere sposato (forse che il mantenimento del matrimonio nei tempi moderni sia, in assoluto, la prova più difficile?&#8230;.)</p>
<p><strong>Narrativa:</strong><br />
<strong> Quelle che seguono non sono recensioni di critica letteraria, ma segnalazioni di tesori. </strong></p>
<ul>
<li>GUSTAV MEYRINK &#8211; L&#8217;Angelo della finestra di Occidente &#8211; edizioni &#8220;Libri del Graal&#8221; &#8211; Libreria Romana E&#8217; sicuramente e in assoluto il romanzo esoterico che preferisco.</li>
</ul>
<p>Letto e riletto innumerevoli volte, non finisco mai di stupirmi di come Meyrink in questo grande romanzo abbia superato sé stesso nel creare sia gli elementi indispensabili per una lettura da thriller sia nel tessere la storia su elementi esoterici per così dire &#8220;affidabili&#8221; essendo stato lo stesso Meyrink un iniziato. Chi ama Praga e la Praga del Cinquecento non può lasciare questo mondo senza prima avere letto questo libro.</p>
<ul>
<li>THOMAS MANN &#8211; Giuseppe e i suoi fratelli &#8211; edizioni Oscar Mondandori in 4 volumi</li>
</ul>
<p>1° volume: Le storie di Giacobbe<br />
2° volume: Il giovane Giuseppe<br />
3° volume: Giuseppe in Egitto<br />
4° volume: Giuseppe il nutritore. Scrivere che cosa rappresenta nella mia vita Thomas Mann richiederebbe lo spazio di innumerevoli pagine; mi limito, nell&#8217;ambito dell&#8217;atmosfera di questo sito, a segnalare questa importante opera considerando come e quanto Mann sia efficace nel descrivere l&#8217;Egitto della XVIII dinastia, ai tempi dei faraoni Amenthotep II e Amenthotep IV. Leggendo l&#8217;immenso materiale di questa tetralogia si è letteralmente trasportati nell&#8217;Egitto faraonico quasi si utlizzasse una &#8220;macchina del tempo&#8221; (prodigi di un artista che scrive, più o meno consapevole, o ricordi di altre vite?).</p>
<ul>
<li>THOMAS MANN &#8211; L&#8217;eletto &#8211; ediz. Oscar Mondadori</li>
</ul>
<p>Avvincente racconto basato su una storia d&#8217;amore risalente al Medioevo. Misticismo e ricerca del Sé.</p>
<ul>
<li>MARGUERITE YOURCENAUR &#8211; L&#8217;opera al nero &#8211; ediz. Feltrinelli</li>
</ul>
<p>Affascinante e struggente storia della vita di Zenone, immaginaria figura di alchimista, iniziato, confessore alla ricerca della verità interiore, ambientato nel Cinquecento.</p>
<ul>
<li>MARGUERITE YOURCENAUR &#8211; Memorie di Adriano &#8211; ediz. Einaudi</li>
</ul>
<p>Per come è scritto, per la poesia e il dramma che scaturisce da ogni riga e da ogni pagina, si è molto tentati di pensare a Marguerite Yourcenar (prima donna nella storia a far parte dell&#8217;&#8221;Academie Francaise&#8221;) come alla reincarnazione dello stesso imperatore Adriano. Poesia e letteratura compiono spesso di questi prodigi, ma in questo caso, la scrittrice parla in prima persona identificandosi nell&#8217;imperatore con una tale naturalezza e confidenza da sembrare a tratti un riflusso di ricordi di altre vite vissute senz&#8217;altro come uomo. Insuperabile la descrizione dell&#8217;iniziazione al rito mithraico e struggente la morte dell&#8217;amato Antinoo.</p>
<ul>
<li>ARTUR SCHNITZLER &#8211; La predizione &#8211; ed. Anabasi</li>
</ul>
<p>Affascinante e breve racconto di quanti e quali giri tortuosi può fare una predizione prima di diventare realtà. Mi è capitato spesso con le analisi divinatorie di verificare un esito inquietante come il protagonista di questa avvincente storia.</p>
<ul>
<li>ALEXANDER LERNET-HONELIA &#8211; Il Signore di Parigi &#8211; ed. Adelphi</li>
</ul>
<p>Sulla falsariga del racconto precedente, inquietante profezia ad opera di Cazotte degli eccidi e dello stravolgimento epocale originato dalla Rivoluzione Francese.</p>
<ul>
<li>DAN SIMMONS &#8211; Danza Macabra &#8211; ed. Interno Giallo s. r. l.</li>
</ul>
<p>Questo poderoso romanzo, ad opera di un professionista del genere horror e di fantascienza, risulta molto utile per capire che cosa siano i &#8220;vampiri psichici&#8221; e di che cosa voglia dire &#8220;nutrirsi&#8221;. Lettura avvincente e garanzia di rimanere &#8220;in ansia&#8221; per quasi ottocento pagine…</p>
<ul>
<li>MATTHEW G. LEWIS &#8211; Il Monaco &#8211; (sta in &#8220;I grandi romanzi gotici&#8221;) ed. Newton Compton &#8220;i Mammuth&#8221; Racconto gotico del Settecento. Ottima descrizione di come un&#8217;austera figura religiosa, il monaco appunto, possa essere invece l&#8217;incarnazione stessa del peccato e del male. Emblematico resoconto di alcuni effetti indesiderati delle &#8220;virtù eroiche&#8221; di stampo cattolico. Un noto detto recita &#8220;Cuchullus non fecit monacum&#8221;, traduzione: &#8220;L&#8217;abito non fa il monaco&#8230;.&#8221;)</li>
</ul>
<ul>
<li>SUSANNA TAMARO &#8211; Anima mundi &#8211; ed. Baldini &amp; Castoldi</li>
</ul>
<p>Forse la scrittrice Tamaro ha poco a che fare con il mondo dell&#8217;occulto, ma segnalo e raccomando caldamente questo libro per l&#8217;effetto più che positivo che produce. Lo stile è irresistibile e si entra nella storia del protagonista con molta facilità se si ha avuto venti o trent&#8217;anni tra gli anni Settanta e gloi anni Ottanta. Uno spaccato della storia sociale d&#8217;Italia soprattutto in riferimento ai fermenti contestatori degli anni settanta. Un finale a sorpresa che invita alla speranza e alla ricerca del senso autentico della vita. Non mi sorprende che questo romanzo sia stato &#8220;bocciato&#8221; dalla critica, vale la pena leggerlo anche solo per questo motivo.</p>
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		<title>Intervista</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2011 12:49:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dott. Rocco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Vado a trovare il dott. Rocco Chiriacò per porgli delle domande. Ho con me un blocchetto di appunti, su cui mi sono annotato alcune domande, e un registratore. L&#8217;appuntamento mi è stato fissato di prima mattina in una piacevole giornata di primavera. Prima di entrare nel giardino, la mia attenzione è catturata da un cartello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vado a trovare il dott. Rocco Chiriacò per porgli delle domande. Ho con me un blocchetto di appunti, su cui mi sono annotato alcune domande, e un registratore. L&#8217;appuntamento mi è stato fissato di prima mattina in una piacevole giornata di primavera. Prima di entrare nel giardino, la mia attenzione è catturata da un cartello rosso affisso all&#8217;ingresso, vicino al cancello, che reca una scritta nera, in gotico: &#8220;DOMVS AVREA&#8221;. Mi sorprende trovare un nome simile per una casa, abituati come si è a trovare targhe e targhette che recano nomi di personaggi femminili, facilmente assimilabili alla casa stessa. Il giardino colpisce per una grande pergola in legno letteralmente sommersa da un robusto e rigoglioso glicine che trovo, nel momento della mia visita, alla massima fioritura.<br />
Il dott. Rocco Chiriacò mi viene incontro silenzioso e sorridente porgendomi la mano. Sono piacevolmente colpito dalla sua cordialità e al tempo stesso da una potente energia che non riesco a definire, ma che mi trasmette buonumore e rilassatezza.<br />
Mi fa accomodare in quello che mi sembra il suo studio: un ampio salone arredato con gusto e ricercatezza. Mi siedo su una sedia di legno in stile rinascimentale, decisamente scomoda, quasi uno scranno, mentre il mio interlocutore prende posto dall&#8217;altra parte di un grande e possente tavolo nero, sempre in stile Rinascimento con zampe di leone, su una poltrona che scorgo dotata di una spalliera recante un arazzo che raffigura Perseo che uccide il drago. Rimaniamo in silenzio per un po&#8217; e la mia curiosità è subito catturata dall&#8217;infinità di quadri e quadretti incorniciati e appesi un po&#8217; dappertutto: il diploma di laurea in psicologia, papiri egiziani coloratissimi che non avevo mai visto alle solite bancarelle, ritratti fotografici (un capo pellerossa, Aleister Crowley con un asciugamano in testa a mo&#8217; di turbante, un ritratto giovanile del dr. Rocco, un particolare di Luca Signorelli raffigurante l&#8217;Anticristo, ecc.), gli Arcani Maggiori dei Tarocchi dai colori completamente sbiaditi a causa di un uso frequente e continuo negli anni anch&#8217;essi incorniciati, un computer, una scultura densa di presenza, piante in quantità.<br />
Una scritta affissa alla mia sinistra mi colpisce al punto da leggerla tutta d&#8217;un fiato a bassa voce:</p>
<p>&#8220;A meno di essere interrogati, non si deve spiegare niente a nessuno; né si deve rispondere a una persona che interroghi in maniera sbagliata; il saggio, anche se conosce la risposta, si comporti tra gli uomini come se fosse un idiota.&#8221;<br />
Leggi di MANU (II, 110)</p>
<p>Sembra un avviso e sono un po&#8217; condizionato all&#8217;idea che il dr. Rocco non si sottoporrà molto volentieri alle mie domande. Glielo dico:</p>
<p><strong>Io</strong>: mi chiedevo, se le domande che ho intenzione di farle saranno degne della Sua attenzione…</p>
<p><strong>dr. Rocco</strong>: Le faccia!… staremo a vedere….</p>
<p>So che dovrei tirare fuori il mio blocco degli appunti ma non mi riesce di fare qualcosa di preordinato, di osservare, per così dire, una &#8220;scaletta&#8221;; sarà per via del forte odore di incenso che c&#8217;è nella stanza, sarà per lo sguardo fisso e sorridente del mio interlocutore, ma mi lascio andare completamente e gli chiedo la prima cosa che mi passa per la mente:</p>
<p><strong>Io</strong>: è molto che abita qui?…</p>
<p><strong>dr. Rocco</strong>: sono capitato in questa località chiamata Concadirame, a pochi chilometri da Rovigo, per via del tutto casuale… ma, sa, io non credo molto nel caso… cercavo un posto tranquillo, immerso nel verde, per poter essere il più possibile vicino alle forze della Natura; un giorno, ubbidendo a un forte impulso, ho cercato a caso per le agenzie e ho trovato questo posto. Come avrà visto sono a qualche centinaio di metri dall&#8217;argine del fiume Adige e la presenza di un corso d&#8217;acqua ha sempre rappresentato per me motivo di grande fascino…</p>
<p><strong>Io</strong>: non si sente troppo tagliato fuori dalla società e dalla sicurezza data dal sentirsi vicino al traffico dei centri abitati?…</p>
<p><strong>dr. Rocco</strong>: è esattamente quello che volevo. La mia vita, in effetti, non è molto diversa da quella di un monaco di clausura o di un abate…. ho scelto infatti di isolarmi dalla confusione di un centro abitato con gli immancabili problemi di traffico automobilistico e di parcheggi, di smog e di movimenti fatti di corsa. Ma non si tratta solo di questo… qui, dove vivo e lavoro, non manco mai agli appuntamenti che credo costitutivi dell&#8217;essere umano quali il silenzio della notte, il sorgere e il tramontare del sole, l&#8217;andirivieni delle stagioni. Sa, in campagna, si impara decisamente ad osservare e io mi considero &#8220;un grande osservatore&#8221;…</p>
<p><strong>Io</strong>: …un contemplatore?…un mistico?…</p>
<p><strong>dr. Rocco</strong>: sì, può essere… ma ancora prima di significati religiosi, si tratta esattamente di quello che ho detto… la capacità di &#8220;osservare&#8221; va sempre più scemando nel genere umano… paradossalmente questo succede a causa del bombardamento ripetuto di immagini, suoni, rumori, insomma stimoli indesiderati, che portano -credo per un meccanismo di difesa dei nostri poveri cinque sensi- a renderci sempre meno sensibili, attenti e presenti a noi stessi.<br />
Qui, in questo posto, ho cercato di entrare realmente in contatto con le forze della Natura, che poi altro non sono che gli Dèi stessi,e ho capito quanto fossi intossicato di scorie, falsi bisogni, inutili dolori… ho lasciato che la vita di campagna intercettasse i reali ritmi dell&#8217;essere umano e ho così scoperto, il prodigio delle albe, i misteri delle notti stellate, i grilli, le rane, i &#8220;chicchirichì&#8221; dei galli, le afe della calura estiva, le rigidità delle gelate e un&#8217;infinità di altri fenomeni che smettono di essere aspetti privi di importanza per divenire vita vera, realmente vissuta!…</p>
<p><strong>Io</strong>: una visione romantica: l&#8217;incontro dell&#8217;uomo solo con la Natura…</p>
<p><strong>dr. Rocco</strong>: non so di che visione si tratti, ma, mi creda, non c&#8217;è niente di intellettuale in quello che dico, nessuna posa &#8220;letteraria&#8221;… forse può essersi trattato, al massimo, di una &#8220;reazione&#8221;: sono nato nel cemento di una grande città del Sud e ho sempre sentito, man mano che crescevo, il forte desiderio di potermi isolare in un posto il meno possibile contaminato, non certo per fuggire da chissà cosa, ma per incontrare me stesso. A lungo, infatti, ho pensato, soprattutto in gioventù, di farmi monaco, ma non era quella la strada designata dal mio destino…ciononostante, certi fermenti sopravvivono e alla fine anche una scelta diversa, come quella di formare un nucleo famigliare, può non essere molto diversa da quella di chiudersi in convento…</p>
<p><strong>Io</strong>: e in tutto questo Lei non ci vede un isolamento che può essere pagato con…come dire…effetti indesiderati?…</p>
<p><strong>dr. Rocco</strong>: tipo?…</p>
<p><strong>Io</strong>: non so, parlo per me… io avvertirei una certa ansia all&#8217;idea di non vedere nessuno, anche se suppongo che, grazie al Suo lavoro, Lei sia molto in contatto col genere umano…percepirei insomma una certa inquietudine a sapermi dimenticato da tutti… in fondo, salutare il vicino di casa uscendo dalla porta del proprio appartamento in condominio, oppure camminare per strade piene di gente può essere un modo per sentirsi meno soli…</p>
<p><strong>dr. Rocco</strong>: lo crede davvero?…</p>
<p>Il dr. Rocco mi fissa con occhi penetranti sorridendo sotto i lunghi baffi da nobile slovacco e rimaniamo in silenzio a guardarci non sapendo io più che dire…dopo qualche secondo aggiunge, come a voler interrompere una mia eventuale risposta:</p>
<p><strong>dr. Rocco</strong>: vede, io penso che il più delle volte crediamo di non essere soli per il semplice fatto che vediamo intorno a noi molte persone fare i medesimi gesti e i medesimi comportamenti che mettiamo in atto noi stessi… in realtà, ci sentiamo ancora più soli per via dell&#8217;incomunicabilità che viene sepolta dalle frasi di rito &#8220;Come va?…Tutto a posto?…Come te la passi?…&#8221; Credo invece che non possa esistere vera comunicazione senza una presenza consapevole e per poter scoprire il prodigio, l&#8217;intensità della consapevolezza bisogna incontrare sé stessi…questo, penso, faccia un po&#8217; paura a tutti e si preferisce allora continuare a far finta di niente illudendosi di non essere soli per non voler guardare realmente dentro noi stessi.<br />
Non voglio, dicendo questo, affermare che sia indispensabile venirsene in campagna per trovare sé stessi, dico solo che questa è sempre stata e rimarrà la condizione ideale perché si ascolti pulsare la vera essenza di sé stessi….forse ci saranno anche altre vie, non lo nego, io posso riferirmi solo a me stesso e posso assicurarLe che non riuscirei a fare ottimamente il mio lavoro se non disponessi di questo silenzio, di questa pace per risolvere il chiasso interiore, o meglio, il fracasso della mente…</p>
<p><strong>Io</strong>: appunto, il Suo lavoro, volevo cominciare col chiederLe proprio questo: in che cosa consiste il Suo lavoro?…</p>
<p><strong>dr. Rocco</strong>: premetto subito che col sottoscritto la parola &#8220;lavoro&#8221; non è molto pertinente…non riesco a pensare a quello che faccio come a un &#8220;lavoro&#8221; e in questo sono sempre stato sin da quando ho cominciato, ormai vent&#8217;anni fa, fortemente presuntuoso. Ho insomma sempre pensato che &#8220;lavoro&#8221; per il genere di cose che io faccio non sia un termine giusto…parlerei piuttosto di &#8220;Arte&#8221; o, se preferisce, di &#8220;vocazione&#8221;, se quest&#8217;ultimo termine non venisse associato inutilmente a un significato religioso…</p>
