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“Magia, con tutti questi rituali, funziona si’ o no?…”

Questa domanda mi viene posta spesso quando una persona mi chiede di farmi intervenire magicamente ed è piu’ che legittimo porsi un interrogativo di questo genere. Un po’ meno normale appare invece questa domanda quando la si formula dopo aver letto i miei articoli apparsi su questo sito dove descrivo dettagliatamente e senza troppi giri di parole quali sono i pro e i contro da valutare nell’ambito dell’azione magico rituaria. Ancora meno normale è porsi questa domanda quando, sul difficile e delle volte lungo percorso dell’intervento rituario volto alla risoluzione di un delicato e complesso problema, dopo soprattutto aver visto notevoli cambiamenti dovuti all’azione magica, ci si lascia prendere dall’avvilimento per il voler vedere la soluzione a tutti i costi esattamente come uno se la immagina. Ecco allora che questa domanda non solo perde una certa legittimità, ma diventa, oltre che inutile, anche chiaro sintomo di una reazione infantile. Naturalmente non sto parlando della magia come ignorantemente si è portati a credere e cioè quando, a digiuno di qualsiasi minima conoscenza in materia, ci si arroga il diritto di volere e pretendere la soluzione immediata dei propri guai con un colpo di “bacchetta magica”. Eppure delle volte succede che persone (dotate anche di un certo grado di cultura e di dimestichezza con le disquisizioni) che leggono i miei articoli e/o che mi sentono parlare diffusamente di come deve intendersi consapevolmente questa delicata e complessa materia che è la Magia Ritualistica, arrivino a formularmi la sopracitata domanda come se, prima dell’inizio della decisione di intervenire, non avessimo parlato di nulla o non avessero letto niente di quanto io spiego chiaramente nei miei articoli. Infatti, in questi articoli descrivo quanto sia importante disporre di un livello di consapevolezza allorchè ci si accinge a far iniziare un lavoro rituario che puo’ durare un mese, tre mesi o anche un anno e piu’ a seconda della complessità del problema stesso. La domanda in questione (“Ma, insomma, questa magia, con tutti questi rituali, funziona si’ o no?…”) viene cosi’ ingenuamente fatta concentrando la propria attenzione sui riscontri cosiddetti “oggettivi” che di colpo il cliente sentirebbe di non piu’ verificare. La cosa fa sorridere perché quando si è afflitti da un grosso problema esistenziale da risolvere si vive (con giusta ragione) in una situazione soggettiva fatta spesso di irragionevolezza e di dolore; come si puo’ quindi pretendere di avere la capacità di essere lucidi ed “oggettivi”? Fortunatamente per me, sono sempre contrario ad accettare “al volo” la richiesta di intervento magico rituario da parte di chi, preso dall’impazienza e dalla disperazione, richiede il mio intervento. E’ mia abitudine infatti temporeggiare imponendo il seguente schema: 1) lettura attenta e meditata degli articoli che ho scritto sulla magia e sui rituali presenti in questo sito; 2) riflessione di qualche giorno da parte del cliente su quanto ha letto 3) convincersi che la Magia non è una Scienza Esatta e che comunque si sta facendo un tentativo alternativo di intervenire sulla soluzione di un problema dopo che tutti gli altri tentativi (umani e cosiddetti “razionali”) sono falliti. Accade che molte persone (magari alcuni reduci da esperienze fallimentari, sia a livello psicologico che economico, con altri operatori dell’occulto) decidano d’impulso di chiedermi di intervenire magicamente solo sentendomi parlare dettagliatamente sull’argomento e non leggendo nemmeno gli articoli, tanto sono convinti e decisi di farmi intervenire. Attenzione, per quanto si tratta per la maggior parte di persone che stanno vivendo una fase molto dolorosa della loro vita a causa del problema che li affligge, nessuno di loro mi chiede l’intervento magico perché si sta “arrampicando sugli specchi” o perché corrosi dalla disperazione “ci si butta” (esiste espressione piu’ orribile?