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… del perchè mi faccio pagare per le mie prestazioni professionali

Sulla liceità del compenso in danaro per gli interventi di natura soprannaturale si è discusso molto, in ogni epoca, e, quasi sempre, ci si è trovati impigliati in una serie di contraddizioni e di rompicapo dai quali non sempre è facile uscirne. Per introdurre l’argomento, segnalo che molte anime ingenue ritengono di poter verificare l’onestà di un operatore esoterico rimarcando il fatto che “non vuole soldi”. Mi è capitato molte volte di imbattermi in alcuni di essi nel corso dei lunghi anni della mia attività di ritualista e posso testimoniare che nessuno, ma proprio nessuno di questi ha fatto alcunché (veggenze, pranoterapie, atti magici, ecc.) senza intascare qualche sostanzioso gruzzoletto. Ma andiamo per ordine.

Vanno distinti, anzitutto, coloro i quali rivendicano la gratuità dei loro interventi giustificando la cosa come conseguenza della gratuità dei doni soprannaturali che hanno ricevuto; in pratica si ammantano di una sorta di sacralità conferita da un essere divino (Santo, guida spirituale, Dio stesso) e per garantire l’innocenza di tale stato privilegiato decidono di non “contaminarsi” col vile danaro e quindi dicono di non volere compenso per quegli atti che si inquadrerebbero in una vera e propria “missione”.

A guardare bene le cose non stanno proprio così. Prima di tutto perché l’invenzione del danaro è troppo antica per poterla discutere in questo breve articolo e poi perché finchè siamo inseriti in questa dimensione materiale dobbiamo comunque “fare i conti” (letteralmente) con questa materialità affrontando le problematica della sopravvivenza fisica (mangiare, vestirsi, pagarsi un affitto o un mutuo, ecc.). A ben vedere però tali soggetti altruisticamente “ispirati”, dietro la parvenza del “non voglio danaro”, finiscono con l’essere molto più invischiati con quella sostanza che vorrebbero rifuggire per proclamare la propria onestà. Quasi sempre questi soggetti si dipingono come persone con un mandato divino o guidate direttamente da un essere soprannaturale: chi dice di aver visto la Madonna, chi Gesù che ha ordinato di guarire i bisognosi, chi ha lo spirito guida di un lontano capo pellerossa e via dicendo. Bisogna attentamente guardare l’ambiente in cui questi soggetti operano: immagini religiose ovunque sottoforma di statue e statuine, immaginette, crocifissi, ecc. Poi, acuendo la vista e l’attenzione, ci si accorgerà che, da qualche parte, c’è una ciotola con dentro qualche banconota che chiaramente “invita” all’offerta libera. Un esempio tra tutti è il caso di una pranoterapeuta di Ferrara che ho conosciuto personalmente, fingendomi cliente bisognoso, e che era sulla bocca di tutti perché alleviava le sofferenze (con, ovvio, l’immancabile guarigione da cancro e malattie gravi) e la cui onestà, dal punto di vista del lucro, era indiscussa. Quando ci andai