<p><strong>Io</strong>: scusi…può essere più chiaro, in che senso è stato &#8220;presuntuoso&#8221;?…</p>
<p><strong>dr. Rocco</strong>: è molto semplice: la presunzione consiste nel non dover pensare che il lavoro, come tutti i lavori, richieda un compenso e quindi rappresenti una meta finale, un obiettivo; mi sento sempre snaturare le motivazioni originarie quando penso che quello che faccio sia dovuto al perseguimento di un obiettivo. Forse è per questa ragione che molti ricercatori del Vero avevano mezzi di sussistenza propri e non dovevano necessariamente preoccuparsi di come ovviare alle difficoltà materiali quali mangiare, vestirsi e, farsi una posizione, come si dice…E&#8217; vero che mi faccio pagare per le mie prestazioni, ma quello non è altro che il rispetto di un contratto molto chiaro che si viene a instaurare tra me e il &#8220;cliente&#8221;, chiamiamolo così…&#8221;onorario&#8221; è una parola che deriva da &#8220;onore&#8221; e prevede che il rapporto sia il più chiaro possibile proprio perché si assolve, ripeto, a un contratto…ma, mi si potrà non credere, non ho mai considerato il dettaglio finale (il compenso) l&#8217;obiettivo principale; ho sempre cercato di vivere una realtà a livello psicologico ancora prima che fosse concreta, materiale…ho, per così dire, vissuto &#8220;come se&#8221;…come se fossi ricco e benestante e non avessi bisogno di lavorare per guadagnarmi la volgare pagnotta…continuo ancora a pensarla così, ma sarebbe più esatto dire che non mi riuscirebbe di fare diversamente. La presunzione esiste eccome, poiché non sono ricco di famiglia e tutto quello che ho realizzato da un punto di vista materiale ha sempre rappresentato una sorta di &#8220;scommessa&#8221; o, se preferisce, di &#8220;prova&#8221;…insomma un gioco, un gioco che potrebbe anche avere dei risvolti pericolosi quando si contemplano rischi da affrontare e prezzi da pagare.<br />
<strong>Io</strong>: non so se invidiare il Suo coraggio o la Sua incoscienza, ma torno a ripeterle la domanda: in che cosa consiste il Suo lavoro?</p>
<p><strong>dr. Rocco</strong>: giusto!…non ho risposto…sono laureato in psicologia, ma mi sono interessato giovanissimo oltre che di psicologia e di psicoanalisi anche di esoterismo e di ermetismo. Potrei dire che la mia inizialmente è stata un&#8217;&#8221;avventura intellettuale&#8221; e sottolineo il termine &#8220;avventura&#8221;… quando scoprivo un autore me ne innamoravo totalmente, a volte quasi fino al fanatismo; mi capitava, per esempio, di prendere letteralmente d&#8217;assalto la bibliografia riportata alla fine del libro che leggevo per ripercorrere il possibile &#8220;percorso&#8221; che aveva portato l&#8217;autore alla stesura del libro.<br />
Iniziai con Freud…Lessi e rilessi&#8221;L&#8217;Interpretazione dei Sogni&#8221;, appena quattordicenne, e mi sembrava che, nonostante la pretesa scientifica di Freud stesso, quel libro fosse dotato di un certo potere, più precisamente di un potere derivante da una conoscenza segreta. Credevo insomma che riuscendo a interpretare i sogni (ingiustamente definiti &#8220;nient&#8217;altro che sogni&#8221;…) si potesse arrivare a una matrice, a qualcosa di riposto e inaccessibile all&#8217;indagine e che permettesse di saperne molto di più sull&#8217;essenza di una persona. Freud stesso ha spiegato bene la scomposizione del sogno in &#8220;sogno manifesto&#8221; e &#8220;pensiero onirico latente&#8221;…ecco, tutto ciò che era latente mi affascinava e Freud mi sembrava un pioniere coraggioso, qualcuno che avesse individuato un codice criptico, un linguaggio arcaico che permettesse di decifrare i contenuti dell&#8217;inconscio. Poi lo abbandonai perché mi sembrava che l&#8217;ultimo Freud avesse per così dire rinunciato alle conseguenze rivoluzionarie della propria scoperta. La metapsicologia freudiana dell&#8217;istinto di vita (Eros) e dell&#8217;istinto di morte (Thanatos) la trovavo noiosa e inutilmente filosofica. Io non volevo fare della filosofia!… altrimenti mi sarei iscritto al corso di laurea di filosofia e non di psicologia! Mi affascinava l&#8217;orientamento scientifico che permettesse di verificare, con prove alla mano, ogni teoria e ogni aspetto di teoria. Così, del tutto fortuitamente, scoprii Wilhelm Reich…discepolo dello stesso Freud, Reich portava fino alle estreme conseguenze la scoperta del rimosso e in particolare della sessualità rimossa con tutte le mostruosità generate da chi è costretto ad allontanare dalla propria consapevolezza tutto quello che è impossibile mettere in atto col comportamento. Mi sembrava che Reich avesse qualcosa di geniale nell&#8217;uscire dall&#8217;analisi del privato dell&#8217;individuo ed estendere tale analisi su vasta scala studiando fenomeni sociali quali p. es. il fascismo e altre dittature. La sua idea di &#8220;psicologia di massa&#8221;, ossia di come molti individui funzionino psichicamente come un soggetto unico soddisfaceva la mia esigenza di un impegno, in quegli anni, anche sul piano sociale. Credevo fosse giusto mettere in atto contestazioni che non fossero solo pose o atteggiamenti, ma che potessero modificare aspetti della società fondamentalmente ingiusti. Non si poteva pensare di psicanalizzare l&#8217;intera umanità e trovavo incredibilmente affascinanti le attenzioni che Reich poneva sui &#8220;bambini del futuro&#8221; e sull&#8217;importanza di un&#8217;educazione che permettesse il libero fluire delle energie dell&#8217;uomo.<br />
Reich mi impegnò per molti anni. Lessi tutto, assolutamente tutto quello che veniva via via pubblicato in Italia -ed era parecchio perché Reich negli anni settanta, ma soprattutto negli anni ottanta godette di un certo successo tra i giovani contestatori- nonché molte biografie, quasi sempre denigratorie, che lo consideravano un povero pazzo paranoico con sindrome di persecuzione. Mi hanno sempre incuriosito quelle persone di genio che vengono, in vita o da defunti, coperti da un cumulo di critiche pre-confezionate. Molti presunti biografi di Reich scrivevano poderosi tomi senza che avessero mai letto troppo dell&#8217;autore stesso. Questo mi sarebbe capitato, molto più tardi, con Aleister Crowley. Reich mi piaceva perché agli inizi -mezzo secolo prima di Herbert Marcuse e di Erich Fromm- veniva considerato l&#8217;artefice di una fusione, prima di lui considerata impossibile, tra psicoanalisi e marxismo. Per questa ragione fu espulso prima dal Partito Comunista e successivamente dalla Società Psicoanalitica. Era odiato da marxisti e da freudiani ortodossi. Qui devo aprire una parentesi: non so se siano state le infinite letture reichiane della mia gioventù, ma penso di essermi inconsciamente identificato con quell&#8217;uomo che non abitava la terra di nessuno, che, in nome della conoscenza e dell&#8217;onestà intellettuale, andava avanti nelle proprie ricerche non arrivando a compromessi di alcun tipo. Ho sempre detestato quelle persone che si sentono troppo sicure di sé stesse, per il solo fatto di essere membri di una setta, di un orientamento, chiesa o partito che sia. Senza che me ne rendessi conto, la forte attrazione che suscitava su di me l&#8217;ultimo Reich, quello degli esperimenti orgonomici e della scoperta dell&#8217;energia orgonica, della radianza, insomma di un&#8217;energia vitale -l&#8217;orgone appunto- stava già guidando i miei passi sulla strada che mi avrebbe portato in seguito alle scienze occulte, all&#8217;ermetismo e all&#8217;esoterismo.</p>
<p>La scoperta principale di Reich, sulla quale negli ultimi anni della sua vita puntò il tutto e per tutto, fu la scoperta dell&#8217;energia vitale, da lui denominata &#8220;orgone&#8221;. Costruì delle macchine, &#8220;macchine orgoniche&#8221; appunto, per concentrare e direzionare su persone ammalate, l&#8217;energia vitale. Ipotizzò che il cancro fosse dovuto a una &#8220;biopatia del carattere&#8221;, ovverosia a una malattia dell&#8217;intero organismo vitale che si sarebbe ammalato di cancro solo nello stadio finale. A causa del trattamento su persone malate di cancro, fu incarcerato, si procedette a un falò di tutta la sua biblioteca (per inciso questo avveniva nella &#8220;superdemocratica&#8221; America nel 1957…) e morì dopo qualche mese di detenzione in un penitenziario americano. Insomma fu un martire della libertà e del progresso della conoscenza, un Giordano Bruno imbevuto non di platonismo ed ermetismo, ma di psicoanalisi e di tanto coraggio.<br />
Dicevo che Reich stava guidando, in quegli anni, i miei passi verso ciò che mi portò all&#8217;interesse dell&#8217;occulto e dell&#8217;esoterismo. Ipotizzare che un&#8217;energia invisibile potesse essere responsabile non solo di atteggiamenti e comportamenti, ma anche di benessere e malattia, mi affascinava profondamente. Cercavo qualcosa che potesse &#8220;funzionare&#8221;…sono sempre stato motivato alla ricerca di qualcosa che, in mani esperte, potesse realmente fare cambiamenti. Detestavo tutto ciò che era intellettuale e, da questo punto di vista, detestavo anche me stesso poiché a furia di leggere libri su libri, mi sentivo, per così dire, tagliato fuori dalla Vita e dall&#8217;esperienza di Vita.<br />
Non so se ho risposto alla sua domanda, ma credo che sia determinante capire da quale strade io sia partito per essere approdato a quello che superficialmente viene definiti lavoro di &#8220;cartomante&#8221;o, peggio, di &#8220;mago&#8221;…<br />
<strong>Io</strong>: sì, indubbiamente, siamo tutti abituati a considerare i &#8220;cartomanti&#8221; come persone che impegano il proprio cliente in conversazioni che vanno dall&#8217;imbonimento al vero e proprio terrorismo psicologico…è raro trovare, nella &#8220;categoria&#8221; qualcuno che abbia una preparazione culturale come la sua…<br />
<strong> dr. Rocco</strong>: stabiliamo subito che non esiste una &#8220;categoria&#8221; di cartomanti!… è la mente umana abituata sempre a fare associazioni e quindi raggruppamenti. Non esiste lavoro dove il prodotto dell&#8217;opera sia esattamente a immagine e somiglianza dell&#8217;operatore. Anch&#8217;io faccio fatica a identificarmi in una definizione di &#8220;cartomante&#8221;…ma, tant&#8217;è, un nome, un&#8217;etichetta bisognerà pur utilizzarla. In fondo i Tarocchi, questo meraviglioso &#8220;Trattato di Alta Filosofia per Immagini&#8221;, come lo definiva il grande Oswald Wirth, consiste in un mazzo di ventidue carte e se io dovessi dire qualcosa a proposito di Lei che mi ascolta dovrei comunque manipolare quel mazzo di carte, non ci sono altre possibilità.<br />
Vede, quando una persona viene da me, delle volte per rompere il senso di imbarazzo e di ansia del consultante, io esordisco con una domanda di questo tipo e che ripeto da anni: &#8220;Allora, mi espone Lei il suo problema o vuole che glielo dica prima io facendo un apertura con i Tarocchi?&#8221;… Quasi tutti, stuzzicati da questa affermazione che forse intendono come la sfida di un presuntuoso, mi mettono alla prova non dicendomi assolutamente niente e lasciando che sia io per primo a dire in che situazione si trovano. A questo proposito faccio un&#8217;apertura generale che intercetta immancabilmente il pensiero o i pensieri dominanti del consultante in quel preciso periodo della sua vita. Consideri inoltre che i Tarocchi, gli Arcani Maggiori, a differenza delle carte con i semi dei quattro elementi (bastoni, coppe, spade e danari), cioè gli Arcani Minori, non contengono riferimenti precisi a persone o situazioni che possono riguardare la situazione sentimentale o problemi di affari e danaro. I Tarocchi costituiscono un vero e proprio oracolo che andrebbe interrogato sempre con una domanda precisa. Risulta quindi abbastanza difficile, senza domande, tentare un&#8217;interpretazione non sapendo assolutamente qual è la ragione della visita del consultante. Non a caso molti cartomanti si sentono più sicuri col mazzo delle cosiddette &#8220;carte da briscola&#8221; perché lì c&#8217;è tutto: tradimenti, felicità coniugali, fallimenti, rovina, uomo biondo giovane, donna mora perfida, ecc. ecc. Ma io non potevo accettare di svolgere un&#8217;occupazione di questo genere e così scelsi i Tarocchi, più psicologici e, proprio per questo, più vicini alla vita di ogni essere umano. Questo naturalmente non vuol dire che non si possa dare una risposta a una domanda di carattere eminentemente pratico. Ma vorrà pur dire qualcosa se, quasi in vent&#8217;anni di attività, mi sono imbattuto al 70 % con persone che non erano mai state da cartomanti, non avevano avuto nessuna esperienza del genere o, al massimo, si erano fatte fare un giro di carte dalla signora di turno in una serata divertente in compagnia di amici.</p>
<p><strong>Io</strong>: ecco, questa è una domanda che stavo per farle: che tipo di persone la consultano?<br />
<strong>dr. Rocco</strong>: nel corso della mia attività credo di essermi imbattuto in molte tipologie di persone. Il pubblico non è esclusivamente femminile come ingenuamente si crede, sebbene vada riscontrata una maggiore frequentazione da parte del sesso femminile. Credo che questo si spieghi con una maggiore predisposizione alla vita interiore da parte di donne piuttosto che uomini. Non saprei fare delle generalizzazioni in base al tipo di persone o in base ai lavori che svolgono queste persone, ma è un dato di fatto che la maggior parte di loro possiede un grado di cultura medio-alto. Questo non significa avere titoli di studio, ho conosciuto moltissimi che avevano una grande sensibilità verso la conoscenza e si rivelavano, per così dire, &#8220;naturalmente colti&#8221;…Non riscontro con molta frequenza tra i miei clienti quelle persone che hanno la tendenza innata a farsi raggirare e cercano l&#8217;inganno a tutti i costi….</p>
<p><strong>Io</strong>: questa mi giunge nuova…vorrebbe dire che esistono persone consapevoli di voler essere ingannate al punto da cercare qualcuno che lo faccia?…<br />
<strong>dr. Rocco</strong>: può sembrare strano, ma è proprio così!…non credo che queste persone siano consapevoli però di questa, chiamiamola così, &#8220;tendenza all&#8217;inganno&#8221;. Si tratta perlopiù di un irrigidimento dovuto al troppo soffrire, ci si illude a tutti i costi di voler sapere quello che non esiste e di farsi dire dal cartomante esattamente quello che vogliono sentirsi dire per rimuovere ogni sorta di dubbio e finendo invece coll&#8217;accrescere ulteriormente lo stato di confusione. La sofferenza in certi casi fa brutti scherzi!… anziché avere un atteggiamento di resa, l&#8217;unico atteggiamento che permetta una reale soluzione di un problema che ci angustia, si fa tutto il contrario: si parte dal presupposto di avere capito già tutto e si cerca oculatamente qualcuno che dìa ragione di questi deliri. Le cose si complicano quando dalla parte dell&#8217;operatore si nasconde un famelico personaggio in cerca di facili guadagni; si decide di ricorrere a improbabili operazioni magiche che anziché riguardare il piano della realtà effettiva delle cose si spostano continuamente su livelli di desiderio patologici. Qui voglio fare una precisazione: si crede sempre, in modo unilaterale e assolutamente fuorviante, che il raggiro e l&#8217;inganno siano prodotti dall&#8217;operatore scaltro di turno. Questo è vero solo a metà. Se dall&#8217;altra parte non esiste una resa verso il raggiro e l&#8217;inganno stesso, l&#8217;opera non può essere compiuta. Non è vero che la sofferenza e l&#8217;irragionevolezza prodotta dalla sofferenza spiegano tutto. Io stesso mi sono imbattuto in qualcuna di queste persone: dopo una o due sedute non li vedevo più. In seguito seppi che avevano speso cifre astronomiche dietro un mago truffaldino che garantiva, con assoluta certezza, la riuscita sull&#8217;esito.<br />
