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… dell’Amore

L’AMORE E’ CIECO E IL MATRIMONIO TI APRE GLI OCCHI…..”

Mullah Nasruddin

 

 

I maggiori tormenti, le più estese sofferenze, i più grandi dilemmi riguardano sempre e comunque l’amore.

Infatti, la domanda-tipo, che maggiormente viene posta è:

“Vorrei sapere a proposito di un ritorno….”

Relazioni sentimentali, tragicamente interrotte molti mesi prima e, in alcuni casi, addirittura molti anni prima, non hanno fatto smettere di sperare, di confidare in un ritorno di una persona ardentemente amata.

Il più delle volte si ha l’impressione che la domanda sottintenda la possibilità di capire se si uscirà da un tormento interiore, se si sfuggirà a una sorta di “ipoteca esistenziale” che viene vissuta dal soggetto talora come una vera e propria maledizione. In questi casi, io ho sempre detto la verità e ho verificato come il più delle volte un “ritorno” non necessariamente rappresenta una “soluzione”. E’ mio costume smascherare completamente qualsiasi tipo di illusione e spesso mi è capitato di rispondere asciuttamente con un “no, mi spiace, non vedo nessun ritorno..”.

Mi sono sempre chiesto in questi casi di che tipo di amore si trattasse. Non voglio fare facili generalizzazioni, ma raramente questi “ritorni” diventano la conseguenze di benefiche “pause di riflessione” che hanno trasformato positivamente il rapporto. Per la maggior parte si tratta di ansie irrisolte, di angosce di abbandono rimosse e che poi ritornano con raddoppiata intensità, se non addirittura di una velenosa dinamica di coppia fatta di continui “tira e molla” che somigliano molto a un perverso gioco sado-masochista. Mi chiedo allora se questo può essere considerato ancora “Amore” e di che tipo di amore si tratti.

Dal mio punto di vista l’amore come generalmente viene inteso dai più, l’“Amore Romantico”, è quello descritto da Freud. Ci sarebbe molto “Io” in amori di questo tipo. Il meccanismo alla base è quello della “proiezione” nel senso che noi “proiettiamo” aspetti di noi stessi sull’altro il quale, proprio da quel momento, ci fa innamorare. Freud parlava di proiezione dell'”ideale dell’Io”, di una sorta di Io perfetto della cui esistenza ci accorgiamo solo nel momento in cui lo vediamo riflesso sulla persona amata.

Questo spiegherebbe anche la possessività e la gelosia. Non potremmo assolutamente lasciare l’altro libero di fare quello che vuole poiché ogni suo atto contrario ai nostri gusti e ai nostri principi verrebbe visto e sentito come angoscioso e minaccioso per la nostra integrità. Da qui i tormenti dell’amore che dilaniano tutti coloro che amano senza riserve. La proiezione però non sarebbe mai definitiva e risolutiva; chiediamo continuamente all’altro conferme, ripetizioni di frasi, sollecitazioni di intimità che hanno come principale effetto quello di confermarci che chi amiamo ricambia il nostro amore e che lo manterrà invariato per sempre. In termini più specifici, ricerchiamo maniacalmente le condizioni per poter continuare a “proiettare” il nostro ideale sull’altro.

Siffatti amori sono amori destinati prima o poi a finire: non sempre la fine coincide con la rottura, molte volte la coppia sopravvive sulle ceneri di un amore ed ecco già il cuore palpitare per un’altra persona che quanto più imprendibile sarà tanto più scatenerà le passioni più profonde.

 

 

Quando una storia finisce drammaticamente è necessario per farla finire una buona dose di rancore e di risentimento affinchè lo strappo si compia.

 

Spesso i due che si giuravano amore eterno diventano “nemici giurati” e si evitano accuratamente per risparmiarsi ulteriori sofferenze. La storia finisce, ma l’amore sopravvive. Si direbbe che quel meccanismo di proiezione continui a funzionare anche in assenza della presenza fisica dell’amato. Si dissolvono le fiducie tradite e i disprezzi e si inizia col mitizzare la persona lasciata o che ci ha lasciati al punto da non poter credere che effettivamente tutto possa essere finito. L’energia liberata dai meccanismi proiettivi non lascia tregua, si continua a pensare all’amato e si finiscono col vedere solo gli aspetti positivi, da quel momento mitizzati, e a dimenticare i reali problemi che hanno determinato la rottura.

 

 

La divinazione correttamente effettuata riesce a dare un responso, per così dire, “definitivo” di situazioni simili a questa.

 

 

Mi è capitato però di verificare come, pur davanti ad evidenti smentite di un probabile ritorno, la persona continuasse a sperare e ad amare…

Non ho mai giudicato esperienze di questo tipo liquidandole come “banali” o, peggio, “ridicole”. Credo che ogni volta che un’anima palpiti d’amore per qualcuno, essa non si ponga assolutamente alcuno scrupolo nel sentirsi effettivamente corrisposta dall’altra parte. In questo senso la parola “anima” si ritrova con la stessa radice nella parola “anima-le” e la caratteristica fondamentale di un animale sta nella sua innocenza oltre che nella sua incoscienza. Altrettanto succede all’anima che ama, che continua a sperare proprio perché sperare è al di là del tempo e nessuna illusione potrà mai fare smettere a un’anima di palpitare. L’infantilismo dell’anima non tiene conto di tutte le logiche e delle elucubrazioni tessute dalla mente raziocinante. La mente si illude di poter fare a meno dell’oggetto amato, ma la mente può essere in qualsiasi momento disfatta, come neve al sole, sotto i roventi raggi dell’amore-passione dell’anima.

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