fui colpito anzittutto dalla miriade di statue e statuine a carattere religioso, ce ne saranno state centinaia. Non percepivo nell’ambiente però alcunché di sacro, semmai avevo l’impressione di un banale collezionismo e per di più di bassa lega considerando quanto frequentemente risultino “kitch” le statuine moderne di Santi e Madonne. Addirittura la pranoterapeuta in questione aveva fatto costruire nel grande giardino della sua casa una grotta del tipo di Lourdes con tanto di statue di Madonna e veggenti con annessa e in bella mostra una cassettina stipata fino all’inverosimile di monete e banconote. La persona in questione mi accolse con la tipica tracotanza di chi ha capito tutto perché “unta del Signore”, nessuna umiltà, nessuna mitezza, ma solo un delirio sistematico sui propri poteri ricevuti direttamente da Dio Medesimo. Ogniqualvolta mi reco da questi soggetti non dico di essere ritualista e interprete di Tarocchi da anni, ma di essere un libero professionista che si occupa di affari e finanza. Va però segnalato che questi soggetti “sentono” qualcosa perché, come dire, tra persone che percorrono le dimensioni invisibili esiste una vibrazione sottile che li accomuna e che il più delle volte viene riconosciuta. Ma la stragrande maggioranza di queste persone viene completamente portata fuori strada dalla mia recita di persona a digiuno di “divini misteri” e bisognosa di cure. A quel punto parte immediatamente il potere manipolativo dell’atteggiamento sintetizzabile nel “non-preoccuparti-ci-penso-io-adesso-ti-guarisco” e l’operatore in questione è solo “disturbato” dalle mie energie che sente, ma non riesce a riconoscerle proprio perché troppo preso da sé stesso e dalla propria immagine gonfiata. Al termine della seduta chiedevo quanto dovevo per la prestazione e la risposta recitata con aria distratta e annoiata è stata; “No, io non prendo niente, se vuoi, puoi fare un offerta che poi devolverò ai poveri”. A quel punto il gioco è fatto: il bombardamento di immagini sacre dappertutto, l’aria ispirata della timorata di Dio con superpoteri e il senso di colpa atavico che ognuno di noi ha, inducono a sfilare dal portafoglio una banconota che va quasi sempre oltre l’effettivo valore della mezz’oretta trascorsa a sentire due mani calde sul proprio corpo. Successivamente mandai alcune persone da questa pranoterapeuta ferrarese dicendo loro che non avrebbero avuto di che preoccuparsi sul compenso perché era “tutto a offerta libera”. Con non molto stupore venni poi a sapere che l’offerta libera prevedeva una “base minima” di 5.000 Lire (siamo nel 1991) e che insomma tanto “libera” poi non era. La pranoterapeuta in questione per di più risolse l’annosa questione del fisco poiché, non prevedendo iscrizione all’ufficio Iva e all’Inps, non emetteva né ricevute né fatture, ma raccoglieva tutte le offerte libere (che diceva di devolvere ai poveri) e lei stessa era impegnata in alcune attività di volontariato.