Altro esempio è rappresentato da coloro che vogliono assolutamente sentirsi dire che le cose vanno loro male perché sono vittima di una fattura o di un maleficio ad opera di una persona che odiano o della quale sono diventate nemiche. Qui preciso che non esiste e non esiterà mai nessun giro di carte che permetterà di verificare se una persona è oggetto di un attacco da parte di un&#8217;altra persona con mezzi magici. L&#8217;attività cartomantica è frutto di interpretazione e con questo metodo si finirebbe col fare molta confusione interpretando odi e inimicizie -che mai mancano nel teatro variopinto della vita- come &#8220;prove&#8221; di avvenuti sortilegi e malefici. In realtà, solo un rituale potrà dare la giusta risposta a quesiti così delicati. Questo per la semplice ragione che le energie sono una realtà e questa &#8220;realtà energetica&#8221;, chiamiamola così, può essere intercettata da un idoneo strumento rituario.<br />
Allorquando, dopo la verifica attenta e laboriosa del rituale, verificavo che non c&#8217;era nessun attacco né maleficio di alcun tipo, ma si trattava semmai di una negatività dovuta ai pensieri di autocommiserazione, di abbattimento e di paura della persona stessa, scorgevo nel cliente una certa delusione. Pur spiegando e proponendo anche un rimedio, la persona in questione si congedava da me con lo stato d&#8217;animo di chi non si sentiva capito. Successivamente venivo a sapere (è singolare, ma non si perdono mai del tutto le tracce di qualcuno che mi ha consultato) che la stessa persona si era imbattuta con l&#8217;operatore che al primo giro di carte diceva che le cose andavano assolutamente male perché era in azione una fattura: Questo veniva comunicato ancora prima di passare alla descrizione del problema, ma non importa, perché in questi casi non si vuol fare alcuno sforzo per capire, si desidera di essere &#8220;liberati&#8221; da un atto &#8220;salvifico&#8221;.<br />
<strong>Io</strong>: quello che colpisce nel racconto della Sua vocazione è come sia stato possibile che partendo da studi accademici o in ogni caso provenendo da un retroterra per così dire &#8220;scientifico&#8221; Lei sia approdato poi all&#8217;esoterismo, alla lettura dei Tarocchi e ai rituali di magia…<br />
<strong> dr. Rocco</strong>: sì è una giusta osservazione ed è quello che si chiedono tutti quando mi incontrano per la prima volta. Com&#8217;è ho avuto già modo di dire, per me la scoperta dei Tarocchi è stata un&#8217;avventura intellettuale e a questo punto non posso esimermi dal citare un altro grande autore che ha contribuito in maniera determinante alla mia formazione: lo psicologo svizzero Carl Gustav Jung.<br />
Il primo libro di Jung che mi capitò tra le mani era &#8220;Psicologia dell&#8217;inconscio&#8221;, mi fu regalato dai miei compagni di classe quando frequentavo il terzo anno del Liceo scientifico con una dedica che mi stupì: &#8220;A chi ha trovato il coraggio di essere veramente sé stesso&#8221;. Non ero molto socievole e comunicavo scarsamente con i miei compagni di classe perché mi sembravano esageratamente presi da cose che ritenevo futili. La dedica anzi inizialmente mi sembrò una presa in giro, ma tant&#8217;è che avevo tra le mani un libro di Jung!…questo spiega come siano misteriose e prodigiose le vie che ci conducono ai libri importanti o, meglio dire, che strade tortuose fanno i libri importanti per raggiungere persone prescelte. Di Jung sapevo solo che era stato discepolo di Freud e che ruppe col Maestro arrecando a Freud delusione e amarezza. In più ero un po&#8217; influenzato dalle calunnie che lo volevano, per via degli studi sui simboli e sul mito, simpatizzante del nazionalsocialismo. Iniziai la lettura non capendo esattamente quello che leggevo. Non che la trattazione di Jung fosse particolarmente difficile; quel libro ha infatti un carattere divulgativo e spiega abbastanza chiaramente la complessità della psicologia analitica. Non capivo abbastanza perché credo che la lettura di libri di psicologia possa essere capita solo quando si è vissuta l&#8217;esperienza di tempeste interiori, di notevole e vasta portata. Non ho mai sopportato quei patetici individui che pretendevano di capire gli altri soltanto perché imparano a memoria i libri di psicologia (quasi sempre testi universitari, non opere effettive dell&#8217;autore) e acquistano fiducia in sé stessi tentando di improvvisare indagini introspettive su qualche ingenuo interlocutore che crede nel supposto &#8220;potere&#8221; dell&#8217;aspirante psicologo. E&#8217; la stessa cosa che succede anche con sensitivi, cartomanti e maghi…qualsiasi sia l&#8217;occupazione prescelta, una persona non trasformata farà sempre di questi imbarazzanti pasticci.<br />
Tornando a Jung, credo che fossi essenzialmente rimasto colpito dalla sua concezione dell&#8217;inconscio. Non si trattava di &#8220;rimosso&#8221; a carattere puramente sessuale, come con Freud. L&#8217;inconscio appariva molto più ampio e tremendamente spaventoso. La stratificazione operata da Jung in inconscio personale e collettivo, con gli archetipi e gli stati intermedi, mi raggiungeva sottoforma di potente stimolo. In realtà quello non fu esattamente il primo libro di Jung che mi capitò tra le mani. Uno o due anni prima avevo letto &#8220;Psicologia e patologia dei cosiddetti fenomeni occulti&#8221;, ma trovavo privo di interesse il mondo dello spiritismo. (Spiritismo e Magia sono infatti agli antipodi). Tuttavia anche la lettura di questo libro suscitò una profonda impressione su di me.<br />
Successivamente negli anni dell&#8217;università, trovando noiosissimi i testi di argomenti che riguardavano esperimenti con topolini, formule di statitistica e osservazioni su bambini alle prese con giochi, mi diedi alla lettura di Jung. Come sempre lessi anche biografie. Questo mi succede immancabilmente quando scopro un autore che mi affascina. Mi sembra di non potermi esimere dal capire COME ha vissuto l&#8217;autore di quelle pagine straordinarie. Non si tratta della ricerca maniacale di aneddoti, talora sconfinanti nel pettegolezzo, ma del voler capire se quell&#8217;autore aveva fatto tesoro, lui per primo, delle scoperte che il suo ingegno aveva realizzato. Insomma, non ho mai sopportato quelli che &#8220;predicano bene e razzolano male&#8221;, soprattutto non sopportavo, e tuttora non sopporto, la verbosità intellettuale che rimane puro artificio in seno a vite assolutamente inutili e prive di senso, per non dire disperate. Rimasi così incredibilmente affascinato dall&#8217;UOMO JUNG e verificai che la vita di Jung aveva prodotto la scoperta della psicologia dell&#8217;inconscio!….<br />
Mi permetta di citarle il passo di apertura della sua autobiografia &#8220;Sogni, ricordi, riflessioni&#8221;, un&#8217;autobiografia scritta &#8220;appena&#8221; a…ottantatrè anni!…<br />
&#8221; La mia vita è la storia di un&#8217;autorealizzazione dell&#8217;inconscio. Tutto ciò che si trova nel profondo dell&#8217;inconscio tende a manifestarsi al di fuori, e la personalità, a sua volta, desidera evolversi oltre i suoi fattori inconsci, che la condizionano, e sperimentano se stessa come totalità. Non posso usare un linguaggio scientifico per delineare il procedere di questo sviluppo in me stesso, perché non posso sperimentare me stesso come un problema scientifico. Che cosa noi siamo per la nostra visione interiore e che cosa l&#8217;uomo sembra essere &#8216;sub specie aeternitatis&#8217;, può essere appreso solo con un mito. Il mito è più individuale, rappresenta la vita con più precisione della scienza. La scienza si serve di concetti troppo generali per poter soddisfare alla ricchezza soggettiva della vita singola. Ecco perché, a ottantatrè anni, mi sono accinto a narrare il mio mito personale. Posso fare solo dichiarazioni immediate, soltanto &#8216;raccontare delle storie&#8217;; e il problema non è quello di stabilire se esse siano o no vere, poiché l&#8217;unica domanda da porre è se ciò che racconto è la mia favola, la mia verità.&#8221;<br />
Basta iniziare dalle prime righe del libro per convincersi che ci troviamo davanti a qualcosa di autentico e profondo. L&#8217;atteggiamento da parte di Jung l&#8217;ho ritrovato in me stesso ancora prima di leggere libri di Jung. Non mi sono dedicato alla Magia perché qualcuno, che so un parente o un genitore -come accade per esempio nelle culture che fanno capo a uno stregone, a uno sciamano, ecc.- mi abbia iniziato a questo mondo. Ero, e sono tuttora, molto scettico su ciò che non si può controllare e verificare attraverso l&#8217;umana esperienza. Ero affascinato dall&#8217;anima, dall&#8217;inconscio, dai processi di individuazione e di autoconoscenza, ma escludevo qualsiasi possibilità di interessarmi a misteri e a fenomeni imponderabili, qualcosa che poteva essere spiegato con la psicoanalisi. Però l&#8217;atteggiamento di Jung mi sorprendeva: quest&#8217;apertura totale verso il fenomeno osservato, senza pregiudizi di sorta, anzi sempre pronto a rimettersi in gioco pur di raggiungere la verità, in definitiva quello che dovrebbe realmente essere la &#8220;Conoscenza&#8221;.</p>
<p><strong>Io</strong>: quello che Lei ha spiegato è realmente entusiasmante, però ho come l&#8217;impressione che quanto dice riguardi più l&#8217;aspetto della sua formazione di &#8220;Interprete&#8221; o, per dirla con Groddeck, di &#8220;scrutatore di anime&#8221;. Mi riesce più difficile capire invece in che modo Lei abbia sentito la vocazione di fare il ritualista. Mi piacerebbe che mi spiegasse la genesi di questa vocazione e se c&#8217;è una ragione nell&#8217;aver scelto questo termine, &#8220;ritualista&#8221; appunto, anziché quello di&#8221;mago&#8221;.<br />
<strong> dr. Rocco</strong>: Le rispondo partendo dalla seconda parte della domanda. Il termine &#8220;mago&#8221; negli ultimi decenni è stato talmente inflazionato o peggio inquinato da fare un po&#8217; fatica a intendere con questa parola la stessa cosa. Ma questo non dipende solo dai segni nefasti lasciati da personaggi assolutamente privi di scrupoli e totalmente ignoranti in materia di magia (e purtroppo non solo di magia). Non voglio fare le solite polemiche e precisazioni. Secondo me c&#8217;è anche un punto di vista per così dire &#8220;esoterico&#8221;… se Lei prende l&#8217;Arcano n° 1 dei Tarocchi, il &#8220;Mago&#8221; appunto, INSERIRE immagine MAGUS ipg. la carta presenta due significati diametralmente opposti: se viene interpretata al diritto parliamo di un adepto, di un iniziato, il quale dopo aver completato il faticoso addestramento che lo porterà all&#8217;assoluta conoscenza di sé stesso e dei suoi poteri, è in procinto di compiere il fenomeno magico o comunque di iniziare, utilizzando tutti gli strumenti rituali che in questa versione del Tarocco di Crowley sono sospesi nello spazio infinito, l&#8217;operazione magica. La stessa carta, se interpretata invece al rovescio, rappresenta un prestigiatore, un illusionista, qualcuno che insomma ricorre a trucchi e ad effetti speciali pur di ottenere il risultato. Come vede la stessa carta presenta due significati opposti; probabilmente in comune i due personaggi hanno una sola cosa: entrambi non riveleranno mai in che modo hanno compiuto il prodigio… più specificatamente l&#8217;adepto-iniziato perché vincolato dal giuramento e dal voto del silenzio tipico di chi trasforma sé stesso con le scienze occulte, il prestigiatore invece perché vuole che il trucco ci sia, ma…&#8221;non si veda&#8221;&#8230; Non c&#8217;è da scomodare le cronache dei giornali e dei notiziari Tv per citare le centinaia di operatori che ricorrono a trucchi ed espedienti tra i più diversi pur di imbonire il proprio cliente, il significato è più profondo. Potrei in conclusione dire, riferendomi a questa carta, che al diritto abbiamo il mago &#8220;sapiente per Magia&#8221; il quale conosce le leggi dell&#8217;Universo perché non solo sono frutto di pazienti, laboriosi ed ininterrotti studi, ma perché egli stesso si è modificato per scoprire dentro sé stesso l&#8217;Universo, ossia di far corrispondere il Macrocosmo nel Microcosmo. L&#8217;illusionista invece è un ignorante che non sa nulla di niente, ma possiede destrezza e abilità (due caratteristiche in comune anche col Mago) e utilizza qualsiasi mezzo, assolutamente qualsiasi mezzo pur di arrivare al perseguimento dei propri fini egoistici. Perché &#8220;egoistici&#8221;?.. non è una valutazione di ordine morale…l&#8217;essenza di questa carta è anche l&#8217;Io, l&#8217;Uno, il Punto di partenza (carta numero 1) e si potrebbe parlare di un Io evoluto (il Mago) e di un Io involuto (il ciarlatano). Infine la carta è dominata dal pianeta Mercurio e lo stesso dio, come saprà, ha questa doppia valenza: dio della conoscenza e messaggero degli Dei ma anche principe dei mercanti, dei ladri e dei truffatori…<br />
Come ho avuto già modo di dire, l&#8217;interesse verso la Magia ha rappresentato per me inizialmente un&#8217;avventura intellettuale, un viaggio nella conoscenza. Ma se è vero che ogni interesse culturale comporta una qualche trasformazione dello studioso, nel caso della Magia è pressoché irresistibile non &#8220;fare pratica&#8221;…man mano che leggevo, infatti, mi chiedevo che cosa sarebbe successo se avessi provato?…non esiste altro settore della conoscenza che comporti questa dimensione: realizzare sul piano concreto ciò che si è compreso sul piano astratto. Tutti i testi ermetici insistono sulla faticosa nonché lunga preparazione dell&#8217;iniziando: &#8220;purificazione&#8221; è un termine che ricorre frequentemente.<br />
Questa parola non deve essere intesa nel senso morale, purificarsi da presunte macchie o da pretesi peccati…ma esattamente come si farebbe con uno strumento, lo si purifica per esaltare al massimo la sua funzionalità; funzionalità che si potrebbe intendere come ritorno all&#8217;essenza effettiva dell&#8217;uomo dopo aver bandito tutti gli inevitabili condizionamenti negativi prodotti durante il corso di questa vita e delle vite precedenti. Non è infatti possibile credere di operare magicamente se si è ancora rimasti il vecchio uomo: egoista, facile alle emozioni negative, carico di orgoglio, sensuale e in balìa degli stimoli. Potrei dire che &#8220;purificarsi&#8221; vuol dire trovare il proprio centro e solo dopo averlo individuato è possibile irradiare Forza e Potere in accordo con la Legge che regola tutte le cose create. Credo fermamente che i poteri si conquistino grazie a un arduo lavoro su sé stessi e sperimentando uno spirito di umiltà che potrebbe avere qualcosa di simile al mistico, a colui che è in comunione con le forze della Natura e si sente un frammento del Tutto.<br />
Ecco perché riesce molto difficile credere che un mago possa essere qualcuno che utilizzi le tecniche operative per nuocere al prossimo o per creare il male; se così fosse vorrebbe dire che questo signore non immagina nemmeno lontanamente quanto egli stesso sia facile preda e manipolazione di esseri invisibili alquanto imperfetti che influenzano il presunto mago facendolo delirare su poteri che non ha. Questi personaggi riescono ad essere sufficientemente protetti dalla loro incoscienza, si potrebbe dire, parafrasando il Cristo, &#8220;…poiché non sanno quello che fanno&#8221;. Miseri individui rimasti totalmente ignoranti sulla propria natura e assolutamente inconsapevoli su quanto vanno facendo magicamente e che ignorano soprattutto di essere a loro volta manipolati dalle forze che pretendono di controllare e soggiogare.<br />
La ragione per cui non uso il termine &#8220;mago&#8221; è in parte dovuto a quanto ho spiegato, ma &#8220;ritualista&#8221; è un termine che indica esattamente quello che faccio magicamente.<br />
