// Come opera in magia il Dott. Rocco

La definizione più semplice e più efficace della parola Magia l’ha data Aleister Crowley:

 

“La Magia è la scienza e l’arte di produrre cambiamenti in accordo a una Volontà”.

 

Ma non è sempre così.
Questo perché nonostante la veridicità dell’appena riportata definizione, le cose non sono così semplici e bisogna aggiungere altre considerazioni di notevole importanza:

il destino esistenziale dell’uomo

Per quanto una persona che richiede un intervento magico sia convinta, nel pieno delle sue facoltà, della bontà e della liceità di tale intervento, potrebbe essere, in ultima analisi, che le cose non stiano affatto in questo modo. Ciò che vogliamo a tutti i costi raggiungere sarebbe stato reso dalle circostanze appositamente irraggiungibile e questo per due motivi:

a) il debito karmico; in vite precedenti col nostro comportamento abbiamo commesso gravi errori le cui conseguenze si sono accumulate in una forza che interferisce sull’esistenza attuale e l’esistenza attuale avrebbe, fra le tante ragioni, lo scopo di fare, per così dire, “scaricare” tale forza (“karma”). Per esempio se in una vita precedente, in una relazione sentimentale, ci siamo rivelati –col nostro comportamento nei confronti
della persona a cui eravamo legati- volubili, egoisti e dispotici, arrecando così sofferenze intense alla persona amata, ecco che nell’attuale incarnazione possiamo emendare tali scorrettezze vivendo noi stessi a nostra volta le sofferenze che procurammo all’altro. Nessuna magia, nessun intervento esoterico potrebbe cambiare ciò che fu e ciò che adesso necessariamente deve essere. Da tutto questo si evince quanto sia importante l’esortazione del Maestro ad amare il prossimo nostro come noi stessi, nonché tutte le parabole a proposito dell’amore del prossimo e dell’esercizio della compassione verso coloro su cui la cattiva sorte si è accanita (i bisognosi, i sofferenti, i malati, i prigionieri, ecc.).
Bisogna tener presente inoltre che accanirsi sul debito karmico vuol dire estendere tale debito, sia perché non lo si salda mai, sia perché –anziché scaricarlo tramite l’opportunità di questa vita- lo si “carica” di ulteriore energia rendendolo ancora più forte.

b) la mancanza totale di presupposti, del fulcro, del perno su cui innestare o agganciare la Forza Magica.
E’ noto che se volessimo piantare un bulbo per vedere sbocciare un giorno un rosso tulipano dovremmo avere bisogno –oltre che di ideali condizioni atmosferiche- di un terreno la cui composizione presenti caratteristiche
basilari per permettere la crescita del bulbo stesso. Occorre insomma che il terreno rappresenti idealmente il presupposto perché ciò avvenga. Ma se il terreno fosse interamente sabbioso e cosparso di grossi sassi, per
quanto ci accanissimo ad innaffiarlo tutti i giorni, per giorni e giorni, il bulbo, grazie all’acqua, imputridirebbe e il tulipano sboccerebbe solo nella nostra speranza frustrata.
Riferendoci ai casi della vita, molte volte mi si richiede di intervenire in situazioni che avevano presupposti ideali in una situazione passata, mentre al presente non ne hanno più nemmeno uno. Continuando con un esempio che riguarda la situazione sentimentale, si potrebbe richiedere un intervento magico volto a sanare una rottura favorendo così il ritorno della persona amata. Ciò che sembra essere semplice si rivela in realtà molto arduo se non impossibile. Quella persona a cui si era legati e che, nella memoria, vediamo ancora affettuosa, dolce, teneramente motivata nei nostri confronti al presente è invece indifferente, distante, rivolta con l’attenzione ad altra persona, magari addirittura ostile. Quest’ultima
situazione è rappresentata simbolicamente dalla sabbia e dai grossi sassi con cui dobbiamo fare i conti. C’è poco da scervellarsi.