Da questo estremo, che possiamo definire di tipo mistico-religioso, passiamo ora al caso tipico del mago che dice di lavorare “ad esito raggiunto”.

Qui tocchiamo senz’altro un argomento alquanto inquinato e doloroso.

La bufala del “compenso ad esito raggiunto” è stata infatti inventata da individui particolarmente disinvolti negli affari con lo scopo preciso di accaparrarsi molti più soldi dall’ignaro gonzo che inizialmente crede di dover pagare solo quando il proprio caso sarà felicemente risolto. In realtà l’operatore truffaldino accede in quel momento alla dimensione che gli sta più a cuore e cioè quella di ottenere potere ed esclusiva sul caso del disagio esistenziale del proprio cliente.

Sappiamo tutti che, quando ci si rivolge a un operatore dell’occulto, non si è in una situazione serena e ragionevole, anzi si soffre molto e si arriva a pensare “Guarda dove mi sta portando questo dolorosa situazione, non avrei mai pensato di dover ricorrere a gente simile!…” Quindi, partiamo dal presupposto che il più sicuro e immunizzato dei clienti (immunizzato dalla convinzione “ti pagherò solo quando avrai risolto il mio caso”), nella migliore delle ipotesi, è simile a colui che si fidi di camminare e ogni tanto saltare su un lago ghiacciato di montagna nei giorni di fine marzo. E’ possibile che l’operatore disinvolto non chieda nemmeno alcun compenso per l’eventuale giro iniziale di carte che puntualmente verificherà il grande pericolo in cui riversa l’ignaro cliente. A quel punto si farà leva su quel mare in tempesta di ansie, angosce e sofferenze irrisolte che premerà fortemente sulla sottile pellicola costituita dalla convinzione del “pagamento ad esito raggiunto”. L’operatore in questione, in un momento psicologicamente favorevole, chiederà un po’ di danaro, non per lui (ovvio) ma per il costosissimo materiale che riuscirà a procurarsi grazie alle proprie conoscenze “esclusive”. A questo punto, di fatto, l’operatore sta percependo danaro, ma l’ignaro cliente è sicuro che quello non è il danaro richiestogli per la soluzione del caso (che si è pattuito di pagare solo una volta raggiunto l’esito), ma un piccolo “rimborso spese” che a questo punto, se non si vuol fare la figura degli insensibili e degli approfittatori, è quasi “dovuto”. Direi che in questo caso l’operatore in questione ha già raggiunto il SUO esito: creare uno stato di dipendenza del cliente verso sé stesso. Questi operatori hanno capito da tempo (soprattutto dalla crisi che ha investito il mercato dell’occulto a partire dalla metà degli anni novanta) che non hanno altro modo di spillare danaro agli ignari clienti che accontentarli sulla richiesta del “compenso ad esito raggiunto”. Sanno benissimo, infatti, costoro quanto sia delicata e fragile la consapevolezza di una persona che soffre e il vero obbiettivo è allora quello di imbastire dei transfert atti a esercitare il completo potere sul cliente.

Spiegando questo mi viene in mente quello che più volte ripeteva l’illuminato Osho nei suoi discorsi a proposito dell’esercizio del potere da parte di un guru su una massa di discepoli. Osho diceva che inizialmente il guru dava da bere dell’acqua a chi lo ascoltava; cosa c’è infatti di più innocuo e innocente del bere acqua? Successivamente lo scaltro guru faceva passare qualche goccia di vino, ma piano, impercettibilmente, senza che nessuno si accorgesse del cambiamento del sapore. Così lo scaltro operatore esoterico del “compenso ad esito raggiunto”; inizialmente procura solo acqua del tipo “non voglio soldi finchè non risolvo il caso”, cosa c’è di più innocuo e innocente che parlare a ruota libera dei propri problemi sapendo che non si spenderà un centesimo? Successivamente, grazie a un’invisibile cannuccia, passa qualche goccia di vino rappresentato dal “rimborso spese” o dall’”acquisto di materiale” e così via. Poi la dipendenza conseguente alla frequentazione del disinvolto operatore farà il resto. Tutti, infatti, sappiamo che possiamo incorrere in dipendenze nel momento in cui soddisfiamo un bisogno, ancora di più se questo bisogno viene soddisfatto in modo non consapevole e addirittura coatto; lo sanno bene quelli che vogliono smettere di fumare accendendosi “l’ultima sigaretta”…Quando soffriamo abbiamo un incontenibile desiderio di farci ascoltare da qualcuno e se questo qualcuno appare sicuro di sé fino al delirio e se questo delirio diviene un delirio di onnipotenza riassumibile nel motto “non preoccuparti, IO risolverò il tuo caso e ti renderò felice” allora il gioco è fatto, vuol dire, infatti, che dalla cannuccia dello scaltro operatore già da un pezzo sta passando solo vino e oramai il cliente, inconsapevole e totalmente ubriaco, non si rende nemmeno più conto di quanti soldi ha già sborsato.

Mi è capitato innumerevoli volte di incontrare clienti che erano state vittime di raggiri del “compenso ad esito raggiunto” e, ancora una volta, verificavo che i danni maggiori non erano costituiti solo dalle quantità di danaro spese ma da danni molto più profondi di carattere psicologico, emotivo ed affettivo.

Ma cerchiamo di capire invece perché sia indispensabile farsi pagare e in che cosa consista un giusto onorario.

Esiste, come noto, una legge che recita “Non si dà niente per senza niente”, questo lo sanno tutti e dovrebbero saperlo anche i gonzi.