In magia sono infiniti i campi e le applicazioni. Per esempio io non ho mai dato a nessuno amuleti o talismani e non perché non creda nell&#8217;efficacia della talismanologia, ma perché il rituale, quell&#8217;atto cioè sempre identico a sé stesso -e proprio perché sempre identico sviluppa la Forza che verrà poi convogliata su un aspetto problematico da risolvere-, ha sempre rappresentato per me quanto di più famigliare e di più vicino alla mia natura. Attraverso la ripetizione di rituali magici, che sono compiuti sulla base di cicli di operazioni, il cui numero è anticipatamente programmato, si accumula una determinata Forza che viene convogliata sull&#8217;oggetto prescelto (persona, situazione, evento, ecc.) al fine da condizionarne il cambiamento. Perché questo avvenga è necessario disporre di adeguato materiale magico (a tal fine attivato e caricato), di schemi rituali che si rifanno alla Tradizione e non sono inventati da qualche bontempone di turno, ma soprattutto ciò che è determinante al fine della riuscita del rito e che anzi rappresenta secondo me più della metà del successo dell&#8217;intera operazione è un elemento indispensabile chiamato VOLONTA&#8217;. Credo che la definizione più semplice e più efficace della parola Magia l&#8217;abbia data Aleister Crowley:<br />
&#8220;La Magia è la scienza e l&#8217;arte di produrre cambiamenti in accordo a una Volontà&#8221;.<br />
Credo non esista definizione più vera, quasi assiomatica. La Volontà è talmente importante che mi permetto di fare alcune considerazioni per spiegare qualcosa di più sull&#8217;essere ritualisti.<br />
La distinzione fondamentale che sussiste tra &#8220;Volontà&#8221; e &#8220;desiderio&#8221; consiste in questo: con entrambi si vuol raggiungere qualcosa, ma con la sostanziale differenza che con la Volontà si è liberi di raggiungere ciò che si vuole, col desiderio invece si rimane schiavi di ciò che si desidera. Il desiderio è soggetto a fluttuazioni spaventose dovute all&#8217;umore, alla propria natura, ai bioritmi, alle condizioni fisiche, ecc. Una Volontà è un&#8217; ARMA… funziona sempre perché è sempre pronta ad entrare in azione. Qualcuno ha definito il rituale &#8220;uno schema di azioni che influenza altri schemi di azione&#8221;…è noto a tutti che fare qualcosa di sempre identico a sé stesso comporti noia e demotivazione; eppure nel momento in cui si intraprende un cammino magico, ciò che è penoso, noioso, faticoso e difficile finisce col trasformare profondamente e radicalmente chi lo fa. A distanza di vent&#8217;anni mi capita di provare sempre più intensità e forza nel momento in cui invoco una divinità, mentre da un certo punto di vista dovrei averne abbastanza della ripetizione dello stesso &#8220;Inno&#8221; o dello stesso &#8220;Appello&#8221;. Eppure succede esattamente il contrario… più procedo negli anni, più, giorno dopo giorno, anno dopo anno, scopro aspetti che prima non conoscevo e che mi è difficile spiegare…forse si tratta di una dilatazione nella profondità di sé stessi…un&#8217;energia luminosa e potente giorno per giorno mi viene a visitare e si stenta, quando si vivono esperienze come queste, a pensare che si sprecano vite rincorrendo successo, potere e illusioni…verrebbe voglia di fermarsi, di attenersi all&#8217;immobilità di uno yogi o di un fachiro, per sperimentare il più a lungo possibile uno stato dell&#8217;essere molto vicino all&#8217;estasi. Queste le considero le più grandi benedizioni che ricevo nel mio lavoro, ancora prima dell&#8217;esultanza e della gioia del cliente per il quale ho risolto il problema o i problemi attraverso l&#8217;intervento magico.<br />
Quando iniziai la prima volta a fare un rituale, già al solo accendere una candela e a vedere l&#8217;incenso fumigare, fui inondato da una sensazione di familiarità, o se preferisce, di &#8220;deja vù&#8221;, talmente intensa che mi sembrava di svenire. Ho cercato di non spaventarmi e forse qualcun altro al mio posto avrebbe lasciato perdere parlando degli &#8220;strani effetti misteriosi&#8221; che sono caratteristici di ogni azione magica. Nel mio caso invece partì quella che definisco una delle esperienze più entusiasmanti di questa vita e da un certo punto di vista lo scopo stesso di questa incarnazione. E pensare che ci sono arrivato, a mio parere, relativamente tardi, a venticinque anni compiuti&#8230; Prima di allora e dopo di allora ci furono prove, contraddizioni, confusioni, smarrimenti…quando si intraprende un cammino all&#8217;insegna della Magia le prove esistenziali sembrano intensificarsi come anche le gioie e le soddisfazioni. In ogni caso ci si attira critiche superficiali e ignoranti: un conto è infatti fare lo studioso di Magia, ci sono professori universitari che potrebbero gareggiare con un personal-computer in fatto di accumulo di quantità di &#8220;dati esoterici&#8221;!…e un conto è praticare la Magia e addirittura osare ammettere in pubblico di risolvere i problemi esistenziali ricorrendo alla Magia!…nella migliore delle ipotesi si passa per ciarlatani, nella peggiore per qualcos&#8217;altro. Ma di questo non me ne sono mai eccessivamente curato. Sono anzi felice di essermi incarnato in questo periodo storico e di non avere a che fare con tribunali di inquisizione e processi da caccia alle streghe.<br />
<strong>Io</strong>: dr. Rocco…a questo punto io non saprei più che cos&#8217;altro chiederle, anche se sono convinto di avere molte altre domande da porre… sentirla parlare a ruota libera, mi indurrebbe a chiederle di parlare ancora, ma non solo di esoterismo, ma di qualsiasi argomento… il suo parlare ha un andamento tale da non indurre noia… anzi volevo ringraziarla poiché parlando di tutti gli argomenti trattati avverto dentro di me un potente stimolo ad ascoltare la mia voce interiore con più attenzione e forse a interessarmi di magia come in passato non mi era mai capitato…. vorrei quasi dirle allora che non ho più nulla da chiedere e vorrei congedarmi da Lei con questo senso di ritrovato benessere, di entusiasmo e di motivazione nei confronti della vita… Lei cosa dice?…<br />
<strong>dr. Rocco</strong>: dico che va bene così, basta per oggi… abbiamo compiuto insieme una trasmutazione e quindi godiamoci adesso gli effetti!….</p>
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		<title>Simboli e cartomanzia</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2011 12:43:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dott. Rocco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ouroboros Serpente alato che si mangia la coda, simbolo di rigenerazione e di eternità. E&#8217; anche un simbolo alchemico che attesta il nobile senso che ha la ricerca della pietra filosofale, infatti il serpente è incoronato. E&#8217; non da ultimo un riferimento alla Magia poichè il Pentagramma inscritto prevede l&#8217;imposizione dell&#8217;Uomo sulle forze brute della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 align="center">Ouroboros</h1>
<p><a href="http://www.dottrocco.it/wp-content/uploads/2011/09/rituali_magici.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-199" title="rituali_magici" src="http://www.dottrocco.it/wp-content/uploads/2011/09/rituali_magici.jpg" alt="" width="170" height="146" /></a>Serpente alato che si mangia la coda,<strong> simbolo di rigenerazione e di eternità.</strong></p>
<p>E&#8217; anche un <strong>simbolo alchemico</strong> che attesta il nobile senso che ha la ricerca della pietra filosofale, infatti il serpente è incoronato. E&#8217; non da ultimo un riferimento alla<strong> Magia</strong> poichè il Pentagramma inscritto prevede l&#8217;imposizione dell&#8217;Uomo sulle forze brute della Natura</p>
<p>&nbsp;</p>
<h1 style="text-align: center;">Sigillo di Cagliostro</h1>
<p><a href="http://www.dottrocco.it/wp-content/uploads/2011/09/cagliostro-cartomanzia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-200" title="cagliostro-cartomanzia" src="http://www.dottrocco.it/wp-content/uploads/2011/09/cagliostro-cartomanzia.jpg" alt="" width="148" height="176" /></a>Il serpente è trafitto da una freccia a simboleggiare <strong>il risultato di una Volontà</strong> (Thelema, parola greca che significa Volontà) che trasforma, non annienta, la materia.</p>
<p>Il Serpente, come si sa, è il simbolo per eccellenza della sessualità e io credo che la <strong>sessualità</strong> non è e non sarà mai &#8220;il sesso&#8221;. La freccia non uccide il serpente del peccato originale (infatti ha in bocca il pomo della&#8230;&#8221;tentazione&#8221;) ma lo immobilizza affinchè le sue energie possano essere utilizzate per scopi diversi. Anche con questo simbolo quindi, come il precedente, si prevede il <strong>controllo e la trasformazione delle energie istintive</strong> per raggiungere scopi diversi da quelli prefigurati dall&#8217;energia sessuale.</p>
<p>E&#8217; un simbolo disegnato, ideato, elaborato e usato da <strong>Alessandro conte di Cagliostro</strong>, grande copto, che fu processato dalla Santa Inquisizione la quale operò con molto anticipo sull&#8217;arresto mettendo in piedi la farsa, studiata minuziosamente, di confondere l&#8217;operato di Cagliostro con le azioni sconsiderate di un certo Giuseppe Balsamo. Balsamo e Cagliostro sono infatti due persone diverse.</p>
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		<title>Reincarnazione e ricordi di vite precedenti</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Sep 2011 11:14:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dott. Rocco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non mi appartiene un atteggiamento fideistico e meno che mai conformistico a proposito della reincarnazione (oggi il credo “new age” della reincarnazione è identico al credo medievale di una vita ultraterrena, non c’è nessuna differenza), ciononostante penso che ogni dato proveniente dalla vita psichica abbia la dignità, in condizioni date, di essere considerato e interpretato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non mi appartiene un atteggiamento fideistico e meno che mai conformistico a proposito della reincarnazione (oggi il credo “<strong>new age</strong>” della reincarnazione è identico al credo medievale di una vita ultraterrena, non c’è nessuna differenza), ciononostante penso che ogni dato proveniente dalla vita psichica abbia la dignità, in condizioni date, di essere considerato e interpretato come si conviene, con la sensibilità e l’accuratezza che impone ogni evento proveniente dalla parte in ombra della nostra personalità.</p>
<p>La <strong>vita psichica è una vita a sè</strong> con leggi e regole sue proprie. Se si vuole esplorare tale vita in ognuno di noi, non si può rimanere indifferenti davanti a elaborati di ricordi la cui complessità e il cui intreccio sono suscettibili del più attento e accurato esame. Molti <strong>eventi dei nostri primi anni di vita</strong> che ricordiamo alcune volte molto bene e le cui immagini si sono impresse in modo indelebile nella nostra memoria, possono seguire lo stesso destino dei<strong> ricordi di vite precedenti</strong> qualora volessimo dare loro dignità di realtà e di attendibilità nel cercare conferme negli eventuali “<strong>testimoni</strong>” degli eventi stessi.</p>
<p>Per esempio possiamo ricordare benissimo come un nostro genitore, in un suo momento di debolezza, ci abbia traumatizzato nel riversare tutto il suo dolore su di noi. Ebbene, se interrogassimo lo stesso genitore a proposito dell’evento x nel tempo y, egli si limiterebbe a liquidare la nostra ricerca con un “Non lo so, non credo, non mi ricordo…te lo sarai immaginato…sei sempre stato un bambino troppo sensibile e pieno di fantasia…”. A questo punto sorge un dubbio più che legittimo: l’evento x nel tempo y è esistito veramente, ha avuto cioè realtà oggettiva o è accaduto solo nella nostra immaginazione, insomma è stato elaborato dalla nostra vita psichica? La risposta, a mio parere, è questa: <strong>che differenza fa?…</strong>.</p>
<p>Che differenza fa, supponiamo convincersi, come Copernico dimostrò secoli or sono, che è la Terra a girare intorno al Sole quando ogni mattina verifico con estrema certezza l’alba sorgere da un punto preciso della mia abitazione e il tramonto, con altrettanta certezza, accadere dalla parte esattamente opposta?….Che differenza fa sapere che il concetto di tempo,<br />
quantificabile in unità di misura come ore e minuti, si presta ad intense e gravi distorsioni qualora io stia facendo qualcosa di piacevole o invece sia costretto dalle circostanze a subire la cosiddetta “tirannia del tempo”?<br />
Il punto è proprio questo: ciò che avviene nella vita psichica ha leggi e regole sue e nel momento in cui un evento ha realtà psichica esso è già di per sé un evento e come tale <strong>verificabile</strong>, controllabile e quindi oggetto d’indagine e d’attento studio.</p>
<p><strong>Sigmund Freud</strong> quando nel 1899 completò la stesura de “L’interpretazione dei sogni” attese ben un anno prima di pubblicarlo convinto com’era di consegnare all’umanità una delle più importanti scoperte scientifiche della storia:<strong> la scoperta dell’inconscio</strong>. In realtà quanto il padre della psicoanalisi scoprì era noto da millenni alle scuole misteriche ed iniziatiche, <strong>l’esistenza cioè di una zona in ombra della nostra personalità</strong>, di un giacimento ignoto a ciascuno di noi e dal quale provengono tutti quegli aspetti dell’uomo che gli impongono il superamento della condizione limitante ed effimera dell’esistenza umana, il desiderio di eternità, <strong>l’anelito alla divinizzazione dell’uomo.</strong></p>
<p><a href="http://www.dottrocco.it/wp-content/uploads/2011/09/jung_reincarnazione.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-194" title="jung_reincarnazione" src="http://www.dottrocco.it/wp-content/uploads/2011/09/jung_reincarnazione.jpg" alt="" width="120" height="178" /></a></p>
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<p><strong>C.G.Jung</strong>, in seguito, fu più preciso nell’individuare delle <strong>stratificazioni nell’inconscio</strong> (come farebbe un geologo con lo studio della crosta terrestre) e, cosa più importante, confutò la riduzione dell’inconscio al rimosso dei desideri sessuali. Jung si accorse insomma della possibilità di un<strong> patrimonio inconscio comune a tutta l’umanità,</strong> di qualsiasi razza e cultura, e chiamò tutto questo “inconscio collettivo”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ci sarebbe quindi una sorta di continuità da parte dell’uomo nel sentire e interpretare inconsciamente alcuni eventi importanti della vita umana. Gli uomini non si succederebbero su questo pianeta, vita dopo vita, nel corso del tempo, a caso, ma le loro esperienze, tutte più o meno simili, creerebbero un <strong>“comune sentire”</strong> che verrebbe <strong>trasmesso per via del tutto misteriosa</strong> a livello psichico, da una generazione all’altra, impercettibilmente ma sensibilmente.</p>
<p>Quella di Jung naturalmente è soltanto un’ipotesi e queste poche righe non possono dare la giusta dignità che meriterebbero le vaste ricerche e gli approfonditi studi di Jung. Credo che comunque le cose stiano esattamente così quando qualcuno non sa spiegarsi il senso di famigliarità di determinate esperienze di vita, come per esempio l’incontro con certe persone conosciute la prima volta, altrettanto dicasi per i luoghi e io aggiungerei soprattutto per le attitudini di vita e le “<strong>vocazioni</strong>”.</p>
<p>Alcuni eventi della nostra vita non possono essere liquidati come “normali” quando normali non lo sono affatto. Per esempio come spiegare la differenza di potenziale di apprendimento tra un bambino e un altro?<br />