…) nelle mani di un mago sperando di verificare la fine immediata dei propri guai. Queste cose con me non succedono, non sono mai successe e non succederanno mai poiché totalmente lontane ed estranee alla mia natura. Tutto cio’ i miei clienti lo percepiscono e io mi ritengo onorato ad intervenire sul loro caso che, ricordiamo, se è vero che richiede da parte del cliente uno sforzo economico, da parte mia è indispensabile un impegno e uno sforzo immane che ben pochi si sentirebbero di sostenere per pochi mesi, o un anno e figuriamoci, come nel mio caso, per tre decenni (2013 anno di stesura di questo articolo). Queste sono le persone che vengono “premiate” dalla Benigna Fatalità sia con la perfetta risoluzione del caso e, dove laddove il Destino (come spiego diffusamente nei miei articoli) dovesse essere contrario, sia con l’uscita dalla propria problematica dolorosa o comunque dal consistente miglioramento della propria situazione esistenziale. Vado abbastanza orgoglioso di me stesso quando si ottiene la perfetta soluzione del caso, scrivo “abbastanza” perché non mi gonfio di orgoglio egomaniaco credendo di essere stato un potente ritualista. Succede, infatti, che, quando si ottiene la perfetta risoluzione di un caso grazie alla Magia, si viene invasi da una Calma e da una Gioia soprannaturale; questo lo sappiamo solo io e il mio cliente, ne gioiamo entrambi avvertendo un senso di amorevole vicinanza come due fratelli che si siano ritrovati, dopo tanta oscurità, finalmente nella Luce. Per questa ragione nel mio sito non esisteranno MAI “testimonianze di casi riusciti” da sventolare come un piazzista di articoli da mercato. (come sanno molto bene gli scaltri e i furbetti che con il raggiro e l’imbroglio, utilizzando la scusa della magia, hanno ad arte realizzato “prove” inventandosele di sana pianta…). Sono invece molto piu’ orgoglioso, anche se dovrei dire, a rigore, piu’ onorato quando mi sento confermata la fiducia anche da parte di chi ha avuto una risoluzione parziale o addirittura minima del proprio problema. Mi sento dire da queste persone che “sono contente di avermi conosciuto e di avermi avuto come Guida durante un lungo e difficile periodo di vita” in cui il problema li affliggeva. Non è pero’ sempre cosi’. Esistono purtroppo casi di persone che partono con un entusiasmo vertiginoso chiedendomi di iniziare con due, tre o quattro rituali e, pur ottenendo notevoli segnali di cambiamento (impensabili rispetto al passato), approdano, dopo qualche tempo, a un deprimente pessimismo e sfiducia verso sé stessi, verso di me e verso la vita. Sono situazioni penose, che numerose volte mi è toccato vivere. In questi casi la mia empatia con la persona che soffre e che, per cosi’ dire, si perde nel problema venendo meno alla sua volontà di risoluzione, è totale. Pazientemente raccolgo i lunghi sfoghi e aiuto nel migliore dei modi, attenzione, non tanto a credere nella Magia come il prete che esorta il fedele a pazientare e a confidare in un ipotetico paradiso nell’aldilà, ma come un Maestro di Realtà che scuota il dormiente, intenzionato a rifugiarsi e ad arroccarsi nella sterile dimensione della lamentela, a ritrovare fiducia in sé stesso e in quanto abbiamo deciso di fare. Con molti ottengo un risultato positivo e ne vengo premiato con un infinito senso di riconoscenza, con altri purtroppo no e talora la situazione degenera in sfiducia, malcontento e addirittura recriminazione verso la Magia Ritualistica. In quei casi mi viene da pensare se questa persona, nel suo entusiasmo iniziale, fosse lucida quando leggeva i miei articoli o fosse ubriaca e addormentata senza che io nemmeno me ne accorgessi. La mente umana qualcuno l’ha definita una “groviera” per tanto che è piena di buchi, insomma un vero e proprio colabrodo. A quel punto non c’è piu’ ragione di fare niente e il mio pentimento nell’aver accettato il caso per intervenire magicamente è proporzionale al tempo che vi ci ho lavorato. Aggiungo che, in questa esigua casistica, il 90 % di persone che inizialmente vedono risultati tangibilmente positivi e successivamente negativi sono persone che commettono gravi errori nel comportamento, durante il periodo di interventi rituari, dovuti all’impazienza se non addirittura a