A questo punto sorge un entusiasmante interrogativo: come si può sapere in anticipo se ci troviamo di fronte a questi due grossi ostacoli, vale a dire il debito karmico o l’assenza di presupposti? Si potrebbe ingenuamente pensare che avendo a disposizione una qualsiasi arte mantica (cartomanzia, chiromanzia, geomanzia, transiti planetari, oracoli vari) si possa ovviare con molta facilità a questo “intoppo”. In realtà le cose stanno alquanto diversamente. Nessuno può sapere, con una buona dose di certezza attraverso, supponiamo, un responso divinatorio di tipo cartomantico, se si riuscirà nell’impresa e questo per un motivo molto semplice: la magia interviene attivamente “fabbricando”, per così dire, eventi che non esistono nel divenire. Ecco perchè è impossibile e del tutto inutile provare a vedere se si otterrà una realizzazione positiva nelle operazioni magiche ancora prima di farle. Quello che si vede e quello che già accadrà, prima ancora dell’intervento rituario.
E qui si entra in un vero e proprio labirinto: si interviene comunque, col tentativo di “forzare” il destino, ma si capisce se c’è un debito karmico o se c’è un’assenza totale di presupposti (questo aspetto può essere in
parte valutato nella parte iniziale, ma mai esaurientemente) in un unico modo: agendo, operando. Solo e soltanto con l’AZIONE, con l’intervento effettivo, con l’atto rituario si potrà di capire che cosa succederà. Fino a quando ci si lambiccherà il cervello su tutti i possibili ostacoli e impedimenti, non si avrà ragione di fare un bel niente.

Per quanto mi riguarda, nella mia lunga e ininterrotta esperienza di ritualista, ho risolto casi ritenuti impossibili e ho visto fallimenti clamorosi in casi che sembravano, a detta di tutti, cliente compreso, facili o comunque risolvibili (il famoso “aiutino”…).
La pratica è l’unica maestra e l’unica “giustiziera” di tutte le poliedriche supposizioni e ipotesi. Per quanto mi compete, sono felice di teorizzare qualsiasi cosa solo dopo averla praticata, cioè conosciuta per mezzo della pratica. Si suppone invece, accecati da una logica superficiale e illusoria, che sia vero il contrario: prima la teoria e dopo la pratica. La Magia invece dà i suoi frutti in senso inverso a come qualcuno riuscirebbe a guidare un’automobile.
Nonostante tutti gli impedimenti, gli ostacoli e le difficoltà che possano contraddistinguere un caso esistenziale che venga posto alla mia attenzione, qualora mi si chiedesse di intervenire magicamente affronterei il caso armato dell’unica armatura da me prescelta: la convinzione della riuscita. La riuscita, alle condizioni sopra esposte, avviene infatti sempre.
Nel momento in cui si decide di intervenire magicamente non lo si fa in un’unica operazione o in “una sola seduta”, per usare una tipica espressione di chi utilizza e propone la Magia quasi fosse un affare da realizzare, un oggetto da “piazzare”, e così ci si affanna a “convincere a tutti i costi” e quindi a imbonire.

Nel mio sistema operativo di magia si prevedono cicli di operazioni, ovverosia una serie continuata nel tempo di rituali (un rituale al giorno) per periodi che partono da un minimo di trenta operazioni a un livello ideale di novanta operazioni, se non di più (dipende dalla natura del rituale impiegato e dalle caratteristiche del caso trattato). Ho lavorato in alcuni casi anche per un anno intero, ottenendo comunque i risultati più felici.

Ci si chiederà com’è possibile sostenere per così lungo tempo un lavoro magico. La risposta è molto semplice: dipende dalla costanza e dalla volontà del richiedente, cioè del cliente. E qui dopo il debito karmico e l’assenza di presupposti entriamo nel terzo elemento importante della riuscita magica, per certi aspetti forse il più importante. Per far fare un lavoro magico bisogna crederci, credere molto, soprattutto nell’onestà umana e nell’etica professionale dell’operatore. Credere in questo caso significa “conoscere”. Non sono affatto richiesti –anzi sono da me fortemente combattuti- atteggiamenti di fede cieca, di supina accondiscendenza o peggio di fanatico atteggiamento.

Il cliente è totalmente rispettato nel suo essere umano e stellare (“Ogni uomo e ogni donna è una stella” – Liber Al vel Legis, I – 3), la sua autonomia è garantita, egli viene portato ad emanciparsi grazie al problema che lo affligge e a conseguire la sua autonomia.