Oggi, per fortuna, non valgono più i noiosi costrutti sociologici di certo marxismo che spiegava tutto con le differenze economiche tra bambino e bambino. Esiste oggi semmai, nelle società ad alto sviluppo economico, il fenomeno inverso: tutti hanno diritto allo studio e all’istruzione eppure, oggi come non mai, si assiste a questa indubbia differenza tra un bambino che ha già le capacità che lo orienteranno sul terreno sicuro della propria vocazione e un altro bambino che, disdegnando tutte le facilitazioni che la buona sorte gli ha assegnato, rimarrà sempre e comunque un mediocre.<br />
Non citerò i casi clamorosi, a sostegno della reincarnazione, di individui i cui ricordi sono stati verificati <strong>oltre ogni possibilità di dubbio</strong>. Quel che mi interessa è la possibilità che ricordare possa voler dire qualcosa di più di un semplice atto mnemonico, che<strong> ricordare permetta una ricerca di senso e di significato.</strong></p>
<p>C’è quindi ricordare e ricordare. Un ricordo che non attiva nulla dentro di noi, che rimane del tutto isolato e staccato da qualsiasi nostro contesto esistenziale attuale, non ha indubbiamente molto valore. Al contrario un ricordo che <strong>stimoli in noi una complessa consapevolezza</strong> che, tramite inquietudini ed eventi straordinari, ci stimoli ad andare più in profondità per non rassegnarci all’idea di non comprendere e di far finta di niente, è tutt’altra cosa.</p>
<p>Ritornando all’esempio iniziale, se il mio genitore non ricorda affatto una scena per mesi gnificativa della mia infanzia che lo ha visto protagonista è segno che quel ricordo ha un’unica valore: stimolarmi a prendere coscienza chi io sia e non certo essere spinto nell’abisso delle <strong>dinamiche famigliari irrisolte.</strong></p>
<p>Lo stesso dicasi del perché di certi avvenimenti che sono accaduti non perché determinati dalla mia coscienza, ma da una <strong>concatenazione di eventi </strong>il cui filo può essere individuato grazie a una più estesa e ampia consapevolezza del rapporto tra me e gli eventi stessi. Non ha molta importanza quindi se ciò che emerge dall’inconscio possa o meno avere<strong> validità “oggettiva”</strong> (“oggettiva” poi rispetto a che cosa, riferita a quale livello di comprensione?) per il fatto stesso che un determinato ricordo affiora chissà da dove, ha tutto il diritto di essere considerato e studiato.</p>
<p>Negli anni ho elaborato, per via del tutto personale ed empirica, una <strong>tecnica</strong> che permette il <strong>manifestarsi di questa tipologia di ricordi</strong>, si potrebbe parlare di un “<strong>ricordare fantasticando</strong>”. Il cliente viene invitato a seguire le indicazioni che io gli suggerisco per raggiungere in breve tempo uno <strong>stato di rilassamento profondo</strong>. A un certo momento preciso si produce il <strong>risveglio dei ricordi</strong>. Il soggetto è invitato a dire “quello che vede” ed è chiaro che quanto vedrà sarà frutto della propria fantasia (come potrebbe essere altrimenti dal momento che ha gli occhi chiusi e il corpo è immobile in stato di rilassamento totale?). Da questo momento possono succedere molte cose importanti oppure un bel niente.<br />
Il secondo caso si spiega col fatto che alcune persone trovano disagevole stare sdraiati ad occhi chiusi ad ascoltare una voce (la mia naturalmente), non riescono a rilassarsi mai del tutto e possono essere particolarmente poco dotati nella capacità di visualizzazione.<br />
E’ un chiaro <strong>segnale di inibizione</strong> che, a rigor del vero, mi capita di verificare di rado poiché è mia abitudine non avventurarmi con nessuno a fare nulla se non intuisco sin dall’inizio la genuina motivazione della persona stessa.<br />
Nella maggior parte dei casi succede invece che il soggetto così come sperimenta il rilassamento profondo in base alle suggestioni di quanto gli dico, arrivi a descrivere quanto di volta in volta si affaccia sullo schermo della sua attenzione. Le descrizioni sono accurate e precise così come quelle che potrebbero essere fatte durante la visione di un film; c’è <strong>distacco</strong> da parte di chi racconta ciò che vede come se descrivesse il vissuto di un’altra persona. A queste condizioni è pensabile che quanto si veda possa essere <strong>qualcosa di sperimentato e vissuto in un altro tempo</strong> e che l’attitudine alla descrizione sia lo stimolo adeguato per una corretta descrizione di ciò che va affiorando. E’ curioso notare come, quasi sempre, il soggetto scelga una vita precedente che presenta caratteristiche simili a quella del momento attuale di vita che sta vivendo. Verrebbe da pensare che la difficoltà attuale abbia innescato nella memoria il ricordo di una difficoltà già incontrata in precedenza e che si ripresenta poiché ancora non risolta. Naturalmente si tratta di pure ipotesi e non è il caso di fare voli pindarici su chi fummo e su chi ci troviamo ad essere. Preciso infatti che, anche nei casi in cui l’accuratezza della descrizione di quanto il soggetto vedeva fosse accurata ed elaborata, non mi è mai capitato di vedere persone alzarsi dalla poltrona con un <strong>atteggiamento fanatico sulla reincarnazione</strong>. Ci si chiederà a questo punto qual è allora lo scopo ultimo per dover vivere un’esperienza del genere? A giudicare da quanti richiedono tale possibilità, rispondo che può trattarsi solo di questo: quelle immagini “viste” potranno sembrare anche apparentemente prive di senso e paradossali, ma danno al soggetto che le ha sperimentate un <strong>senso di consapevolezza</strong> molto più esteso di prima che vivesse questa esperienza.</p>
<p>Indubbiamente si prova un<strong> piacevole senso di rilassamento </strong>durante la seduta, ma l’epoca d’oro dei “training autogeni” è ormai tramontata, quindi non può trattarsi solo di questo.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>E’ molto più che un fatto fisico.</strong><br />
E’ una <strong>sensazione indefinita</strong>, ma di precisa percezione, che l’illusione del tempo possa essere stata abolita per qualche momento al fine di permettere una ampia visione sul <strong>belvedere</strong> del nostro giardino interiore.</p>
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		<title>Vita da ritualista</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Sep 2011 09:35:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dott. Rocco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Come si diventa ritualisti? Che cosa occorre per diventarlo? E&#8217; una domanda che mi sento spesso fare sia in maniera indiretta che diretta con un quesito del tipo &#8220;Ma lei com&#8217;è stato che ha deciso di fare questo lavoro?&#8221;. Come sempre accade, posso rispondere solo basandomi sulla mia esperienza personale per il semplice motivo che [...]]]></description>
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<div>Come si diventa ritualisti? Che cosa occorre per diventarlo?</div>
<p>E&#8217; una domanda che mi sento spesso fare sia in maniera indiretta che diretta con un quesito del tipo &#8220;Ma lei com&#8217;è stato che ha deciso di fare questo lavoro?&#8221;. Come sempre accade, posso rispondere solo basandomi sulla mia esperienza personale per il semplice motivo che in nessun&#8217;altro ambito professionale <strong>l&#8217;esperienza</strong> è così straordinariamente importante come in questo caso. Per quanto mi riguarda, credo, senza vantarmi, di considerarmi un caso &#8220;emblematico&#8221;, dal momento che questa &#8220;professione&#8221; (virgoletto perchè mi riesce difficile definirla così, ma anche in altro modo) non è esattamente <em>scelta</em> come accade a chi decida per esempio di fare il dentista, o l&#8217;idraulico, o l&#8217;avvocato o l&#8217;attore. Potrei anzi affermare che accade esattamente il contrario: <strong>si viene scelti e non si sceglie di fare il ritualista</strong>. Cito,come esempio, il mio stesso caso.</p>
<p>Quando appena diciassettenne mi iscrissi, con selvaggio entusiasmo, all&#8217;università al corso di laurea in psicologia, ebbi chiarissimo dentro di me che &#8220;da grande&#8221; avrei voluto fare lo psicologo, o comunque utilizzare un approccio ritenuto scientifico per aiutare le persone che si erano perse per troppo soffrire. Naturalmente ero già allora ben conscio che &#8220;le persone&#8221; che avrei voluto aiutare rappresentavano simbolicamente &#8220;me stesso&#8221; perchè ingenuamente credevo (come lo credevano la stragrande maggioranza delle matricole iscritte a psicologia) che un corso di laurea in psicologia mi avrebbe aiutato non solo a conoscere me stesso, ma aiutato anche a trasformarmi, divenendo migliore di quello che nemmeno sapevo di essere. L&#8217;università, da subito, si rivelò una delusione immensa&#8230; studiare migliaia di pagine per sapere come si comportavano i topolini nei labirinti, memorizzare centinaia di esperimenti di Piaget sui bambini, studiare nei dettagli la fisiologia degli organi di senso, o imparare a memoria formule su formule matematiche per poter essere capaci un giorno di fare dei tests, tutto questo non sarebbe stato di nessuna utilità per aiutare gli altri e meno che mai per conoscere me stesso. Scrivo questo non per squalificare l&#8217;università di Padova dove mi ero iscritto, ma perchè non esisterà MAI nessuna università di questo tipo. Avevo però la fortuna di avere un temperamento inquieto e molto vitale, leggevo molto e soprattutto Sigmund Freud e con lui tutti gli altri Jung, Adler, Reich, ecc., ma soprattutto ero incredibilmente curioso di quello che vedevo succedere agli altri oltre che a me, dal punto di vista esistenziale. La cosa bizzarra è che con tutti i libri di psicologia che leggevo, mi ero fatto chiaro dentro di me che tutti i cosiddetti fenomeni occulti (dalla lettura del pensiero allle sedute spiritiche, dalla lettura delle carte ai fenomeni magici) erano il diretto prodotto dell&#8217;inconscio e che quindi, potendo essere spiegati con costrutti teorici, finivano coll&#8217;essere tranquillamente <strong>negati</strong> dal punto di vista oggettivo e ricondotti all&#8217;espressione di qualcosa di<strong>interno</strong>, come i sogni o le allucinazioni e via dicendo. Insomma io ero all&#8217;epoca il più scettico degli scettici e una conversazione con un individuo “new age” che mi parlava di mantra e di contatti con gli extraterrestri o di chi professava credi esoterici ricevuti da maestri conosciuti in trasferta in Nepal, mi annoiavano mortalmente.Devo dire che questa mia natura di scettico è rimasta, col trascorrere degli anni, comunque invariata. Continuo, infatti, a <strong>non credere a ciò che non posso io stesso sperimentare</strong>. Questo mi ha permesso di salvarmi dal finire nelle grinfie di qualcuno che poteva manipolarmi o abbindolarmi pretendendo di spiegarmi chissà quale verità esoterica. Se dovessi insomma dire che cosa di colpo ha fatto cambiare la mia vocazione finendo, <em>solo apparentemente</em>, con l&#8217;abbracciare il polo opposto cioè il mondo dell&#8217;occulto e dell&#8217;irrazionale (che pretendevo spiegare con gli studi psicologici), questo qualcosa lo ricercherei nella VITA STESSA, nello svolgimento di circostanze e fattori, in verità alquanto drammatici, che hanno indicato in modo inequivocabile quale sarebbe stata la mia vocazione. Avevo certamente cambiato tipo di letture, grazie alle ricche bibliografie che trovavo nei libri di C. G. Jung, ma in questo caso anche i libri possono dimostrarsi insufficienti o comunque non completamente determinanti. Avevo, infatti, conosciuto molti teorici dell&#8217;esoterismo e dell&#8217;occulto, più preparati di un computer o di un &#8220;data-base&#8221; nelle citazioni, ma assolutamente distanti dalla pratica, cioè dalla diretta sperimentazione. Io volevo, infatti, <strong>provare</strong>, non continuare a parlare e sentir parlare di qualcosa che tutti teorizzavano o ripetevano perchè lo avevano lette nei libri. Se mi ero allontanato da ragazzo dalla Chiesa era perchè non ne potevo più di sentir parlare preti e credenti in Dio di un Dio che nemmeno conoscevano.</p>
<p><a href="http://www.dottrocco.it/wp-content/uploads/2011/09/drappo-salomone2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-148" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://www.dottrocco.it/wp-content/uploads/2011/09/drappo-salomone2-297x300.jpg" alt="" width="297" height="300" /></a></p>
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<p><span style="font-size: medium;">Fu così che entrò in gioco la <strong> predestinazione</strong>&#8230;incontrai un uomo, un editore di una casa editrice di libri dell&#8217;occulto che in Italia fu senz&#8217;altro il primo (successivamente imitato fino alla nausea, ma senza successo) a proporre sia i testi che i rituali esoterici. Tralascio il nome di questa persona, per me straordinaria, perchè sono convinto che il Destino vada oltre i nomi e le apparenze legate alle nostre personalità. Fu importante quello che successe <strong>dentro di me</strong>una volta che venni in contatto con quest&#8217;uomo. All&#8217;epoca io avevo venticinque anni e lui trentadue, quindi entrambi molto giovani. Fui colpito dalla sua assoluta umiltà e dalla sua indubbia preparazione teorica che però non sfoggiava, anzi trovava sempre il modo di minimizzare se non di celare. Mi colpivano i suoi silenzi e soprattutto una sua capacità di<span style="text-decoration: underline;">potere di<strong> ascolto</strong></span> che non avevo mai riscontrato fino allora in nessuno. Siamo infatti tutti più portati a parlare che ad ascoltare, soprattutto in questo settore dove crediamo tutti di essere dei luminari. Quest&#8217;uomo, ai miei occhi, si rivelava potente proprio per <strong> come </strong>ascoltava. Sorvolo sui prodigi divinatori legati alle sue capacità veggenziali che erano (e sono tuttoggi) straordinarie, non fui conquistato da quelle, ma dalla sua umanità, dalla sua consapevolezza, dalla sua totale assenza di direttività e di giudizio su tutto quanto sottoponevo alla sua attenzione.</span></p>
<div><span style="font-size: medium;">Capii insomma che con la Magia e l&#8217;Occulto si può realmente trasformare sè stessi e migliorarsi.</span></div>
<p><span style="font-size: medium;">Quest&#8217;uomo era senz&#8217;altro un ottimo editore di una prestigiosa casa editrice, ma era anzittutto un <strong>ritualista</strong>&#8230;non l&#8217;avevo mai visto &#8220;in azione&#8221;, ma il solo parlare con lui in una stanza, mi permetteva la percezione dei suoi poteri dovuti ad anni e anni di continua e ininterrotta pratica ritualistica. Insomma si potrebbe pensare ingenuamente che io avessi voluto imitare questo signore, ma non è esattamente così, anche se in un venticinquenne questo mi sembra assolutamente naturale. Io e quell&#8217;uomo eravamo, per indole natura ed estrazione, molto diversi, ma ciò che stimolava in me la visione che avevo di lui era che con la ritualistica avrei <strong>realmente</strong> potuto ottenere dei cambiamenti intorno a me e fuori di me.</span></p>
<div><span style="font-size: medium;">Fu così che iniziai e potrei dire fu così che iniziai <strong>mettendomi subito al lavoro</strong>.</span></div>
<p><span style="font-size: medium;">All&#8217;epoca ero uno studente universitario incredibilmente squattrinato dal punto di vista economico e i materiali da acquistare per l&#8217;utilizzo dei rituali erano assolutamente al di là delle mie più che scarse possibilità economiche. Ebbene, quando si è predestinati e ci si arrende al Destino ecco che accadono eventi che concretizzano <strong>quel tipo</strong> di esperienza. Ci furono persone che mi consultavano per i miei consulti con i Tarocchi che si offrirono di aiutarmi, senza che io chiedessi il loro aiuto. Naturalmente vale sempre il detto &#8220;non si dà niente per senza niente&#8221;, perchè queste persone volevano che io utilizzassi il materiale ritualistico per aiutarli, cosa che puntualmente feci.</span></p>
<div><span style="font-size: medium;">Iniziò così la mia &#8220;carriera&#8221; di ritualista.</span></div>