un’inspiegabile coazione ad alimentare e ad aggravare il proprio problema; è un curioso meccanismo del voler fare a tutti i costi e di colpo “di testa propria” infischiandosene altamente dei miei suggerimenti e delle mie esortazioni per arrivare dritto dritto per poi prendersela con “la magia che non funziona…” E’ una situazione per me molto imbarazzante e delle volte dolorosa. Per questa ragione, dal 2010, ho richiesto tassativamente da parte della persona che mi richiede l’intervento magico di compilarmi e firmarmi un foglio come questo: Io, sottoscritto/a residente in via dichiaro di aver letto gli articoli del dr. Rocco Chiriaco’ presenti nel suo sito www.dottrocco.it , di averne compreso il significato e di essere consapevole che il dr. Rocco Chiriaco’ garantisce il suo impegno ma non è in grado di garantire il risultato dei suoi interventi dal momento che la Magia non è una scienza. Consapevole comunque di questo autorizzo e richiedo l’intervento rituario del dr. Rocco Chiriaco’. In fede Data e luogo Senza questo che ho battezzato “impegno di consapevolezza” non intervengo, nemmeno se mi venissero offerti alcuni milioni di euro. Tutto cio’ non implica che, nell’evenienza si fallisse completamente o parzialmente il raggiungimento dell’obiettivo, io me ne lavi pilatescamente le mani dicendo al cliente: “Caro signore, mi spiace, lei lo sapeva bene che non c’erano garanzie e che non ho mai garantito nulla, quindi si arrangi!…” Tale affermazione è assolutamente esatta dal punto di vista della correttezza, ma totalmente estranea alla mia natura e alla mia sensibilità. Ho sostenuto molte volte il cliente scoraggiato ed esasperato dal proprio problema che si compiangeva e vomitava lamentele e invettive contro la vita e contro tutti. A quel punto la rottura tra me e la persona non avviene MAI per mia piu’ che umana e giustificata esasperazione, ma è il cliente stesso che si allontana decidendo, o meglio, seguendo fino in fondo la sua natura problematica e andando incontro alle piu’ che logiche conseguenze. Tutto cio’ è ancora piu’ deprimente quando prendo atto che questa stessa persona che si allontana, gonfia di risentimento verso tutto e verso tutti, ha visto numerose volte la propria situazione volgersi al positivo e in certi momenti risolversi grazie ai lavori rituari; ma purtroppo la memoria umana fa spesso brutti e ingrati scherzi. A quel punto sono io a prendere atto, con un senso di desolante sconfitta dal punto di vista umano, che in alcune persone la propria natura caratteriale non cambia mai e mi viene in mente un’antica favola indiana, molto istruttiva a riguardo, e che è tratta dal “Panchatantra”: C’era una volta un topo che aveva una terribile paura di un gatto; era sempre ansioso e spaventato. Non riusciva a dormire; sognava il gatto e tremava. Un mago, per pietà, trasformo’ il topo in un gatto. L’esteriore era cambiato, ma immediatamente il topo dentro il gatto comincio’ ad avere paura di un cane. L’ansia era la stessa; solo l’oggetto era cambiato. Prima, si trattava del gatto, ora era il cane.. Il tremito continuava, l’ansia rimaneva, i sogni erano ancora pieni di paura. Per cui il mago trasformo’ il gatto in un cane. Subito il cane ebbe paura della tigre, perché il topo dentro di lui era rimasto lo stesso. Il topo non era cambiato; solo i corpi, l’esteriore, erano diversi. L’ansia, la paura e il disagio rimasero immutati. Il cane trasformo’ il cane in una tigre. Immediatamente il topo dentro la tigre comincio’ ad avere paura di un cacciatore. Per cui il mago disse al topo: “Adesso torna ad essere un topo, perché io posso cambiare i tuoi corpi, non te. Tu hai il cuore di un topo, cosa posso farci?” Se non si vive una dimensione di gratitudine verso un impegnativo e pesante lavoro magico e verso chi l’ha fatto e si ritorna (pur, non dimentichiamolo!, avendo visto ripetutamente cambiamenti assolutamente impensabili e cosi’ tanto desiderati prima dell’intervento magico rituario) a lamentarsi del proprio infausto destino e a concludere che “tanto la magia non funziona” si finisce con l’avere il cuore di un topo.

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