Questo risulta possibile grazie alle “sedute di conversazione” durante le quali il cliente mi informa dei risultati raggiunti di momento in momento, siano essi positivi che negativi. Così facendo egli diviene sempre più cosciente del proprio problema e, attivando diversi livelli di consapevolezza, diventa attivo e non attende
passivamente il risultato finale. Risultato finale che comunque mai esiste perché il fiume della vita è un divenire continuo, non una serie di pozze stagnanti (quelle sì “finali”!…). I livelli di consapevolezza portano
sempre di più il cliente a capire sé stesso nel problema e non fuori del problema (“che cosa mi sta succedendo? che cosa devo capire da questo “segnale” ottenuto magicamente? dove mi porterà la realizzazione di quanto
richiedo? e così via).

Credere conoscendo vuol dire essere già in parte liberati.

Il più delle volte, però, il desiderio di essere ingannati – desiderio assolutamente esistente nella natura umana come per esempio il desiderio di essere sedotti, ecc. – è oscuramente intrecciato con un senso di diffidenza nei confronti dell’operatore e con una totale sfiducia in sé stessi.

Con questo tipo di persone io non posso fare assolutamente niente. Il più delle volte ha luogo una sola seduta. Successivamente esse si danno al pellegrinaggio di maghi-presunti-tali che possono soddisfare appieno il loro radicato bisogno di illusione e di inganno, oppure “rimuovono”, per così dire, il loro problema affondando
nelle paludi della negatività e di una rassegnazione gonfia di ostilità verso la vita e verso sé stessi. Anche in questo caso, secondo me, è ravvisabile un andamento karmico, ma la spiegazione di ciò meriterebbe lo spazio che queste brevi note esplicative non permettono.
Segnalo inoltre come si possa parlare comunque di risultato laddove –in pochissimi casi, in verità- non sia stato possibile raggiungere pienamente e per via duratura il risultato.

 

Come già spiegato, gli interventi rituari sono consecutivi e cumulativi. 
Essi, nel tempo, creano un fluido, una forza invisibile che comunque deve essere assorbita. Escludendo l’operatore –che ne è al di fuori e, proprio per questo, capace di soluzione- rimangono solo altre due possibilità:
l’obbiettivo richiesto dal cliente e il cliente stesso.
Nel primo caso l’assorbimento avvenuto del fluido rappresenta il risultato raggiunto, nel secondo caso dobbiamo fare un distinguo:

a) l’assorbimento può essere periferico; supponendo un intervento magico volto a sanare una rottura sentimentale, non è la persona originariamente

desiderata che torna, ma il cliente incontra una nuova persona. Più volte mi è capitato questo curioso “incidente”: il cliente non dimostrava più alcun interesse per la persona amata in passato, il cui ritorno era tanto
bramato, ma era fortemente entusiasta dell’insorgenza di una nuova situazione sentimentale. E’ interessante segnalare come, in questo caso, la nuova persona presenti ragguardevoli analogie con la persona per la
quale si stava operando: può essere dello stesso segno zodiacale, avere lo stesso nome o, come mi è capitato spesso, avere caratteristiche fisiche pressocchè identiche, al punto di parlare di vero e proprio “sosia”.

b) l’assorbimento è dovuto al cliente; sopraggiunge cioè nel cliente stesso un ridimensionamento generale del suo essere. Egli sembra non voler desiderare più “costi quel che costi” ciò che gli sta a cuore, subentra un’apatia benefica, un distacco salutare e non esagero a parlare di
guarigione dall’incubo legato all’illusorio desiderare a tutti i costi. In alcuni casi di questo tipo vengono richiesti nuovi interventi magici su dimensioni di vita in ambito generale.

Nella mia attività di Dottore in Psicologia –e molto prima del
conseguimento del titolo di laurea- ho sempre ricercato le tecniche le più efficaci per poter risolvere ciò che affligge l’anima umana. E’ il discorso sull’anima (“psichè”=anima, “lògos”=discorso) a cui ho dedicato l’intera mia vita.

Guarire l’anima è stato, nel corso della storia, appannaggio di sacerdoti, sciamani, confessori, stregoni, e via dicendo.Non importa l’etichetta, importa la realtà, il risultato dell’esperienza.

La Magia, in conclusione, può essere uno dei sistemi per conseguire questo obiettivo e fra i tanti forse è il più carico di fascino e di forza (“fascinosum et tremendum”)

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