<p><span style="font-size: medium;">Ho lavorato duro per anni, le persone mi pagavano il materiale e il poco di più andava in extra. Ho iniziato in condizioni estreme di disagio, in assoluta povertà e appena guadagnavo qualcosa, ero così entusiasta che anzichè acquistarmi qualcosa per migliorare la mia vita materiale, investivo subito quel danaro per l&#8217;acquisto di altro materiale ritualistico.</span></p>
<div><span style="font-size: medium;"><strong>Imparai a pregare&#8230;</strong></span></div>
<div><span style="font-size: medium;">Si potrebbe rimanere stupiti nel leggere quest&#8217;affermazione eppure le cose stanno esattamente così.</span></div>
<div><span style="font-size: medium;"><strong>Il Rituale è una forma allargata e articolata di PREGHIERA.</strong></span></div>
<p><span style="font-size: medium;">Tutti pregano, o comunque molti ci provano, ma non tutti ottengono quello che chiedono con le loro preghiere e poi infantilmente finiscono col prendersela con Dio e con i Santi.</span></p>
<div><span style="font-size: medium;">E&#8217; molto facile passare dalla preghiera all’imprecazione negativa, se non peggio alla bestemmia.</span></div>
<p><span style="font-size: medium;">Nel bel romanzo di Gustav Meyrink &#8220;L&#8217;Angelo delle finestra d&#8217;Occidente&#8221; (segnalato nei &#8220;Testi Consigliati&#8221; di questo sito) il protagonista, a un certo punto, si imbatte con un vecchio rabbino che gli insegna la difficile arte della preghiera e gli spiega che la difficoltà consiste nel &#8220;far sì che la <strong>preghiera colpisca l&#8217;orecchio di Dio&#8230;.</strong>&#8221; Quando lessi quel romanzo per la prima volta, quell&#8217;espressione mi si stampò nel cuore in maniera indelebile &#8220;Colpire l&#8217;orecchio di Dio&#8230;.&#8221;. Si faceva strada la possibilità che la Divinità non fosse sorda alle preghiere, ma che <span style="text-decoration: underline;">l&#8217;orante non disponesse di efficacia nel farsi sentire</span>.</span></p>
<div><span style="font-size: medium;">Ecco, <strong>io credo che il Rituale sia una preghiera che colpisca l&#8217;orecchio di Dio</strong>.</span></div>
<p><span style="font-size: medium;">Per far questo non occorre solo il materiale correttamente consacrato secondo i dettami della Tradizione, ma occorre la capacità del ritualista che investe tutto sè stesso nella pratica. Il ritualista letteralmente <strong>brucia</strong> il suo essere nel momento in cui compie il rituale, <span style="text-decoration: underline;">la sua persona diventa una fiamma</span> come le fiamme delle candele che gli sono davanti e che cambiano nel numero, nel colore e nelle disposizioni di momento in momento, a seconda del tipo di rituale che utilizza. Un ritualista annulla totalmente il proprio Ego quando opera, vive al di là del tempo perchè è immerso totalmente nell&#8217;attimo presente in cui pronuncia le sue invocazioni e i suoi scongiuri, in <strong>quell&#8217;unico presente che è ETERNITA&#8217;. </strong>Un ritualista potrebbe trascorrere l&#8217;intera giornata facendo un rituale dopo l&#8217;altro, a me succede puntualmente, e devo dire che la maggior parte del tempo di una giornata è comunque dedicata alla ritualistica. Credo che per non poter sentire la stanchezza, o la noia, derivante dalla ripetizione del rituale (d&#8217;altra parte un rito è esattamente questo: &#8220;la <strong><em>ripetizione</em></strong> di uno schema di azione che influenza altri schemi di azione&#8221;, come ha visto giustamente l&#8217;antropologo Mircea Eliade) bisogna necessariamente trasformarsi e <strong>sentirsi trasformati dalla pratica ritualista</strong>.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Nella mia vita ho conosciuto molte persone che mi hanno chiesto di volersi cimentare nella pratica di qualche rituale. A tutti chiedevo, a mia volta, se avessero dimestichezza con la preghiera e tutti rispondevano seccati che loro di preghiere e di chiese ne avevano le scatole piene e che volevano usare la Magia per arrivare ad ottenere quello che volevano. Li assecondavo procurando loro il materiale e dando loro anche istruzioni riservate. Sbagliavo nel far questo, perchè il tacere in certi casi è obbligatorio e bisognerebbe meditare a lungo sulla parola &#8220;occulto&#8221;. Ma lo facevo ingenuamente, forse perchè mi vedevo in loro quando brancolavo nel buio della mia ricerca e volevo che anch&#8217;essi potessero ricevere i grandi doni che avevo ricevuto io. Ebbene, nessuno di questi si è avventurato per più di uno o tre mesi; dopo pochi giorni, o qualche settimana, smettevano annoiati e più frustrati di prima; e si trattava di una pratica unica che li occupava per non più di quindici minuti al giorno! Un giorno conobbi addirittura un tale che aveva girato tutta Italia per sapere come diventare ritualista e io, sempre sull&#8217;onda dell&#8217;entusiasmo, lo presentai al mio Maestro, di cui ho parlato sopra, e diedi a lui tutto l&#8217;aiuto possibile in base alla mia esperienza. Questo signore individuò subito il lato puramente commerciale della cosa e rimasi basito quando mi disse che aveva pensato di evitare la fatica materiale nel compiere i rituali arrivando a visualizzarli&#8230; <strong><em>senza farli</em></strong>&#8230;.il problema infatti rimane sempre questo: è pesante, snervante e noioso compiere qualcosa che si ripete sempre identico a sè stesso come appunto un rituale.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Aggiungo inoltre che è ancora più frustrante fare i conti con la propria mente finalista e motivata sempre e comunque al raggiungimento del risultato.</span></p>
<div><span style="font-size: medium;">Il risultato è certamente importante, ma ciò che di straordinario accade al ritualista avviene<strong>prima, molto prima del risultato</strong>.</span></div>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;">La sua natura viene infiammata dalla Luce che il rituale evoca, e in quel momento non si potrebbe chiedere altro perchè, in certi momenti, ci si sente inondare dalla Grazia</span>.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il risultato è importante per l&#8217;ego del ritualista che riceve il plauso del suo cliente, ma l&#8217;autentico ritualista si sofferma poco su quel successo che accetta e rispetta con infinita gratitudine verso le Divinità con cui è entrato in contatto per lungo tempo. L&#8217;autentico ritualista ha annullato il proprio ego negli anni di pratica ritualistica, egli è appagato con tutto sè stesso per essersi sentito ascoltato, per aver efficacemente colpito l&#8217;orecchio di Dio e proprio per questo ha imparato a <strong>TACERE</strong> dei risultati raggiunti con la sua Arte.<a href="http://www.dottrocco.it/wp-content/uploads/2011/09/osiris.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-149" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://www.dottrocco.it/wp-content/uploads/2011/09/osiris-300x133.jpg" alt="" width="300" height="133" /></a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Una castroneria new age tra tante: la BIODANZA</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Sep 2011 09:29:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dott. Rocco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[PREMESSA Quando questo articolo fu scritto, nell’anno 2005, avevo usato volutamente un tono dissacratore e polemico e, un volta pubblicato on line, com’era prevedibile, qualcuno si è sentito punto sul vivo e mi ha scritto con tono esageratamente risentito e aggressivo nei miei confronti. Molte lettere ho ricevuto invece da persone che avevano subito, a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>PREMESSA</strong><br />
Quando questo articolo fu scritto, nell’anno 2005, avevo usato volutamente un tono dissacratore e polemico e, un volta pubblicato on line, com’era prevedibile, qualcuno si è sentito punto sul vivo e mi ha scritto con tono esageratamente risentito e aggressivo nei miei confronti. Molte lettere ho ricevuto invece da persone che avevano subito, a causa del proprio compagno/a, convivente, marito/moglie che praticava biodanza, uno sconquasso della propria vita affettiva e, in certi casi, anche famigliare. Premetto quindi che non è stata mia intenzione criminalizzare biodanza e né tantomeno il movimento controculturale “new age”, ma semmai indicarne i rischi e le conseguenze negative non del tutto controllabili. Come descritto nell’articolo, personalmente ho praticato biodanza e ne ho ricavato un gran bene, ma rimanevo molto perplesso davanti a certi “sbandamenti” che con la biodanza avevano poco a che fare, ma che riguardano semmai l’incognita della natura umana che trova, da millenni, in certi casi, sempre il modo di cercare sicurezze e sbocchi immediati all’umana sofferenza nel divenire membro di una chiesa o comunque di un gruppo a cui si aderisce acriticamente e fanaticamente. <strong>Questo articolo è dedicato a queste persone accecate e che hanno dimenticato le loro responsabilità</strong>, non tanto in quanto individui (perché in questo senso non devono rendere conto a nessuno),  ma in quanto punti di riferimento importanti per altre persone a cui sono o erano legate affettivamente. Il mio intento era quindi quello di risvegliarli alla consapevolezza e all’umiltà. Fortunatamente ho ricevuto molte più lettere di direttori e facilitatori di gruppi di biodanza che hanno dimostrato la loro armonia e centratura, rispondendo pacatamente al mio articolo e spiegandomi come essi fossero rimasti del tutto immuni dai rischi da me segnalati.</p>
<p>Ogni serio ed appassionato studioso di esoterismo e ogni autentico praticante della magia, ma anche della meditazione dello yoga e di discipline affini, sa molto bene che il movimento new age può essere considerato positivo solo come una moda del momento e non altro di più. Con questo termine, infatti, possiamo intendere simbolicamente un vero e proprio &#8220;calderone&#8221; in cui viene riversato tutto e il contrario di tutto spargendone però quella che possiamo definire l&#8217;esclusiva stessa della new age: l&#8217;aspirazione a migliorare se stessi e gli altri nello spirito di fratellanza con l&#8217;intento, quasi messianico, di formare una sorta di nuova umanità. Negli anni Settanta, gli hippies e i freakkettoni di tutto il mondo, che cantavano all’unisono la canzone “Age of Acquarius”, erano sicuramente meno patetici degli attuali “alternativi” poiché all’epoca era comunque necessaria una rottura, una contestazione e una presa di posizione contro il potere del sistema che condizionava tutto e tutti a un modello di uomo standardizzato. Ma poi il tempo passa e dopo le “contestazioni” si deve essere capaci di “proposizioni”…il pianeta Urano infatti è responsabile di tali stravolgimenti, ma questo pianeta, preso in sé steso, non ha nessun valore poiché potremmo paragonarlo a un acido corrosivo che, una volta utilizzato, va messo da parte. Coloro invece che all’epoca erano giovani e volevano per così dire “eternizzare” lo stato di giovinezza sono approdati agli anni novanta divenendo degli imbalsamati che imbalsamano a loro volta ingenui e giovani individui. Tali soggetti sono rimasti sempre gli stessi e l’unico cambiamento, che sembra intervenuto a distanza di tempo, negli uomini, è stato tagliarsi la zazzera dei lunghi capelli o perderla per intervenuta calvizie. Le donne invece hanno appeso le lunghe gonne fiorate da femministe e sono entrate in una menopausa anticipata divenendo un tantino più acide di quanto già lo fossero in gioventù. Uomini e donne di questa fatta si sono andati col tempo allontanando dai movimenti politici (che si polverizzavano l’uno dopo l’altro sotto una montagna di illusioni) e si sono orientati verso una “ricerca di spiritualità” consistente in (chi più ne ha più ne metta): buddismo, macrobiotica e ritiri di digiuno, filosofie orientali, musica indiana, sufi e vegetarianesimo, astrologia karmica e amore di gruppo, meditazione e coppie libere, il dr. Hamer e la Nuova Medicina, droghe psichedeliche e comuni sempre più piccole, Osho e Krishnamurti, tutto, tutto e un po’ del contrario di questo tutto.</p>
<p>Nel calderone ho scelto di analizzare, con questo articolo, la biodanza.<br />
Mi interessa particolarmente questo elemento poiché, come spiegherò, la biodanza parte come una sorta di palestra per liberare e liberarsi da tutto ciò che ci opprime e ci blocca per diventare alla fine una vera e propria religione new age i cui adepti sono, come è tipico in questi casi, alla continua ricerca di proseliti ripetendo la fatidica domanda <strong><em>“Hai mai fatto biodanza? Dovresti provare almeno una volta, è un’esperienza meravigliosa”.</em></strong></p>
<p>Quello che scriverò si basa in parte su testimonianze di persone che hanno fatto biodanza, ma soprattutto sulla mia <strong>diretta esperienza personale</strong> nel senso che io stesso ho partecipato a sette sessioni di biodanza con tre gruppi diversi di tre città diverse del Nord-Est italiano. Sono arrivato a fare personalmente questo tipo di esperienza spinto da elementi di vita personale che esulano dal contenuto di questo articolo, ma soprattutto perché non è mai stata mia abitudine parlare di qualsiasi argomento senza prima averne fatto una conoscenza diretta, cioè un esperienza <strong>pratica</strong>. Naturalmente la mia motivazione non è stata quella di “infiltrarmi” in gruppi di biodanza per analizzarne successivamente i contenuti in questo articolo. Ho accettato di vivere l’esperienza di biodanza come tante altre esperienze e, per inciso, dal punto di vista personale ne ho tratto anche qualche vantaggio. Questo credo però, lo dico senza presunzione, derivi dalle mie spiccate capacità di attenzione e di consapevolezza che metto in tutte le cose che faccio. Nella prima sessione di biodanza cui partecipai, l’istruttrice N. Costa non riusciva a credere che io non avessi mai fatto biodanza poiché era rimasta particolarmente colpita dalla “mia forte presenza” (parole sue) all’interno del gruppo. Indubbiamente ammetto di aver vissuto ogni sessione di biodanza abbandonandomi completamente all’esperienza e alle istruzioni operative del direttore, in questo senso ho tratto i vantaggi che chiunque può trarre, da qualsiasi cosa, nel momento in cui vive la danza, la meditazione, la consapevolezza, il massaggio, ecc. Quello che scriverò quindi non vuole ovviamente criminalizzare la biodanza in quanto biodanza, ma scorgerne i rischi e i pericoli insiti in una pratica che può dare risultati esattamente opposti a quelli pretesi. Ciò si spiega indubbiamente con la complessità dell’essere umano e con la grande preponderanza che svolge <strong>l’inconscio</strong> di ognuno di noi quando deve affrontare sé stesso. La seguente analisi quindi è rivolta ai faciloni e agli ingenui, ai furbi e agli ambigui che riescono con qualsiasi sistema terapeutico a creare dogmi, tirannia psicologica, profitto personale e schiavitù nelle persone; il tutto condito, com’è ovvio, con finte buone maniere suadenti e gentili, “new age” appunto.</p>