In Magia questa Legge è particolarmente vera.

Un grande iniziato e guaritore del passato George Gurdjeff si faceva pagare per le proprie prestazioni e anche moltissimo in certi casi. Dotato di poteri che raramente si sono visti nella storia della magia, chiedeva al proprio cliente “Quanto sei disposto a pagare per questo?..”. Naturalmente sto parlando di Gurdjeff, di un grande Iniziato e Maestro che utilizzava il danaro come espediente per svegliare i sonnolenti individui che andavano da lui con l’intento di accedere a un tipo di vita luminoso e potente. E’ scontato che questo stesso espediente nelle mani di un fanfarone diviene un sistema per spillar quattrini e nulla di più.

Rispettando quindi la regola che non si può muovere una Forza senza che non la si sostenga con un atto simbolico dobbiamo anzitutto capire in che cosa consista questa “Forza”.

Da questo momento parlerò solo di me stesso e di quello che riguarda la mia attività continua ed ininterrotta di ritualista a partire dal 1985.

Nel momento in cui mi si chiede di intervenire magicamente ho la necessità di compiere cicli di operazioni che vanno da un minimo di trenta a un massimo di novanta operazioni (un operazione, cioè un rituale, al giorno). Al di là del materiale impiegato e che comunque acquisto pagandolo, a chi di dovere, in danaro, rimane l’immane sforzo da sostenersi in molti casi per 90 giorni. Se fossi un delirante con manie da superpoteri dovrei pensare che mi metto a lavorare per poter chiedere finalmente uno stratosferico compenso ad esito raggiunto. Ho sentito milioni di volte da clienti ignari frasi del tipo “Se Lei, dottore, mi fa tornare la mia amata io Le darò qualsiasi cifra, qualsiasi cifra….non si preoccupi!”. In quel momento provo una sincera compassione per una persona che si esprime in quel modo perché capisco come la sofferenza sia scesa a una profondità del proprio essere da non farlo più ragionare, ma sono sempre stato pronto a rifiutare fermamente condizioni di questo tipo, vediamo perché:

  1. ammesso che si possa accettare una condizione di questo tipo bisognerà COME NON MAI pensare che il DANARO sia tutto, anzi più che tutto. L’operatore dovrebbe essere così tanto “assatanato” di soldi da dover usare tutta la propria esperienza umana e professionale e tutta la propria conoscenza per raggiungere una cifra spaventosa. Questa condizione mi ricorda il re Erode che per vedere ballare Salomè era pronto a dare anche “la metà del suo regno”, o i pistoleri del Far West a caccia di fuorilegge “wanted”.

Per quanto mi riguarda, il danaro è sempre stato per me un MEZZO e mai IL FINE della mia vita, non ho alcun piacere feticistico nel contare soldi e nell’accumulare danaro; a questo punto ecco pronta l’obiezione “Perché allora si fa pagare?….”

  1. la parola “onorario” fa chiaramente capire quello che intendo: “onorario” deriva da onor-ario, cioè da ONORE. E’ giusto che chiunque, ripeto, chiunque, possa percepire un compenso per uno sforzo eseguito, per un lavoro compiuto. Nel momento in cui un cliente mi onora pagandomi le 30 operazioni che mi vedranno impegnato per 30 giorni a intervenire sul suo caso, io, da quel momento sono OBBLIGATO A ONORARE L’IMPEGNO preso col mio cliente. Niente deliri di onnipotenza, niente sistemi manipolativi, niente ambiguità, niente acqua che poi diventa vino che ubriaca.
  2. Come spiegato abbondantemente in altri miei articoli, la Magia non si presta ad essere trattata come potrebbero essere altri campi dell’azione umana. Però anche questo è vero fino a un certo punto. Forse che un chirurgo non si faccia pagare se il suo paziente muore durante l’intervento? Un avvocato non chiederà il salato compenso delle proprie prestazioni al proprio cliente che avrà perso la causa? Le stesse agenzie infortunistiche richiedono un rimborso spese se non sono sicure di poter garantire al proprio cliente il risarcimento del sinistro. Dov’è allora “il compenso ad esito raggiunto”? Chi ragionevolmente è pronto a NON farsi pagare dopo aver lavorato?