<p>La biodanza è creatura di uno psicologo cileno (ah, cosa fanno questi psicologi quando diventano irrequieti….) di nome Rolando Toro. Costui, forte anche delle sue conoscenze antropologiche e musicali, decide di formare dei gruppi da addestrare col fine di raggiungere l’esperienza della “<strong><em>vivencia</em></strong>”. Qui entriamo subito nel “misteriosofico”, poiché nonostante si possono dare tante definizioni concettuali di “vivencia” (<strong><span style="text-decoration: underline;">e in questo la biodanza rientra appieno nelle filosofie new age dove ognuno intende quello che gli pare di qualsiasi cosa</span></strong>), tale “vivencia” può essere capita solo vivendola e scoprendola nella pratica. Per non lasciare delusi coloro i quali non hanno mai sentito parlare di biodanza, dirò che si tratta della ‘scoperta dell’acqua calda’ e cioè una volta che si individua il proprio centro e si è connessi con le forze vibrazionali di questo pianeta si vive l’esperienza della “vivencia”. Il dr. Toro crede che a questo si possa arrivare anzittutto con la danza e queste danze sono guidate in modo che i partecipanti possano scoprire, ballando tutti insieme, la giocosità e la liberazione totali. Una sessione di biodanza è strutturata quasi sempre nello stesso modo anche se di volta in volta si fanno cose diverse. I partecipanti, al suono di una musica “new age”, si prendono tutti per mano e fanno una “ronda” cioè un bel “girogirotondo” (qui il regista Nanni Moretti deve aver copiato qualcosa…) in cui si guardano tutti amorevolmente, poi ogni tanto si avvicinano e si scambiano baci molto molto affettuosi dove è possibile “liberarsi” al punto da liberare la propria lingua saettante nella bocca dell’altro. Una volta compiuta la ronda, ci si abbraccia a coppie o in gruppo e d’estate, con i caldi torridi, si fa l’esperienza di annullare il proprio ego sopportando gli odori sgradevoli di chi non è uso a lavaggi frequenti o di chi ha acidità di pelle. A quel punto il direttore della sessione spiega un esercizio da fare che poi viene puntualmente eseguito da tutti. Gli esercizi non sono difficili dal momento che prevedono, come unica indubbia difficoltà, quella di ballare con uno sconosciuto guardandolo negli occhi, sorridendogli e accarezzandolo dappertutto dopo averlo abbondantemente abbracciato e baciato. E’ chiaro che, a prescindere dalla naturale timidezza che esiste in ognuno di noi, le resistenze in questo senso affiorano in tutti e proprio qui arriva il bello: <strong>l’ingenuo frequentatore delle sessioni di biodanza crede in quel momento di trovarsi davanti a un difficile compito di autoconoscenza e di cambiamento della propria natura</strong>, in quel momento cioè si confondono i naturali imbarazzi, dovuti ai brutali avvicinamenti fisici con sconosciuti, per il Male…..si crede così di potersi liberare una volta per tutte dalle ansie, dalle fobie, dalle depressioni e dalle disperazioni che hanno portato a sentire la vita come grigia e insopportabile. Ecco allora che la biodanza di colpo ti fa sentire libero e liberato, accettando l’altro come vero fratello da amare, coccolare, baciare e abbracciare e se poi, a furia di tutti questi abbracci e toccamenti, capita pure che ci si ecciti, ben venga!, perché è segno che si sta arrivando a uno degli elementi cardini della Grande Liberazione: la Liberazione Sessuale……..questo articolo è troppo breve per fare a questo punto delle importanti considerazioni sul sesso e sull’utilizzo del sesso (nelle varie forme camuffate o esplicite) nei movimenti new age; basti dire che quando si fanno delle sessioni di biodanza si pretende di essere diventati particolarmente “liberati” principalmente sotto questo aspetto e cioè l’aspetto sessuale. Gli adepti della biodanza dopo anni di ronde e di balli di gruppo in cui hanno imparato ad abbracciare, baciare ed accarezzare corpi di sconosciuti, pretendono di aver superato ogni morbosità in materia di sesso se non addirittura di aver superato addirittura la stessa sessualità approdando a una sorta di completezza emozionale.<br />
Naturalmente non ci può essere dichiarazione più ingenua e più falsa di questa.<br />
Nella migliore delle ipotesi, le sessioni di biodanza assomigliano  alle sessioni di aerobica che si fanno nelle comuni palestre; è ovvio che, a forza di esercizi ripetuti nel tempo, si arriva ad avere una certa dimestichezza e famigliarità con l’oggetto dei propri esercizi. Si arriva insomma ad abbracciare e a palpare (anche nelle parti intime, anzi in certi casi, soprattutto in quelle…per “liberare l’energia….”) il corpo di uno sconosciuto tante e tante di quelle volte che <strong>la cosa perde col tempo di qualsiasi “timore e tremore” naturale</strong>, un po’ come una pornostar che disinvoltamente si produce in orgasmi multipli passando da un partner all’altro e da gruppi di partner, indifferentemente se del sesso opposto o dello stesso sesso.<br />
La sessualità, dalla notte dei tempi, non a caso è sempre stata associata a un “demone”: simbolicamente il Diavolo è sempre stato il Grande Tentatore e Seduttore. Tutto questo ha sempre fatto e sempre farà <strong>paura</strong>, poiché le energie dell’inconscio si canalizzano, a seconda della costituzione psichica dell’individuo, e invadono la coscienza che quasi sempre si trova nell’impossibilità di soddisfare immediatamente questi impulsi. In ogni caso, il <strong>naturale imbarazzo</strong> che interviene nel momento di un contatto molto ravvicinato con un individuo sconosciuto è quanto di più bello la Natura possa averci regalato. E’ per questo che quando ci si innamora le energie si amplificano a causa di questo naturale imbarazzo e si ha paura, ma è anche vero che in quel momento le forze così potenti dell’inconscio fuoriescono e possono o arricchire la nostra anima oppure annientarci, come capita spesso, effettuando rimozioni e blocchi.<br />
Come trattano i fautori della biodanza questo meccanismo della natura? Esorcizzandolo, normalizzandolo e successivamente  eliminandolo con l’illusione di “averlo superato”. Ecco allora che non c’è sessione di biodanza in cui, oltre agli onnipresenti abbracci e baci, si insista particolarmente con le “<strong>manipolazioni</strong>” nelle parti intime del corpo col chiaro scopo di eccitare e di eccitarsi al fine di liberarsi. Se poi si vuole dare una patina “culturale” a tutto questo è sufficiente tirare in ballo il “Tantra” e un po’ di “Osho” e il gioco è fatto. Naturalmente questi signori non sanno nemmeno lontanamente che cosa sia il Tantra e fraintendono volutamente Osho (che a un certo punto della sua vita, stufo di essere frainteso pensò bene di stare zitto per 1315 giorni…) arrivano a fare delle incredibili macedonie di banalità e di scontatezza per portare gli iscritti alle sessioni di biodanza all’illusione di poter migliorare sé stessi grazie alla liberazione dei blocchi energetici a livello sessuale. L’obiettivo è quello di provare piacere e godimento delle proprie “<strong>vibrazioni sessuali</strong>” e si capisce chiaramente con questo termine vago che si sta normalizzando e banalizzando il sesso togliendo ad esso tutto quel potere e quelle caratteristiche <strong>numinose</strong> che hanno permesso la più grande delle magie su questo pianeta: la creazione e la perpetuazione della Vita. La sessualità è sempre stata la croce di ogni individuo in passato per la grande repressione che si subiva in nome delle moralità e delle religioni sessuofobiche e oggi a causa dell’epidemia di sconfitti a livelli di coppia e di matrimonio.<br />
<strong>Non a caso chi approda a biodanza nel 90 per cento dei casi è single. </strong><br />
Questo non vuol dire che non esistano accoppiati o sposati, ma quasi sempre costoro sono fautori della “<strong>coppia aperta</strong>”, termine col quale si riassume la seguente dinamica: “<span style="text-decoration: underline;">abbiamo provato a lasciarci innumerevoli volte senza riuscirci, a questo punto rassegniamoci a stare insieme però tu lascia vivere me che io lascio vivere te</span>”. Non parlerei insomma di persone che hanno intrapreso il pericoloso percorso del mettersi radicalmente in gioco grazie al continuo confronto con l’altro nell’ambito di una vera e autentica palestra di vita come la convivenza, ma di esserucoli sconfitti che quasi sempre portano, come tutti gli sconfitti, grande acredine e rancore verso l’amore di coppia e soprattutto verso il matrimonio.<br />
Gli adepti della biodanza sono particolarmente abili, una volta che si sono “liberati” dopo anni di sessioni, a proporsi come maestri di vita e normalmente indottrinano il povero ingenuo tormentato da un matrimonio in crisi invitandolo a buttare tutto all’aria e a liberare-liberarsi attraverso l’esperienza della condivisione con tutti delle proprie vibrazioni sessuali. Questo l’ho visto personalmente io stesso, durante le consuete assemblee in cui tutti gli iscritti alle sessioni, si siedono in cerchio e iniziano a parlare delle proprie difficoltà esistenziali. La stragrande maggioranza (come è ovvio che sia visto i tempi storici che viviamo) ha problemi di frustrazione affettiva e sessuale: non si sente amato come vorrebbe ed è stufo di continuare a soffrire e ad aspettare elemosinando amore. Ho assistito quasi sempre alla stessa recita da parte di individui che così si esprimono: “<span style="text-decoration: underline;">Prima di iniziare biodanza ero pieno di paure e di blocchi, poi grazie a voi tutti ho imparato a ballare e a gioire delle forze che sono in me e oggi finalmente so che cos’è l’amore e cioè il superamento di tutti gli egoismi e di tutte le repressioni. Da oggi in poi ‘viva biodanza!’ e guai a chi si permette di dire il contrario perché io amo il mio gruppo di biodanza e andassero a  quel paese tutti coloro che non la capiscono</span>”. Soprattutto le donne mi sembravano particolarmente rancorose quando affrontavano i problemi avuti (ma che in realtà avevano ancora, eccome!) nell’ambito della coppia e del matrimonio. Gli stessi tratti del viso si irrigidivano rivelando una grande stanchezza e amarezza, ma poi, dovendo concludere l’intervento, ecco ricomparire il sorriso affettato prendendo atto dell’<strong>avvenuta sostituzione amorosa del proprio partner col gruppo di biodanza</strong>.<br />
Altra caratteristica che i fautori di questo orientamento vantano a sostegno dell’avvenuta liberazione delle forze che bloccano spontaneità e vitalità consiste nel fatto che quando si inizia a fare biodanza, dopo qualche tempo (da una a tre settimane circa), avviene un avvenimento o una serie di avvenimenti “di rottura” nella propria vita. In pratica, si tratterebbe della “prova” che l’energia liberata sta cominciando a fluire e a circolare abbattendo anche all’esterno di noi stessi, e quindi non soltanto all’interno del corpo e della mente, quelle barriere e quei blocchi che non ci permettevano di essere felici. L’elenco potrebbe essere lungo, ma ancora una volta a farne le spese si tratta della relazione di coppia o quasi sempre del matrimonio del soggetto. Durante queste assemblee viene non a caso fatta, prima o poi, ritualmente la seguente domanda “<span style="text-decoration: underline;">Che cosa ne pensano i vostri compagni/e  o  i vostri mariti/mogli del fatto che fate biodanza</span>?”. Eh, già perché l’ignaro marito o moglie pensa che la bio-danza sia una sorta di “<strong>corso di ballo</strong>” dove non succede nulla di male… quando invece si accorge che, con la scusa di liberarsi e di liberare, viene messo in crisi il delicato meccanismo di fiducia e il senso di possessività (<strong>che purtroppo nella maggior parte delle coppie sonnecchia all’interno delle pieghe dell’indifferenza e dell’inconsapevolezza</strong>) allora, apriti cielo!, la coppia comincia a scoppiare e quasi sempre gli equilibri saltano completamente fino a che i due si lasciano, si separano, divorziano, ecc. Se è vero che le statistiche del 2006 parlano che in Italia avviene una separazione legale “ogni trenta secondi” potete stare certi che l’accellerazione la stanno dando gli adepti della biodanza. Questo perché, fraintendendo per esempio un guru come Osho, essi sono convinti che il matrimonio sia un’istituzione storica CONTRO la natura stessa dell’amore. Personalmente potrei anche condividere questa posizione, ma non riuscirei MAI  ad assurgerla a dogma e, quel che è peggio, fare di tutto per convincere gli sposati a mettere in crisi il proprio matrimonio fino ad adeguarlo alle proprie esigenze egoistiche di autoliberazione. Che questa possa essere la convinzione radicata di scapoli d’oro e dongiovanni navigati quali un Alberto Sordi o un Franco Califano (che nel 2006 ha scritto un divertente libretto dal titolo “Kalisutra” che consiglio agli “ex-maschi” che fanno biodanza…), , questo non può che fare onore alla consapevolezza e alla coerenza di questi due uomini di spettacolo citati. Ma che, per un proprio fallimento personale nell’ambito della coppia e del matrimonio, ci si convinca che coppia e matrimonio sono il Diavolo, il Male e che vadano esorcizzati e annientati come si faceva al tempo delle Sante Inquisizioni, mi sembra esagerato e soprattutto iniquo.<br />
A titolo di esempio, ricordo una coppia di maturi coniugi che facevano entrambi biodanza da anni pur rimanendo “ancora” sposati. Erano indubbiamente una mosca bianca. Ebbene costoro, nelle assemblee, affermavano di aver destinato un giorno dell’anno in cui dovevano decidere entrambi se volevano stare ancora insieme. Se questo può sembrare un impegno che alza la consapevolezza di una coppia ben venga, ma il fatto è che la confidenza avvenuta in <strong>quell’ambiente </strong>ha tutte le caratteristiche di un lasciapassare, di un invito a non condannare, come dire “<span style="text-decoration: underline;">Tranquilli, ragazzi, non ci sparate addosso! Al momento siamo sposati da decine di anni, ma ogni anno dobbiamo decidere se lo saremo ancora quindi non c’è niente di certo che lo saremo anche in futuro…”</span></p>
<p>Credo che  proprio in questo la biodanza rispecchi in tutto e per tutto la filosofia new age: arrivare, magari senza accorgersene, a una <strong>finta liberazione</strong>, seguire una moda che, con la forza della <strong>pressione di gruppo</strong>, ti dà l’impressione di essere cambiato, ma in realtà <strong>sei rimasto esattamente lo stesso di prima</strong>. Forse non è poi nemmeno così, e cioè che si rimanga esattamente gli stessi di prima, perché io credo che addirittura <strong>si peggiori</strong>.<br />
<strong>I danni che l’Anima, (essenza vera di noi stessi e che nessuno potrà mai prendere in giro) riceve da queste sperimentazioni sono incalcolabili</strong>.<br />
La Mente si può ingannare in milioni di modi diversi, non l’Anima.<br />
La Mente anzi, direi, che è l’artefice di tutti gli inganni, di tutte le illusioni e di tutte le mode. <strong>La Mente si serve dell’angoscia della solitudine e della grande forza rasserenante del gruppo per poter compiere i più grossi scempi sull’Anima</strong>. Succede così che una “notte dell’Anima” che duri per troppo tempo porti il proprio possessore a dare forfait e a credere che non esista luce o alba. Ma ecco che qualcuno si avvicina con una bella lampada al neon, economica e a basso costo: ecco la liberazione, ecco l’uscita dal dolore e da tutti i mali. Gli adepti new age vivono, pallidi e tristi alla luce del neon, convinti di essere approdati alla luce dell’illuminazione, ma invece hanno peggiorato la propria situazione perché per chi sa di essere al buio questo è perlomeno una Realtà con cui fare i conti. Ma quando ti accorgi che tutti gli sforzi per liberarti e liberare hanno prodotto solo inizialmente una grande euforia, e che dopo qualche tempo non è avvenuto nessun cambiamento, nessun prodigio dell’Anima allora non puoi far altro che vivere nella lattiginosa luce al neon cercando di far proseliti e soprattutto di scaricare il senso di sconfitta su coloro i quali vivono la stessa situazione in cui ti trovavi prima.<br />
Questo aspetto mi colpiva molto durante le assemblee in cui gli iscritti alle sessioni si confessavano in gruppo. Ho visto persone con i tratti del viso stravolti dal dolore, dalle prove e dalle sconfitte esistenziali lamentarsi di attendere invano gli effetti di una liberazione totale e di non capire esattamente in che cosa consistesse la “vivencia”. In quel caso l’individuo abbattuto di turno veniva soccorso dal direttore della sessione che, a seconda del livello di consapevolezza raggiunto, poteva o porgli domande per capire in che cosa risiedeva la ragione di quel malessere oppure indottrinarlo ancora di più elencandogli i numerosi incredibili vantaggi della biodanza e di come invece fosse migliorato da quando praticava biodanza. Ecco allora che il gruppo era pronto, non appena partivano danze ed esercizi a prodigarsi con coccole, carezze, baci e abbracci in incrementata dose verso l’individuo che lamentava l’assenza degli effetti benefici della biodanza.<br />