Come si vede, l’utilizzare, come sistema di verifica delle capacità di un operatore e soprattutto dell’onestà dello stesso, la variabile “danaro” è quanto mai fuorviante.

Escludendo tutti coloro che infestano l’ambiente del magico con truffe, imbrogli e raggiri, non è possibile trascendere dalla chiarezza di un patto, di un contratto che SI DEVE ottenere con un ritualista, ancora prima di cominciare ad operare. In Magia questo è particolarmente vero, ma, ripeto, la stessa cosa è verificabile in altri campi. Personalmente, per esempio, sono stato gabbato da un meccanico che ogni volta che gli portavo la mia auto non voleva danaro per le sue prestazioni; inizialmente pensai si trattasse di piccoli problemi, ma tutti conosciamo la penosa situazione di non poter utilizzare la propria automobile quando questa ci pianta in asso. Decisi così di “premiare” l’onesto meccanico decidendo di rivolgermi, da quel momento in poi, a lui per i consueti tagliandi di controllo. Amara fu la mia sorpresa quando, di sua iniziativa e senza informarmi, forte del fatto che potevo fidarmi di lui, mi sparò un conto stratosferico per dozzine di aggiustamenti che la mia auto secondo lui necessitava. In seguito seppi che oltre la metà degli interventi fatti erano stati del tutto inutili e superflui, salvo per le tasche del meccanico truffaldino. Per ben tre volte questo signore non aveva voluto danaro, che onestà….

Se una esperienza come questa lascia già un bel po’ di amaro in bocca, quanto sarà ancora più intensa l’amarezza se anziché di un meccanico si fosse trattato di un terapeuta? (in questa categoria infatti rientrano tutti coloro che hanno a che fare con la sofferenza e col disagio esistenziale)

Ecco allora che diventa importante oltre che doveroso sottoscrivere l’antica regola che recita “patti chiari, amicizia lunga”. Personalmente posso aiutare gratuitamente una persona (e moltissime volte l’ho fatto in passato) spendendo il mio tempo e le mie capacità, ma questo avviene per una scelta occasionale e non può e non deve diventare la regola. Molti miei clienti che seguo con cicli di operazioni sanno di essere seguiti con attenzioni, consigli e suggerimenti e tutto questo avviene gratuitamente per mia scelta, ma una seduta è una seduta e un consulto è un consulto.

Concludo questo articolo confessando che quando poco più che ventenne iniziai la mia attività di ritualista decisi di non farmi pagare, ma di lavorare, appunto, “a esito raggiunto”. Chiedevo un modesto contributo per le spese del materiale e mi immergevo a capofitto nella soluzione del caso. Da allora la mia vita è cambiata nel senso che capii che cosa volesse dire diventare “ritualista”: numerose ore al giorno, tutti i giorni (festivi compresi), chiuso in una stanza carica dei fumi di incenso a invocare e a direzionare forze su individui e situazioni distanti. Ritenevo giusto non farmi pagare perché non avevo esperienza e volevo diventare quello che di fatto poi sono diventato. Molti di questi casi furono risolti, la maggior parte. Forse qualcuno non crederà nel sapere che nessuno, ma proprio nessuno, onorò i miei sforzi col compenso ad esito raggiunto nel senso che nessuno mi pagò…..quando si dice “onorare” i patti… e naturalmente è superfluo sottolineare che ciascuno di questi clienti aveva giurato e spergiurato che, una volta raggiunto l’obbiettivo (come di fatto avveniva), avrebbero avuto cura di ritornare da me per “premiarmi”.

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