Tutto ciò mi ricordava molto le assemblee dei gruppi a carattere religioso di tipo cattolico (esempio “Rinnovamento dello Spirito”, gruppi di Medijugorie, “amici del Papa” ecc.) in cui l’individuo abbattuto di turno lamentava di non avvertire tutti i benefici della Fede e della Grazia, lo rivelava il suo volto stanco e segnato dal dolore. In quel caso, il sacerdote direttore del gruppo ribadiva che Cristo sarebbe comunque ritornato sulla terra, che ci saremmo trovati, dopo morti, tutti in Paradiso e che bisognava pregare di più. Il gruppo si stringeva con più forza intorno al fratello depresso e avanti così nella costruzione e nell’allargamento di una chiesetta destinata a diventare  ancora più grande.</p>
<p>Le considerazioni di questo articolo si avviano ormai alla conclusione e spero di aver dato un contributo per mettere in guardia i mille problemi che insorgono durante un cammino di autoindividuazione. C.G. Jung ha spiegato in centinaia di scritti quanto sia arduo cimentarsi nell’opera della “conoscenza di sé stessi” e cito una sua frase molto illuminante a proposito: “<strong>La cosa più terrificante è accettare sé stessi senza riserve</strong>”. L’incontro con l’inconscio, con quella parte sommersa della nostre psiche in cui sono attivi sentimenti, emozioni e archetipi può diventare un’esperienza molto dolorosa e sconvolgente. E’ naturale che sia così. Ogni cambiamento richiede un prezzo e un sacrificio, la stessa Natura non fa salti senza traumi. Ma in quest’epoca empia del consumismo, nessuno è disposto a sopportare altro dolore a quello già prodotto da una vita scialba e piena di sconfitte e disillusioni. Ecco in che cosa risiede il successo della new age e della biodanza in particolare: <strong>non occorre fare alcuno sforzo!&#8230;</strong> l’unica pena sta nell’esorcizzare le tensioni e le ansie violentandosi quel tanto che basta per vincere i naturali pudori e le naturali ritrosie che esistono in ognuno di noi, dopodichè il gioco della liberazione è fatto.<br />
Questo fenomeno non è solo tipico di biodanza, ma esiste in ogni campo e in ogni disciplina che ha a che fare con la terapeutica. Ho sempre visto per esempio una certa somiglianza e correlazione tra l’autentico ricercatore della Verità e il facilone terapeuta new age a caccia di  facili avventure come succede tra chi pratica seriamente la Magia Iniziatica e chi fa il burlone e il saltimbanco ciarlando (da cui il termine “ciarlatano”) poteri magici che non ha.</p>
<p>Concludo questo lungo articolo citando il noto e bravo comico Corrado Guzzanti che interpretava con molta efficacia, qualche anno fa, un guru new age facendo proseliti per il culto di “Quello!”. Il personaggio si atteggiava a maestro illuminato e dava risposte a tutte le domande che gli ponevano con discorsi alquanto superficiali e banali e arrivando sempre e comunque alla conclusione che bisognava apprezzare il nuovo culto di  un nuovo dio chiamato dal maestro “Quello!” e che aveva le fattezze di un’immagine di legno su cui erano stati apposti due chiodi per gli occhi e una rudimentale bocca. Nel corso di una puntata di un programma televisivo in cui Guzzanti recitava la parte del maestro di “Quello!” era ospite anche Franco Battiato che a un certo punto sottopose al maestro di commentare una frase molto complessa, citata in latino, di un filosofo della Scuola di Salerno. Il personaggio ascoltava la domanda di Battiato con aria sufficiente e convinto di sapere già tutto, ma rispose con un ottimo escamotage dicendo:<br />
“La domanda è malposta. Penso che tu volessi invece chiedermi ‘Maestro, che ore sono?’”<br />
E Battiato, stando al gioco: “Sì, è vero…Maestro che ore sono?”<br />
E il guru Guzzanti: “Le dieci e trenta!&#8230;avanti con un’altra domanda!&#8230;”<br />
Tutto questo suscitò l’ilarità del pubblico che applaudì a lungo.<br />
Mi colpì molto Franco Battiato salutare il suddetto guru-comico in questo modo: “Ti saluto….<strong>MAESTRO NEW AGE</strong>!&#8230;&#8230;.”</p>
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		<title>&#8220;Ma siamo sicuri che intervenendo magicamente si raggiunge il risultato desiderato?&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Sep 2011 09:22:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dott. Rocco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;MA SIAMO SICURI CHE INTERVENENDO MAGICAMENTE, SI RAGGIUNGE IL RISULTATO DESIDERATO?&#8221; Credo che tra le tante domande che ricevo, questa sia in assoluto, la più ricorrente. E&#8217; una domanda comprensibile e logica, ma la risposta non può e non deve essere così semplice; tenterò di spiegarne le ragioni. 1) un desiderio, per quanto sentito nell&#8217;intimo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><strong>&#8220;MA SIAMO SICURI CHE INTERVENENDO MAGICAMENTE, SI RAGGIUNGE IL RISULTATO DESIDERATO?&#8221;</strong></p>
<p align="center">Credo che tra le tante domande che ricevo, questa sia in assoluto, la più ricorrente.</p>
<p align="center">E&#8217; una domanda comprensibile e logica, ma la risposta non può e non deve essere così semplice; tenterò di spiegarne le ragioni.</p>
<p align="center">1) un desiderio, per quanto sentito nell&#8217;intimo e nella totalità del proprio essere, non sempre rappresenta la soluzione di tutti i problemi del richiedente. Il desiderio è, per sua natura, uno stato d&#8217;animo per cui si prova incompletezza e malessere, appunto perchè si desidera e non si accetta la realtà in cui si vive. Inoltre, in questi casi, non si tratta di un desiderio che sia, per così dire, &#8220;migliorativo&#8221; della propria situazione esistenziale, ma si vuole uscire da uno stato di malessere intenso, talvolta un vero e proprio incubo, e si è disposti &#8220;ad arrampicarsi anche sugli specchi&#8221; o di ottenerne la realizzazione &#8220;costi quel che costi&#8221;. Queste ultime espressioni ricorrono spesso in casi simili.</p>
<p align="center">2) si ritiene che se si è stati totalmente inadeguati e impotenti nel riuscire con i propri mezzi a risolvere la propria situazione di malessere, ci si può rifugiare comodamente nell&#8217;idea semplicistica che ad aggiustare tutto, ma proprio tutto, ci pensi la Magia e si viene subito al punto con domande del tipo &#8220;Quanto mi viene a costare?&#8221; Come se risolvere un problema che Dio, o l&#8217;Esistenza o il Destino (comunque lo intendiamo a seconda di quanto crediamo) ci impone per il miglioramento di noi stessi, voglia dire risolvere la cosa come &#8220;una questione di soldi&#8221;.</p>
<p align="center">Va capito una volta per tutte che la Magia è specchio della Vita stessae non rappresenta una violenza su di essa. Non possiamo quantificare in danaro una prova, un problema che la Vita ci propone o ci impone. Ecco allora scattare subito la seconda domanda che è il titolo stesso di questo articolo<strong>: &#8220;Ma siamo sicuri di farcela?&#8230;.&#8221; </strong>Io vedo in questo tipo di atteggiamenti una prova provata di quanto tutti noi siamo accecati dalla folle idea di questo Secolo dei Consumi: se <em>spendo<strong>&#8220;devo&#8221;</strong> essere soddisfatto</em>, costi quel che costi. Ma questo ragionamento può andare bene per l&#8217;acquisto di un oggetto o di un bene terreno. &#8220;Quanto mi viene a costare una Ferrari?&#8230;Ma siamo sicuri che potrò viaggiare a oltre 300 km all&#8217;ora?&#8230;.&#8221; (&#8220;e magari farla finita una volta per tutte con la vita?&#8221;, aggiungo io&#8230;). In Magia le cose vanno in modo assolutamente differente perchè la Vita non è consumismo e <span style="text-decoration: underline;">i nostri problemi</span> (a meno che uno non sprechi un&#8217;intera esistenza sognando  di essere felice solo ed esclusivamente il giorno in cui vincerà il Superenalotto) <span style="text-decoration: underline;">non riguardano oggetti</span>. Com&#8217;è noto, si ricorre quasi sempre a un Mago per questioni sentimentali, per far ritornare la persona amata o costringere qualcuno ad amarci come noi vorremmo esattamente che facesse. Se è vero che GIA&#8217; questo fa chiaramente capire che l&#8217;Amore si è andato a far benedire e che il nostro agognato oggetto d&#8217;amore si è appunto ridotto ad essere quello che le nostre brame e le nostre paure lo hanno reso: un OGGETTO, ecco che allora si capisce l&#8217;equivoco di fondo: &#8220;Con la Magia, io voglio quell&#8217;oggetto!&#8230;quanto mi costa?&#8230;siamo sicuri di farcela?&#8230;.&#8221;</p>
<p align="center">In questi casi, se si è sfortunati, si finisce nelle mani di qualcuno disposto ad assecondare questi deliri <span style="text-decoration: underline;">alla lettera</span>:</p>
<p align="center">1) il ciarlatano, delirante a sua volta, ossia colui che anzittutto ha già abbondantemente ingannato sè stesso da non rendersi nemmeno conto di farlo a sua volta agli altri. &#8220;Ciarlatano&#8221; viene da &#8220;ciarlare&#8221;, parlare e parlare senza alcun riscontro sui fatti di quanto si va blaterando. Le promesse del ciarlatano sono assolute e garantite sempre, grazie al puro delirio di onnipotenza dello stesso.</p>
<p align="center">2) il truffatore; in questo caso ci si imbatte in un individuo che sa bleffare e truccare con maestria sapendo egli stesso di saperlo fare e di vantarsi con sè stesso e con altri di queste capacità (ce ne sono in TUTTE le professioni)</p>
<p align="center">Entrambi queste categorie di, chiamamoli così,&#8221;operatori&#8221; hanno in comune qualcosa che al richiedente ignaro interessa molto:<span style="text-decoration: underline;">l&#8217;assicurazione immediata che le proprie sofferenze stanno per finire e in tempi rapidi</span>.</p>
<p align="center">Affermo, quindi, senza ombra di equivoco, che chi opera realmente in Magia e da quasi 25 anni come il sottoscritto, non può prestarsi a farsi a sua volta abbindolare da queste domande malposte. L&#8217;unica verità è che quando siamo alle prese con un problema, soprattutto con un problema sentimentale, soffriamo e <strong>la sofferenza fa parte della vita</strong>. Non va bene quando la sofferenza si ripete ossessivamente senza portare mai alcun tipo di cambiamento dando la sensazione ottusa e terribile che si rimarrà prigionieri per sempre dello stesso tipo di problema. Allora il proprio problema diviene un&#8217;<strong> ipoteca esistenziale</strong>, un blocco spaventoso, un buco nero da cui si teme di non uscirne più. Oppure si tira a campare con la sensazione di aver perso per sempre una grande possibilità per essere felici, forse l&#8217;unica e quindi irripetibile.</p>
<p align="center"><strong><em>In questi casi la Magia può venirci in soccorso, </em></strong>come? Semplicemente facendo intervenire un <strong>AUTENTICO RITUALISTA</strong> che non sia nè un ciarlatano, nè un truffatore.</p>
<p align="center">Il problema è riconoscerlo. Eccovi allora alcuni suggerimenti per poterlo fare:</p>
<p align="center">1) un autentico ritualista è una persona tranquilla e centrata in sè stessa; non farà MAI, assolutamente NIENTE, per convincervi ad intervenire magicamente. Vi ascolterà con attenzione e certamente con partecipazione e un volta che le chiederete se ne vale la pena, lui potrà rispondervi che ce la metterà tutta per raggiungere esattamente quel tipo di obiettivo che vi siete prefissati;</p>
<p align="center">2) un autentico ritualista trasmette <strong><em>qualcosa</em></strong>, sia incontrandolo di persona che sentendo la sua voce al telefono, per il semplice motivo che egli con la Magia si è certamente realizzato. Appare appagato di sè stesso e in sè stesso perchè <strong>lo è realmente,</strong> ha provato infatti su SE&#8217; STESSO gli immensi benefici dei propri rituali e SA di che cosa sta parlando. Egli INFORMA, mai convince perchè anzittutto non è nella sua natura di liberato in vita convincere nessuno di niente, inoltre perchè SA che nella Vita è tutto un tentativo, fatto col massimo dell&#8217;impegno e degli sforzi possibili, ma sempre <strong>un tentativo</strong>. Un autentico ritualista è un fedele servitore delle Forze della Natura e sa che queste Forze gli sono messe a disposizione grazie all&#8217;utilizzo dei suoi rituali, perchè egli rispetta profondamente la Vita e il Destino.</p>
<p align="center">3) un autentico ritualista è un individuo che ha annullato totalmente il proprio Ego (vero nemico di tutte le operazioni magiche autentiche e benefiche, direi il Diavolo stesso)  non si sognerà MAI di certificare i propri risultati con &#8220;testimonianze&#8221; presunte vere o inventate, per ragioni di marketing, da sè stesso. Questo atteggiamento è non solo totalmente estraneo alla sua natura, ma del tutto inutile perchè egli, nel suo intimo, è stato <strong>TESTIMONE CERTO</strong> dei risultati raggiunti. Questo lo sanno sicuramente i suoi clienti con il passa-parola, <span style="text-decoration: underline;">ma lo sa anzittutto lui stesso.</span></p>
<p align="center">4) <strong>trovare un autentico ritualista è il vero problema</strong> perchè ce ne sono e ce ne sono sempre stati  <strong>pochi</strong> e questa è un&#8217;attività non esattamente alla portata di tutti. Un individuo che può permettersi il lusso di vivere continuativamente e nel corso degli anni, (direi di tutta una vita), facendo rituali tutti i giorni non è un individuo comune. Entrano in gioco molti fattori quali la predestinazione, la vocazione, la realizzazione del Sè profondo e tutto ciò non è alla portata di tutti. Inoltre non tutti ritualisti possiedono capacità tecniche identiche perchè questi poteri fanno certamente parte della Volontà del ritualista e del suo stile di vita, ma sono anzittutto dei DONI. Quindi in questo caso poter sperare di imbattersi in un RITUALISTA AUTENTICO rimane il fattore principale, sebbene io lo elenchi come ultimo.</p>
<p align="center"><span style="text-decoration: underline;"> </span></p>
<p align="center">In tutti questi lunghi anni di ininterrotta attività ritualistica, il lavoro non mi è mai mancato. Sono stato consultato da moltissimi, ma solo in pochi scattava una scintilla per cui SENTIVANO  di delegarmi a fare cicli di rituali che andavano da un minimo di 30 giorni a un massimo di 90. Io mi limitavo ad informare e a far capire quanto ho descritto sopra. Nel loro inconscio sentire avvertivano una sensazione netta di potersi fidare fortemente di me e di poter utilizzare le mie capacità per risolvere il loro problema. NESSUNO DI LORO E&#8217; MAI STATO DA ME ABBANDONATO. Per moltissimi di questi si è raggiunta la piena realizzazione di quanto volevano, per TUTTI c&#8217;è stata la liberazione dall&#8217;incubo o dall&#8217;ipoteca esistenziale che il problema aveva creato nelle loro vite. Tutti mi portano nel loro cuore con un infinito senso di riconoscenza. <strong><em>QUESTO per me rappresenta il più Grande Risultato</em></strong>.</p>
<p align="center">Ma per un autentico ritualista che vive in silenzio e in preghiera, in reverente sintonia con le Forze della Natura (che anticamente si chiamavano DEI e sono eternamente Divinità), questo è SEMPRE il risultato raggiunto.</p>
<p align="center"><span style="text-decoration: underline;">Non può essere diversamente perchè così dev&#8217;essere.</span></p>
<p align="center"><a href="http://www.dottrocco.it/wp-content/uploads/2011/05/sito.jpg"><img class="size-medium wp-image-52 aligncenter" title="Intervenendo magicamente" src="http://www.dottrocco.it/wp-content/uploads/2011/05/sito-300x213.jpg" alt="" width="300" height="213" /></a></p>
<p align="center"><span style="text-decoration: underline;"><br />
</span></p>
<p align="center">
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